lunedì 31 marzo 2025
Non sembra più così scontata la marcia verso l’approvazione alla Camera dei Comuni del provvedimento che introdurrebbe il “diritto di morire”
«Legge vaga e imprudente». Eutanasia, il Parlamento fa dietrofront?
COMMENTA E CONDIVIDI

Il suicido assistito è legge sull’Isola di Man. Al provvedimento manca solo il “Royal Assent”, il sigillo con cui il ministero della Giustizia inglese certifica la volontà del Parlamento locale, il Tynwald, ma ormai è fatta. L’isolotto al largo della Cumbria settentrionale è il primo territorio autonomo di diritto britannico ad aprire all’eutanasia. Il via libera definitivo è arrivato martedì proprio mentre a Londra, alla Camera dei Comuni, il testo che ambiva a fare la storia spalancando le porte di Westminster al diritto a morire subiva un pesante contraccolpo.

A gelare l’entusiasmo dei fan dell’autodeterminazione assoluta è stata la stessa Kim Leadbeater, la laburista che, con il tacito appoggio del premier Keir Starmer, ha promosso la legge sull’accesso al suicidio assistito in Galles e Inghilterra per i malati terminali adulti capaci di intendere e volere con prognosi di sei mesi di vita. La deputata è intervenuta in commissione a raddoppiare i tempi di implementazione del provvedimento, portandoli dal 2027 al 2029. La sua mossa è stata interpretata come un’apertura a quanti, all’interno del suo stesso partito, chiedevano aggiustamenti a un testo che nel corso dello scrutinio è diventato troppo scivoloso. Tanti sono i nodi che hanno portato al ravvedimento (anche tra i banchi dell’opposizione conservatrice).

Ciò che preoccupa, in particolare, è l’assenza di paletti che rendano inaccessibile la richiesta dell’aiuto a morire alle persone con problemi di salute mentale, come anoressia e depressione. Sei parlamentari laburisti – tra loro anche due presidenti di commissione, Meg Hillier e Florence Eshalomi – hanno denunciato con una lettera pubblica il linguaggio «vago e imprudente» che caratterizza la norma, «inadatta a diventare legge» perché mina il principio cardine del Sistema sanitario nazionale, ovvero la cura. Leadbeater è ancora convinta che la sua proposta sia «la più solida e sicura al mondo» perché vincola il ricorso al suicidio assistito al parere favorevole di un panel di esperti chiamati a verificare (al posto dell’Alta Corte, come prevedeva il testo all’origine) eventuali coercizioni.

Ma c’è la possibilità che in aula, dove il testo è atteso tra la fine di aprile e gli inizi di maggio per la terza lettura, venga svuotato ulteriormente. Il colpo inferto alla legge – è stata ieri l’apertura del quotidiano Telegraph – è stato «mortale». Molti hanno notato che posticipare al 2029 l’attuazione della legge significa farla slittare alle prossime elezioni, cosa che finirebbe per fare dell’eutanasia un tema da campagna elettorale. Entro quella data sarà già operativo da due anni il suicidio assistito sull’Isola di Man. La legge appena approvata, a larga maggioranza nonostante i sondaggi certifichino una spaccatura nell’opinione pubblica, garantisce l’aiuto a morire a chi è affetto da malattie in stadio terminale con «una «ragionevole» aspettativa di vita, non superiore ai 12 mesi, verificata da due medici indipendenti. I richiedenti devono essere maggiorenni e, dettaglio non secondario, residenti sull’isola da 5 anni. Limite che gli oltranzisti del diritto a morire hanno invano cercato di abbassare a un anno rischiando di trasformare la capitale Douglas in una meta del turismo della morte, la dependance in cui gli inglesi possono andare a spegnersi. Le associazioni in favor mortis come Dignity in Dying plaudono alla legge celebrandola come «una svolta storica» destinata a contagiare le altre isole britanniche. Ma il vescovo John Sherrington, responsabile delle campagne pro-life della Conferenza episcopale cattolica inglese, avverte: «La partita non è chiusa».

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: