sabato 1 novembre 2014
La famiglia della giovane impiccata in Iran per l'omicidio dell'uomo che tentò di stuprarla scrive per ringraziare della vicinanza e per aver esercitato "una certa pressione" su Teheran.
L'ultima lettera alla madre: «Ti lascio parole infinite»
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​La famiglia di Reyhaneh Jabbari, la giovane iraniana impiccata sabato scorso per l'omicidio dell'uomo che tentò di stuprarla malgrado la mobilitazione della comunità internazionale, vuole "ringraziare di cuore il governo italiano e Papa Francesco" per "la loro disponibilità" e per aver esercitato "una certa pressione" sul governo di Teheran. È quanto sottolinea lo zio di Reyhaneh, Fariborz Jabbari, in un messaggio arrivato ad Aki-Adnkronos International attraverso l'ong 'Neda Day' di Pordenone. A una settimana dall'esecuzione della 26enne - precisa lo zio - la sua vicenda è ancora molto sentita dagli iraniani. "Ogni giorno - afferma - tanti cittadini si recano a casa di Reyhaneh per portare dei fiori".Tra loro anche parenti di donne che, come la giovane iraniana, sono inattesa di essere impiccate nel braccio della morte di qualche carceredella Repubblica islamica.
L'esecuzione di Reyhaneh ha comunque scosso la coscienza dell'opinione pubblica occidentale, attirando l'attenzione sulla pena di morte nel Paese degli ayatollah. Un'occasione per ricordare la ragazza e gli abusi riguardanti i diritti umani in Iran sarà il 5 novembre, il giorno del compleanno di Reyhaneh. Per l'occasione, le amiche della ragazza hanno chiesto a 'Neda Day' di festeggiare la ricorrenza al di fuori dell'Iran "per non dimenticare i diritti delle donne che ogni giorno vengono calpestati nella Repubblica islamica".
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