mercoledì 26 marzo 2025
La città e le località vicine come Sestriere hanno ospitato i Giochi invernali dedicati alle persone con disabilità intellettive: «Qui per abbattere ogni forma di emarginazione»
L'inclusione si mette in gioco: a Torino discese sulla neve oltre i pregiudizi
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Sulla pista da sci di Sestriere si respira un’atmosfera di attesa. Lo sparo d’inizio della gara di sci alpino fa scoppiare la bolla e dai piedi delle montagne, nell’area dove terminano le piste, esplode il tifo. Ci sono tute colorate, bandiere di nazioni diverse, c’è anche qualche sombrero. L’attenzione è tutta per gli atleti che iniziano a scendere lungo la pista, tra cori e acclamazioni. E quando arrivano a valle, non importa il risultato, ci sono abbracci, sorrisi e qualche lacrima di commozione. È questa l’atmosfera degli Special Olympics World Winter Games, il più grande evento multisportivo e inclusivo al mondo dedicato alle persone con disabilità intellettiva che si è tenuto fra l’8 e il 15 marzo a Torino e a Sestriere, Bardonecchia e Pragelato. Oltre 1.500 gli atleti, 101 le delegazioni provenienti da 100 Paesi, otto le discipline: sci alpino, sci nordico, danza sportiva, pattinaggio artistico, floorball, snowboarding, corsa con le racchette da neve, pattinaggio di velocità.

Tra i primi atleti a scendere c’è Lisa Guerrera, 24 anni, di Lecco. Oltre allo sci alpino, Lisa pratica il nuoto, l’atletica, il karate grazie all’Associazione Oltretutto97 e il basket unificato grazie alla società Starlight. «Mi piace un sacco fare le gare e conoscere persone di altre nazionalità. Mi sto divertendo. Spero che domani andrò forte come oggi – racconta con ancora il casco e gli occhiali indossati –. Per me sciare è divertimento, sciare per me è anche competizione, gareggiare con le persone. E i miei genitori sono soddisfatti e contenti di me». Poche posizioni dietro a lei c’è Enrico Battisti, atleta padovano della squadra Sport 21. « Mi piace tanto sciare e fare le gare mondiali, mi piace scendere questa pista con le porte blu e rosse e vincere le medaglie. Oggi è andata bene» commenta a caldo, anche se non è così soddisfatto del tempo di discesa. Poi racconta di quanti progressi ha fatto da quando ha iniziato a sciare a cinque anni ad oggi, che ne ha trenta: «Ho imparato a mettere il casco, la tuta, la paraschiena. Oltre a sciare, lavoro in una cooperativa e prendo il mio stipendio, faccio progetti di autonomia e teatro. E ho una fidanzata che si chiama Emma».

Oltre agli allenatori, a tutte le squadre, ai tanti genitori e amici che fanno il tifo, le piste e i palazzetti sono popolati da oltre 3.000 volontari, che provengono da scuole, associazioni e aziende. Fra loro c’è anche Coca-Cola, socio fondatore e sponsor globale di Special Olympics fin dal 1968, anno in cui si sono disputati i primi Giochi Mondiali. Per l’edizione di quest’anno, sono 70 i volontari aziendali Coca-Cola. Tra loro c’è Chiara Paterna: « La parte più bella di questa esperienza è passare del tempo con gli atleti e gli altri volontari. Si respirano condivisione, forte empatia e anche affetto e amore incondizionato. Gli atleti non vedono l’ora di batterti il cinque, di abbracciarti. Alle volte, anche nella socialità, noi siamo più frenati o si tende sempre ad avere delle barriere. Invece, con questi ragazzi non c’è nessun tipo di barriera, c’è sempre sorriso, c’è sempre voglia di conoscere e condividere». I volontari hanno diversi compiti: alcuni accolgono gli atleti prima delle gare e spiegano loro dove posizionarsi, altri invece li aspettano alla fine e fanno il tifo per loro durante le competizioni. Ma c’è chi si occupa di fornire indicazioni agli spettatori e chi distribuisce i pasti agli atleti e alle delegazioni. Lo spirito della manifestazione, che tutti i partecipanti cercano di trasmettere, è quello di abbattere ogni forma di pregiudizio ed emarginazione nei confronti delle persone con disabilità intellettive. «Uno dei degli elementi fondamentali di Special Olympics è già insito nel loro motto: “Che io possa vincere, ma, se non ci riuscissi, che io possa provarci con tutte le mie forze”. Ecco, i ragazzi che partecipano non sono qui solo per avere una medaglia, anche se quella non dispiace, perché si preparano, fanno tantissimo lavoro. Ma, soprattutto, sono qui per un’esperienza, sono qui per dimostrare a loro stessi e anche alle persone che sono accanto a loro che sono indipendenti, che sono in grado di gestirsi da soli, che sono in grado di fare molto di più di quello che tanti di noi immaginiamo che possano fare» spiega Cristina Camilli, direttore relazioni istituzionali, comunicazione e sostenibilità di Coca- Cola Italia. Tra le tante squadre che si sfidano sui diversi terreni di gioco, ce n’è una che si potrebbe definire quasi amatoriale. E che tuttavia ha sconfitto squadre professionali.

«Noi siamo partiti dalla Basilicata. Siamo un Istituto d’Istruzione Superiore, quindi questi ragazzi sono tutti alunni prima che atleti» racconta il tecnico nazionale Adriana Lo Consolo, docente dell’Istituto Superiore Gasparrini-Righetti di Melfi. La sua squadra di floorball è composta da ragazzi di diverse classi, dai 15 ai 19 anni, che si allenano tre pomeriggi a settimana nella palestra dell’istituto. Si tratta di sport unificato, che mette insieme atleti disabili e normodotati (detti “partner”). Agli Special Olympics sono arrivati in dieci, sei atleti e quattro partner, e hanno battuto nelle qualificazioni la squadra tedesca, una delle più preparate. Continua l’allenatrice: «Da settembre abbiamo iniziato con il floorball, non siamo una squadra che ha le spalle esperienze sportive agonistiche importanti. L’unica peculiarità di questi ragazzi è che hanno voglia di fare. E magari tra i banchi di scuola qualcuno pecca, qualcuno ha qualche difficoltà, però nel campo sono leoni, nel campo tirano fuori il carattere e sono tutti uguali. Io penso che la scuola non si faccia solo nei banchi, la scuola si fa anche fuori dai banchi. Scuola è insegnare loro la lealtà, il rispetto. Il fatto di uscire dalla città, uscire dalla scuola e partecipare a un evento mondiale è scuola di vita. Sono ragazzi che a scuola spesso sono zitti e isolati, ma nello sport cambiano e si aprono».

“The Future is Here” è il claim del Giochi 2025: il futuro è qui, a portata di mano. Quello degli Special Olympics è un futuro che vuole promuovere, attraverso il potere dello sport, i valori dell’inclusione sociale, della solidarietà e della partecipazione, per dimostrare quanto la disciplina sportiva possa svelare le potenzialità di ogni persona, perché dietro ogni atleta c’è una storia di determinazione e di coraggio.

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