Volontari e competenti (un'altra forma di studio)
giovedì 18 novembre 2021

Gentile direttore, nella sua rubrica di dialogo coi lettori, domenica scorsa, ha dato giusto risalto e condivisione alla bella proposta di Riccardo Bonacina, fondatore del mensile 'Vita', di dedicare il 2022 al Volontariato. Sarebbe un meritato riconoscimento ai veri 'eroi' dei nostri giorni, le tante persone che, senza esibizioni e nella quotidianità, mettono al servizio degli altri, specie dei più poveri o fragili, e dell’ambiente, il loro tempo, le loro competenze, nella gratuità.

La vita non serve, se non si serve, ha detto ai giovani papa Francesco. E nella Fratelli tutti ci ha ricordato che noi non siamo 'monadi', individui autosufficienti e chiusi agli altri, ma interdipendenti, legati da indissolubili vincoli, fratelli anche quando lo dimentichiamo. Ma al servizio, all’apertura agli altri, alla solidarietà ci si educa. E qui anche la scuola e l’università possono fare molto. Nei giorni 24, 25 e 26 novembre si svolgerà a Mestre, presso la sede di M9, il Festival nazionale del Service-Learning, organizzato dal ministero dell’Istruzione. In quell’occasione, verranno presentate le esperienze di solidarietà realizzate da studenti delle istituzioni scolastiche di tutta Italia, in una tre giorni dedicata a questo eccezionale approccio pedagogico.

Di che si tratta? Il segreto del Service-Learning è molto semplice, reso efficacemente dallo slogan 'Apprendere serve, servire insegna'. Quando uno studente mette a disposizione degli altri le competenze che va sviluppando durante l’apprendimento nell’aula fa qualcosa di utile, offre un proprio contributo ai problemi sociali o ambientali che, grazie allo studio, sta approfondendo. Così facendo, non solo contribuisce in maniera attiva al bene comune, e si forma come cittadino responsabile, ma migliora anche la qualità del suo apprendimento.

Sperimentando in situazioni reali quanto siano importanti le competenze che sta costruendosi in ambito scolastico o accademico, ne apprezza maggiormente il valore, la sua motivazione ad apprendere aumenta, così come il suo sentirsi capace di assumere responsabilità, di essere importante per gli altri. Il Service-Learning non è un ulteriore insegnamento, che si affianca a quelli già previsti dal curricolo scolastico o universitario, ma è un modo nuovo di concepire le discipline di studio, risorse per la propria crescita individuale e sociale.

Quando gli studenti di psicologia, durante il lockdown hanno accompagnato gli anziani nella loro solitudine, o gli studenti di un liceo hanno aiutato ragazzi migranti nell’apprendimento della lingua italiana o nello studio; quando ragazzi di scuola media hanno approfondito il tema dell’inquinamento ambientale nella loro realtà e poi realizzato una campagna di sensibilizzazione rivolta alla loro comunità; quando bambini di scuola primaria hanno tenuto costantemente un rapporto con gli anziani della casa di riposo, ai quali hanno insegnato a servirsi delle tecnologie per comunicare e dai quali hanno imparato la storia del loro Paese…, non c’è stato solo un donare, ma un ricevere, sperimentando che cosa sia il valore dell’incontro e la reciprocità. Ripensare l’apprendimento alla luce della responsabilità sociale, per farne strumento di incontro e di solidarietà nulla toglie alla serietà della scuola, ma la valorizza, come strumento di costruzione della comunità.

E non è un caso che il Service-Learning sia un grande aggregatore di risorse umane, anche fuori dalle aule scolastiche, nelle tante relazioni di collaborazione e co-progettazione che si sviluppano con il mondo del volontariato, con l’associazionismo, con gli enti locali. Uno strumento che aiuta a ricostruire il patto educativo.

Presidente della Scuola di Alta Formazione Eis (Educare all’incontro e alla solidarietà) Università Lumsa, Roma

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