
Ansa
Dopo le scaramucce delle ultime settimane, il caso Le Pen offre a Lega e FdI l’occasione di ritrovarsi. Ed entrambi assumono toni decisamente critici sulla condanna che impedirà alla leader del Rassemblement National di correre per l’Eliseo nel 2027 (aspettando l’appello annunciato dai suoi legali). Discorso diverso per Forza Italia, molto più asettica nel commentare l’interdizione di Le Pen, lontanissima dalle posizioni del Ppe care agli azzurri. Unanime, invece, la reazione delle opposizioni, concordi nel condannare la frode messa in atto dalla candidata più forte alle prossime presidenziali francesi.
Per il partito della premier, oltre ai commenti del ministro degli Affari europei, Tommaso Foti («L’interdizione è un modo come un altro per far fuori gli avversari politici»), sono le parole di Nicola Procaccini, capo della pattuglia Ue di FdI e fedelissimo di Meloni, a rivelare l’umore di Palazzo Chigi sul caso. L’eurodeputato si è detto «stupito» e «preoccupato» per quella che a suo modo di vedere è «un’altra terribile sconfitta dello Stato di diritto in una nazione cardine della Ue». E ha anche ricordato che «per le stesse identiche accuse un anno fa è stato invece scagionato l'attuale primo ministro François Bayrou», perché nel suo caso «le attività politiche svolte in patria dagli assistenti degli eurodeputati del suo partito furono ritenute legittime».
Salvini, che con Le Pen condivide la famiglia europea dei Patrioti, è stato ancor più deciso nel mostrare la sua solidarietà. Prima ha rilanciato l’hashtag #JeSoutiensMarine (Io sostengo Marine) e poi ha scritto un accorato post di supporto: «Chi ha paura del giudizio degli elettori, spesso si fa rassicurare dal giudizio dei tribunali. Un brutto film che stiamo vedendo anche in altri Paesi come la Romania. Quella contro Marine Le Pen è una dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles, in un momento in cui le pulsioni belliche di Von der Leyen e Macron sono spaventose. Non ci facciamo intimidire, non ci fermiamo: avanti tutta amica mia!».
Parole assai diverse da quelle usate dal portavoce di FI, Raffaele Nevi, che si è limitato a ricordare l’imprinting garantista del suo partito, sostenendo che ciò che conta per gli azzurri è «rafforzare il Ppe».
La difesa della destra ha suscitato l’ironia del leader di Avs, Angelo Bonelli, che si è chiesto se «truffare sia un prerequisito per fare politica per la destra?». Per la dem Laura Boldrini i «sodali di Le Pen si sentono al di sopra del diritto». Giudizi a cui si associa anche Azione, con le parole di Osvaldo Napoli contro Salvini: «Parla di complotto giudiziario per la condanna di Marine Le Pen, come a dire che la giustizia funziona se colpisce i tuoi avversari e non i tuoi alleati». Fuori dal coro Italia viva, che con Renzi sfodera invece il suo lato più garantista: «Quando si va a una sentenza in cui uno viene tolto dal campo per via giudiziaria dispiace sempre, perché è una sconfitta. Di Marine Le Pen penso tutto il male possibile, ma ovviamente quando ci sono vicende come questa, nel rispetto che si deve al sistema giudiziario francese, c'è sempre il dispiacere perché è sempre meglio una contrapposizione politica e non giudiziaria». Non che ce ne fosse bisogno, ma dopo il congresso degli azionisti, è piuttosto indicativo che la distanza tra le due anime del fu Terzo polo si misuri anche sul destino di Le Pen.