lunedì 31 marzo 2025
Appena 370mila nascite nel 2024. Il tasso di fecondità scende a 1,18 figli per donna, mai così basso dal 1995. Il 36,2% dei nuclei è composto da una sola persona
Famiglie ristrette e fecondità in calo, le coppie con figli diventano minoranza
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Diecimila neonati in meno e un tasso di fecondità ridotto ai minimi termini che rappresenta un record negativo degli ultimi trent’anni. L’inverno demografico italiano nel 2024 è diventato ancora più gelido. Nel report dell’Istat sugli indicatori demografici spiccano i dati sulle culle vuote.

Tasso di fecondità ai minimi da 30 anni. Appena 370mila nascite con un calo del 2,6% rispetto all’anno precedente e 1,18 figli per donna (erano 1,20 nel 2023), tasso che supera il precedente minimo storico del 1995. La contrazione della fecondità riguarda in modo particolare il Nord e il Mezzogiorno. Sul numero complessivo delle nascite incide la questione strutturale, ci sono 11,4 milioni di donne in età riproduttiva (vale a dire sino ai 49 anni) a fronte dei 14,3 milioni di trent’anni fa ma a pesare sul tasso di fecondità sono anche altri due fattori: l’aumento esponenziale dei single e la crescita dell’età media delle partorienti. Il primo figlio arriva in media a 32,6 anni, con un’oscillazione geografica che va dai 32,3 anni del Mezzogiorno (dove il tasso di natalità è il più alto, 1,24 figli per donna) ai 33 del Centro. Diminuiscono i matrimoni che da tempo non rappresentano più un passaggio preliminare alla nascita di un figlio: nel 2024 sono stati 173mila, 11mila in meno, con un tasso di nuzialità pari al 2,9 per mille.

In Trentino Alto Adige 1,4 figli per donna. Il primato della fecondità più elevata continua a essere detenuto dal Trentino-Alto Adige, con un numero medio di figli per donna pari a 1,39 nel 2024, comunque in diminuzione rispetto al 2023 (1,43). La Sardegna si conferma la regione con la fecondità più bassa: nel 2024, il numero medio di figli per donna è pari a 0,91, stabile rispetto al 2023.

Famiglie ristrette: più di un terzo è fatta da una sola persona. Strettamente collegato al crollo delle nascite è la frammentazione delle famiglie: oltre un terzo è formato da una sola persona (il 36,2%), era un quarto ai primi anni Duemila. Il sorpasso sulle coppie è avvenuto nell'ultimo decennio e oggi le famiglie con figli sono appena il 29,2% (alle quali va aggiunta la quota di famiglie monogenitoriali pari al 10,2%), quelle senza figli il 20,2%. Le famiglie composte da almeno un nucleo, in cui cioè è presente almeno una relazione do coppia o genitoriale sono il 61,3%. Nonostante le differenze territoriali, maggiore concentrazione di single e coppie senza figli al Nord e nel Centro) le famiglie si sono ristrette ovunque: oggi sono composte in media da 2,2 componenti.

La speranza di vita torna ai livelli pre-Covid. Per quanto riguarda gli indicatori generali rilevante crescita della speranza di vita tornata ai livelli pre-covid dopo un paio d’anni di flessione. È pari a 83,4 anni, quasi 5 mesi di vita in più rispetto al 2023. Le donne vivono in media 85,5 anni, quattro anni in più rispetto agli uomini. La popolazione residente è di 58 milioni 934mila individui (dati provvisori), in calo di 37mila unità. La diminuzione della popolazione prosegue ininterrottamente dal 2014 e il decremento registrato nel 2024 (-0,6 per mille) è in linea con quanto osservato negli anni precedenti. Il calo di popolazione non coinvolge in modo generalizzato tutte le aree del Paese. Mentre nel Nord la popolazione aumenta dell'1,6 per mille, il Centro e il Mezzogiorno registrano variazioni negative rispettivamente pari a -0,6 per mille e a -3,8 per mille. Nelle aree interne del Paese si osserva una perdita di popolazione più intensa rispetto ai centri.

Stranieri in crescita ma gli italiani espatriano. Gli stranieri sono 5 milioni e 422mila con un aumento di 169mila pari al 3,2% rispetto al 2023. Rappresentano il 9,2% della popolazione. Quasi sei su dieci (il 58,3%) vive al Nord, quasi un quarto nel Centro. Ben 217mila hanno acquisito la cittadinanza con albanesi, marocchini e rumeni in testa. In lieve aumento l’immigrazione straniera e gli espatri di cittadini italiani 156mila con un aumento del 36,5%. Le mete preferite sono Germania, Spagna e Regno Unito.

Squilibrio tra popolazione attiva e pensionati. L’età media della popolazione è di 46,8 anni in crescita di circa tre mesi rispetto all’anno precedente. I bambini sino ai 14 anni sono appena l’’1,9% della popolazione, gli over65 invece il 24.,7% in aumento di quattro punti decimali. L’Istat segnala il crescente squilibrio tra la popolazione attiva (il 63,4%) con un calo di 1,2 milioni negli ultimi vent’anni e i pensionati. La Campania seguita da Lazio e dalla Lombardia è la Regione con la quota di popolazione in età attiva maggiore, la Liguria ultima in classifica. Il processo di invecchiamento è evidente nella composizione interna della popolazione attiva: vent’anni fa era equamente distribuita in due grossi gruppi (15-39enni e 40-64enni) oggi gli over40 rappresentano il 58,5% con punte del 60% nel Mezzogiorno.

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