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A trent’anni dalla pubblicazione dell’enciclica Evangelium vitae di San Giovanni Paolo II, Palazzo Montecitorio ha ospitato il 25 marzo – nel giorno esatto dell’anniversario – un incontro per riflettere sull’attualità del documento e sulla necessità di una rinnovata mobilitazione delle coscienze. L’evento, promosso da Family Day-Difendiamo i nostri figli, ha visto la partecipazione di numerosi relatori che hanno sottolineato l’urgenza di riaffermare la sacralità della vita in un’epoca segnata da profondi cambiamenti culturali.
«Il male non è invincibile se il bene è coraggioso. Bando dunque alla paura, allo scoraggiamento e alla mancanza di speranza» ha affermato, concludendo l’incontro, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo emerito di Genova ed ex presidente della Cei. Traducendo l’esigenza attuale di concretizzare le parole dell’enciclica sottolinea che «abbiamo bisogno di fare un grande sforzo etico e favorire una grande mobilitazione delle coscienze, perché l’Occidente sta declinando e non possiamo stare a guardare. Perdendo la fede, perdiamo anche la ragione».
«Rappresenta l’atto più alto della celebrazione della sacralità della vita» ha sottolineato Massimo Gandolfini, presidente di Family Day, aprendo i lavori e richiamando il valore simbolico della data scelta da Giovanni Paolo II per la pubblicazione dell’enciclica, il 25 marzo, solennità dell’Annunciazione. Anche il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, in un messaggio inviato all’evento, ha evidenziato la rilevanza di Evangelium vitae: «Il suo insegnamento non appartiene solo ai credenti ma trova un saldo fondamento anche nella nostra Costituzione. E dunque è molto attuale in un’epoca in cui il dibattito pubblico sui valori fondanti solleva seri interrogativi».
«Dopo il crollo del muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica, l’Occidente ha vissuto una rivoluzione antropologica che ha messo in discussione famiglia e vita, principi fondamentali non solo della dottrina sociale della Chiesa, ma dell’intera comunità civile» ha spiegato lo storico Marco Invernizzi, contestualizzando la pubblicazione dell’enciclica nel 1995. Evangelium vitae, ha aggiunto, è stata «un’operazione culturale per superare quella rottura tra dottrina e vita già denunciata da Paolo VI».
Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita, ha ricordato l’amicizia tra suo padre Carlo e Giovanni Paolo II, affermando che Evangelium vitae «è la magna carta del popolo della vita». Ha poi sottolineato quattro aspetti fondamentali del documento: la sua valenza sociale e profetica, la necessità di una mobilitazione delle coscienze basata su formazione e dialogo, il ruolo delle donne nella difesa della vita, e la spiritualità che invita a farsi prossimi di tutti, anche del bambino nel grembo materno.
«Molte sentenze hanno frammentato la battaglia per la vita, falsificando la dottrina sociale della Chiesa» ha osservato il magistrato Domenico Airoma, analizzando il contesto giuridico che ha favorito la diffusione della cultura abortista, nonostante le evidenze scientifiche dimostrino la vita fin dal concepimento. Ha quindi indicato una strada da seguire: «Non dobbiamo partire da soluzioni compromissorie, ma puntare sempre al bene possibile. Per questo dobbiamo recuperare il rapporto tra diritto e verità».
«Lavorare per modernizzare le strutture sanitarie regionali, rafforzando le cure palliative e l’assistenza h24 per le persone gravemente disabili, investendo risorse umane ed economiche nei servizi territoriali» è la risposta concreto che Maurizio Sacconi, già ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, propone ricordando la sua battaglia per salvare Eluana Englaro e sottolineando che l’enciclica invita tutti a rispettare l’imperativo di non uccidere.
L’incontro si è chiuso con la preghiera finale dell’enciclica: Maria, aurora del mondo nuovo, sigillo di un impegno che, a trent’anni dalla pubblicazione di Evangelium vitae, continua a chiedere coraggio, lucidità e speranza in nome e per conto di Giovanni Paolo II, il Papa della vita e della famiglia.