Perché non posso credere che il giorno dell'aborto sia bello
sabato 8 febbraio 2025

«Ancora oggi, dopo più di dieci anni, posso affermare con certezza che il giorno dopo il mio aborto è stato uno dei più belli della mia vita». Lo afferma Gilda Sportiello, parlamentare napoletana, in quota Movimento 5 stelle. Perché, dice, ha potuto riprendere in mano la sua vita. Capisco. Una delle esperienze più orribili che possa capitare a una persona è sentirsi prigioniero. La schiavitù è disumana. Questa affermazione dell’onorevole, però, andrebbe gridata di meno e riflettuta di più. Per il semplice fatto che la libertà di cui, giustamente, va fiera è costata la vita di un innocente che, senza colpa alcuna, ha dovuto rinunciare alla sua, di vita. Non è questione di essere maschi o femmine. Non credo che riguardo all’aborto serva continuare a insistere sul fatto che essendo le donne a portare in grembo la vita nascente i maschi, a riguardo, non avrebbero diritto alla parola. Non conviene pigiare troppo questo tasto, si finirebbe per approdare su terreni minati dai quali sarebbe poi impossibile uscirne. C’è gente – e lo sappiamo tutti, non solo chi, eletto dal popolo sovrano, siede in parlamento – c’è gente, dicevo, in giro, che è convinta di essere in diritto di esercitare diritto di vita e di morte sui propri cittadini, impedendo agli stati viciniori di metterci il becco. Papa Giovanni Paolo II, a proposito delle guerre cosiddette civili, cioè fratricide, ebbe a parlare di “ingerenza umanitaria”. Fino a che punto posso farmi i fatti miei se al mio vicino accade qualcosa di brutto? Fino a che punto il mondo può tacere mentre uno Stato sovrano angaria – secondo noi – il proprio popolo credendo o illudendosi di metterlo al riparo contro le derive del mondo moderno? Dio per chi crede, la natura per chi non ha questo dono o di questi problemi, hanno voluto che ognuno di noi iniziasse a esistere nel grembo di una donna che sarà per sempre la sua mamma. Un dono, una condanna, o, semplicemente, un caso? Ognuno ha la sua visione delle cose. Fatto sta che quell’esserino vorrebbe nascere e ci riuscirebbe se chi è nato prima ed è quindi più forte, non glielo impedisse. Non mi soffermo sulla legge italiana che prevede l’aborto, la conosciamo tutti. Una cosa è certa: quella fragile vita chiamata alla vita, una volta interrotta non nascerà. Non esisterà. Punto. E non nascerà perché la persona che lo portava in grembo, per motivazioni degnissime di essere ascoltate, non ha ritenuto che nascesse. Capisco. Non giudico. Non faccio guerra a nessuno. So solo che grazie anche alla mia “ingerenza” decine di esseri umani sono nati, sgambettano, vivono, studiano, lavorano, amano, e decine di genitori non smettono di ringraziarmi. Fatti non chiacchiere. Faccio fatica a credere che il giorno dopo aver eliminato un germe di vita nascente – identico al germe che fu la stessa donna che lo ha deciso – il giorno dopo, dicevo, possa essere uno dei più belli della propria vita. Non ci credo. Non ci credo perché so per certo che non è vero. Non ci credo perché continuo a credere che in chiunque quella vocina interiore che chiamiamo coscienza veglia notte e giorno. E quanto più lo si grida tanto più faccio fatica a crederci. Possiamo arrivare fino alla fine del mondo, possiamo inventarci mille giustificazioni, possiamo schierarci per o contro l’aborto, possiamo entrare in questo o in quel movimento politico, assumere questa o quella ideologia, non cambia un bel niente. Non sono gli antiabortisti a inquietare la pace delle donne che hanno rinunciato a portare a termine la propria gravidanza. Non è contro di loro che occorre alzare i toni e mostrare i muscoli. Il problema non è fuori ma dentro. Sono un prete, una persona, quindi, che secondo la visione dell’ onorevole Sportiello, essendo maschio e per giunta celibe, non avrebbe il diritto a parlare di queste cose. Ma questo è un errore madornale. La stessa cosa me la volevano imporre coloro che avvelenarono la mia terra, che è anche quella della Sportiello. Anche dai camorristi mi fu fatto arrivare il medesimo “consiglio”: «Non impelagarti in cose che non ti riguardano, ti farai male…». La tentazione di zittire l’avversario è sempre dietro l’angolo. Ma riguardo alla vita nessuno è avversario di nessuno. Se riusciamo a salvare un solo bambino dalla fogna abbiamo vinto tutti. Certo, ognuno va per la sua strada. Le ore più tragiche dopo aver preso una decisione tanto seria non sono quelle trascorse con gli amici ma quelle dopo la mezzanotte, soprattutto per chi soffre di insonnia. Quando con gli occhi spalancati a fissare il buio ci rendiamo conto di essere davvero poca cosa di fronte all’immensità dell’universo e alla lunghezza dei millenni. Quando ci accorgiamo che la nostra tanto decantata libertà deve fare i conti con la terra che trema, l’aereo che cade, il tempo che passa, le rughe che appaiono, il cancro che arriva, il cuore che cede, l’innamorato che tradisce, l’amico che se ne frega, gli imbrogli che ci assediano. Quando la vita che non facemmo nascere, per quanto tentiamo di zittirla, non smette di gridare e pretende di essere ascoltata. Le leggi sono leggi e vanno rispettate. Ma sono pur sempre leggi degli uomini. Possono essere osservate, raggirate, modificate, migliorate, peggiorate. Cose risapute. Quante leggi del passato, oggi, ci fanno inorridire! È la legge della propria coscienza la più difficile da abbindolare. E quella legge, grazie a Dio o al caso, dentro di noi non tace né tacerà mai.



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