lunedì 31 marzo 2025
Si organizza il fronte dell’opposizione al provvedimento della Regione sul via libera alla morte volontaria con l’aiuto delle strutture sanitarie, in una terra povera di cure palliative
Suicidio assistito, cattolici compatti contro la legge regionale
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Il “no” del mondo cattolico a una legge che introduca la pratica del suicidio assistito in Campania è netto e non ammette mezze misure. Nei giorni scorsi, il governatore campano, Vincenzo De Luca, ha chiesto al Consiglio regionale di non approvare subito una proposta di legge sul fine vita che potrebbe approdare in Aula già il prossimo mese e farebbe della Regione da lui governata la seconda, dopo la Toscana, a istituire il suicidio assistito sul proprio territorio.

«La Campania è tra le peggiori regione italiane per le cure palliative – osserva il portavoce del network “Ditelo sui tetti” e vicepresidente del Movimento per la Vita, Domenico Menorello −. Ciò nonostante, vorrebbe comunque emulare la forzatura costituzionale della Regione Toscana con una legge sul fine vita: si tratta di un grande controsenso, su cui si deve aprire una urgente riflessione di merito. Appare in questa vicenda molto sottile il confine tra l’affermata, e totalmente errata, esigenza di dotarsi di uno strumento normativo senza competenze e la foga di essere presenti nel dibattito politico, forse a causa della vicinanza di scadenze elettorali». Per Menorello, «in Campania, non siamo solo di fronte all’ennesima forzatura incostituzionale di un inedito e impossibile “federalismo della cura e della vita”, ma addirittura a un deliberato diniego dello scopo stesso del Servizio sanitario nazionale, rivolgiamo un appello a tutti i players politici perché ciò non avvenga».

La rete politica “PER le persone e la comunità” – che ha sostenuto la candidatura di De Luca alle ultime Regionali all’interno della coalizione di centrosinistra – boccia senza mezzi termini la proposta che ha spaccato la maggioranza e chiede una legge nazionale che metta ordine sul tema del fine vita. «La proposta di legge campana – si legge in una nota diffusa da PER – ci vede contrari perché partecipa al caos normativo avviato già da altre Regioni, non risponde ai criteri fissati dalla Corte costituzionale e non offre quelle garanzie necessarie per non scivolare verso un inaccettabile “diritto alla morte”». Secondo la formazione politica di ispirazione cristiana nata in Campania, «l’approccio più serio, rispettoso e non strumentale è quello di chiedere una legge nazionale, frutto di un’alta mediazione parlamentare, ispirata alla sentenza della Corte costituzionale numero 242 del 2019. Chiaramente ispirata com’è al favor vitae che innerva la Costituzione e l’intero ordinamento nazionale, quella sentenza è un riferimento anche per definire linee guida univoche su tutto il territorio nazionale».

Per il presidente del Forum sociosanitario, Aldo Bova, «il mondo cattolico non solo è chiamato a opporsi a questo tipo di forzature legislative che snaturano il Servizio sanitario nazionale, ma anche a elaborare proposte e a promuovere azioni a tutela della vita. La mia esperienza di medico – ragiona Bova − mi dice che il malato che sceglie di morire è quello solo, che si avverte come un peso per la famiglia. Per esempio, penso a nuclei familiari sparpagliati lungo il territorio nazionale e oltre, con figli che vivono a centinaia di chilometri di distanza dai propri genitori. Tutto ciò favorisce quel senso di solitudine che può portare a decisioni estreme e chiama in causa noi cattolici. Le parrocchie, in particolare, grazie al loro radicamento sul territorio, devono saper intercettare queste situazioni di disagio e farsi vicino ai fragili, organizzando delle vere e proprie “task force”».

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