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Quando la Presidenza nazionale di Azione cattolica mise in piedi, tempo fa, i primi contatti con il quotidiano Avvenire per un’alleanza nel campo della comunicazione, era chiaro a tutti – soprattutto a chi già lavorava da molto tempo nel settore comunicazione di Ac – che la sfida era coraggiosa, possibile e persino desiderabile. Coraggiosa, perché lo stile comunicativo di un quotidiano è, nei fatti, diretto, immediato e sintetico, e quello di un’associazione, come l’Ac, invece, molto più mediato, lento, riflessivo. Possibile, perché le storie raccontate da Avvenire potrebbero (possibilmente), avvicinarsi ai contenuti “ideali” per un’associazione popolare come l’Ac.
Desiderabile, infine, perché se per l’Ac è una possibilità in più per essere riconoscibile in un palcoscenico comunicativo nazionale attraverso Avvenire, è anche vero che lo stesso quotidiano ne esce arricchito da questa alleanza, che è tutta da costruire. Insomma, se si volesse giornalisticamente definirla, diremo che è un’alleanza coraggiosa, possibile e persino desiderabile. Un’alleanza che si concretizza in quattro uscite trimestrali per Segno nel mondo – la storica rivista promossa dell’Azione cattolica – in formato tabloid e distribuito insieme al quotidiano Avvenire, più altre cinque uscite annuali di quattro pagine all’interno dell’edizione nazionale di Avvenire.
Segno nel mondo ha una sua storia. Pensato agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso da Angelo Bertani come un settimanale di approfondimento sociale, culturale e politico del Segno soci che invece era rivolto a tutti i soci di Ac come notiziario associativo, fu un periodico che ebbe rilevanza nazionale per i temi che sceglieva e come li trattava. Negli anni ha cercato di mantenere la sua fisionomia e il suo modo di raccontare il Vangelo sulle strade del mondo, seguendo quelli che sono stati i cambiamenti nella società. E un giornale è bello proprio perché cambia, si evolve, pensa accanto agli uomini e le donne del proprio tempo. Ecco perché l’alleanza di cui stiamo parlando e che è appena iniziata con il primo numero di Segno nel mondo tabloid uscito lo scorso 24 gennaio e le prime quattro pagine nell’edizione nazionale di Avvenire dell’11 febbraio – sempre con la testata Segno nel mondo – è una possibilità concreta per rendere il racconto della buona notizia sempre più appetibile non solo ai soci di Ac, ma anche al pubblico e ai lettori che forse non conoscono così bene l’associazione. Segno nel mondo formato tabloid, 24 pagine a colori, che arriva nel formato cartaceo ai soci di Ac over 60 e in digitale, attraverso l’app dedicata di Avvenire, a tutti i soci di Ac previa sottoscrizione della volontà di aderire all’edizione digitale, non è quindi un “altro” giornale. È lo stesso di sempre. Certo, ha una nuova redazione, operativa, affidata a giovani giornalisti.
Ma non è cambiato lo spirito. Ecco perché i contenuti all’interno del tabloid e delle quattro pagine nazionali avranno sempre – almeno questo è il tentativo – una narrazione su temi “alti”, facilmente riconoscibili, dove il racconto della “buona notizia” dialoga con le inquietudini e le domande degli uomini e donne del nostro tempo. Segno nel mondo, quindi, non segue Avvenire nel suo modo di proporre la scaletta: semmai, in un processo di attenzione reciproca, i due giornali interagiscono, riflettono insieme, dialogano. Pace, disarmo, giustizia economica, buona politica, impegno dei credenti nella polis, spiritualità, periferie e marginalità. Chiesa e Vangelo, sempre. Ma anche un’Italia fatta da persone che hanno a cuore il “bello” di un territorio e una comunità solidale che sentono propri.
Questo è il valore aggiunto dell’alleanza tra Segno nel mondo e Avvenire. Come dicevamo all’inizio, persino desiderabile. La narrazione della buona notizia, oggi, soprattutto nei nostri mondi parrocchiali e curiali, a volte un po’ chiusi in sé stessi, ha bisogno di un nuovo coraggio ecclesiale, quasi un nuovo approccio semantico a un racconto che liberi energie, positività, utopie nascoste. Non sappiamo dove porterà questa nuova alleanza. Di sicuro però sappiamo da dove siamo partiti. Il lettore che abbia letto il primo numero di Segno nel mondo tabloid uscito il 24 gennaio e l’edizione dell’11 febbraio, e che si appresta a leggere l’edizione dell’11 marzo, avrà trovato – troverà – le risposte più adeguate a questo desiderio di raccontare la “buona notizia” in modo serio, professionale, con lo stile e il modo di vedere le cose tipico di un’associazione popolare come l’Ac. Perché, infine, per chi fa i giornali, il lettore ha sempre l’ultima parola.