
L'impatto degli uccelli migratori sul ponte è uno dei problemi sollevato dalle ong - Immagine creata con AI
Tre azioni legali (più una) «contro un progetto insostenibile». Le più grandi associazioni ambientaliste italiane - Greenpeace, Legambiente, Lipu e Wwf - scendono in campo per dare battaglia in punta di diritto contro il mega-progetto fortissimamente voluto ministro dei Trasporti Matteo Salvini col sostegno del governo Meloni. Un ricorso al Tar, una diffida al Cipes e un reclamo alla Commissione Europea sono le tre iniziative presentate martedì pomeriggio alla Camera. Un tris di carte bollate cui si aggiunge un reclamo all'Ufficio compatibilità ambientale dell'Unione Europea presentato da Avs.
«Dal 2003, anno della prima approvazione, ad oggi, il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina è stato riproposto in diverse occasioni - ricordano le quattro ong ambientaliste - per essere poi accantonato dal governo Monti per motivazioni tecniche, finanziarie ed economiche. Sembrava che l’idea di un progetto insostenibile sotto diversi punti di vista fosse stata finalmente superata, finquando il governo Meloni non ha deciso di riesumarlo». A spiegare la strategia legale nella sala stampa di Montecitorio ci sono Giorgia Gaibani, responsabile Natura 2000 e difesa del territorio della Lipu; per il Wwf Gaetano Benedetto, presidente centro studi, e Dante Caserta; Roberto Scacchi, responsabile mobilità Legambiente. A sostenere l'iniziativa partcipano Angelo Bonelli di Avs, Marco Simiani del Pd e Agostino Santillo del M5s.
Per le ong dunque «nonostante i gravi impatti sull’ambiente siano evidenti, non sono state contemplate soluzioni alternative, né risolte le molteplici questioni tecniche, compresi i costi in costante lievitazione: attualmente le previsioni superano i 14 miliardi di euro di spesa». Secondo le principali organizzazioni ecologiste italiane «i danni ambientali causati da questa infrastruttura sono innegabili e documentati: incidenze negative significative sui siti della rete Natura 2000 ai due lati dello Stretto, una delle più importanti rotte migratorie degli uccelli tra Eurasia e Africa». Milioni di esemplari che attraversano ogni anno le acque tra Sicilia e la Calabria, fra cui importanti e rare specie di rapaci: «E il Ponte causerebbe la strage di migliaia di esemplari, per collisione e distruzione degli habitat prioritari».
Secondo le associazioni «non è mai stata dimostrata la necessità dell’opera rispetto agli obiettivi socioeconomici che si vorrebbero perseguire, né documentato se i benefici attesi siano tali da bilanciare il sacrificio imposto all’ambiente, alla vivibilità dei luoghi e alla finanza pubblica». Nonostante ciò, con il decreto-legge 35/2023 «il governo ha imposto il riavvio delle attività necessarie dettando un procedimento autorizzativo speciale e derogatorio».
Il ricorso al Tar del Lazio è stato presentato il 19 dicembre 2024 da Legambiente, Lipu e WWF Italia per l’annullamento del parere n. 19/2024 della Commissione tecnica Via-Vas, favorevole ma con prescrizioni sulla Via (Valutazione di impatto ambientale) al progetto del Ponte. «La Commissione ha fissato ben 62 prescrizioni, riconoscendo che, per alcuni siti della Rete Natura 2000 coinvolti, non sia possibile escludere» effetti negativi su detti siti.
Poi c'è la Diffida inviata al Cipess, Il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, presentato il 28 febbraio 2025 da Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e WWF Italia. Vi si chiede di rilevare i «gravi vizi intervenuti e il mancato perfezionamento delle fasi dell’iter procedimentale per l’approvazione del Ponte, diffidando il Cipess dal procedere all’esame della documentazione pervenuta e dal compimento di ogni ulteriore atto finalizzato all’approvazione del progetto».
Infine il Reclamo alla Commissione Europea, inviato il 27 marzo 2025 sempre dalle quattro realtà ecologiste: un doppio reclamo che contesta all’Italia la disapplicazione delle normative europee in materia ambientale e chiede la riapertura della procedura di infrazione, a suo tempo archiviata per l’accantonamento del progetto, evidenziando le irregolarità contestate. Due i punti principali: il mancato esperimento della procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas), in violazione della Direttiva “Vas”, e la violazione delle Direttive “Habitat” e “Uccelli” per i vizi procedurali e le lacune riguardanti la Valutazione di incidenza ambientale (Vinca). «Il governo ha disatteso la normativa comunitaria, oltre che i principi di prevenzione e precauzione che sono alla base delle valutazioni ambientali», dichiarano insieme le quattro organizzazioni: «Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina deve essere fermato per il bene dell’ambiente e delle casse dello Stato».
«Salvini dovrebbe cominciare a dire la verità agli italiani - attacca Angelo Bonelli, coportavoce di Europa Verde e deputato Avs - e cioè che il suo folle progetto del Ponte sullo Stretto di Messina ha avuto un parere negativo per quanto riguarda la valutazione di incidenza ambientale perché in quell'area insistono vincoli europei. Stanno tentando di bypassare i vincoli ambientali in maniera truffaldina e su questo noi siamo intervenuti e interverremo anche in Ue, dove come Avs abbiamo già presentato un reclamo all'ufficio di compatibilità ambientale. Questo è un progetto che costa 15 miliardi euro mentre in Sicilia e Calabria non ci sono treni, depuratori e scuole».
«Anche nel rapporto con le comunità locali come Pd e come opposizioni questa battaglia la faremo - afferma il deputato dem Marco Simiani, ricordando che a Villa Sangiovanni la demolizione delle case per il Ponte riguarda 1,4 km.
Il deputato Agostino Santillo spiega che «per il M5s questa infrastruttura è insostenibile prima di tutto dal punto di vista ingegneristico: basta leggersi le 62 prescrizioni allegate al parere della commissione Via-Vas, che è sì positivo ma resta sub-judice proprio perché nodi cruciali non si riescano a sciogliere. Peraltro pochi giorni fa è emerso chiaramente che sullo Stretto insistono due faglie sismiche attive, una delle quali - quella calabrese - attraversa proprio il punto dove dovrà sorgere il pilone. L'opera è poi insostenibile dal punto di vista economico».
Agli ambientalisti e alle opposizioni replica la Società Stretto di Messina (SdM): «Il progetto è stato accantonato nel 2012 dal governo Monti non per "motivazioni tecniche" ma per aspetti legati alla ben nota congiuntura internazionale». A detta della Scietà non esisterebbe «alcuna "questione tecnica irrisolta" nè sotto il profilo sismico nè per gli aspetti aerodinamici». Per l'avifauna, sostiene la SdM «sono stati svolti studi molto approfonditi e il monitoraggio è stato aggiornato con campagne radar h 24. Per l'illuminazione è stato sviluppato un sistema che riduce le emissioni minimizzando l'impatto sull'avifauna». La Società sostiene anche l'esistenza di positive ricadute socio-economiche, riduzioni dell'inquinamento da CO2, e che «non c'è alcuna "disapplicazione delle normative europee"».