
Il Papa lo scorso settembre in Papua Nuova Guinea e il ritratto di Pietro To Rot - Vatican Media
Dei decreti del Dicastero delle cause dei santi di cui il Papa ha autorizzato ieri la pubblicazione – con cui vengono annunciati tre nuovi santi, un nuovo beato e un nuovo venerabile – quello che fa più notizia riguarda la prossima canonizzazione del beato Pietro To Rot (1912-1945), perché sarà il primo santo della Papua Nuova Guinea, Paese in cui il Pontefice è stato lo scorso settembre. Oltre a ciò va notato che Pietro To Rot era un laico e verrà canonizzato senza un secondo miracolo ma in seguito al voto favorevole dei cardinali e vescovi membri del Dicastero delle cause dei santi: fatto inusuale, ma avvenuto poco più di un mese fa per altri due laici, l’italiano Bartolo Longo (1841-1926) e il venezuelano José Gregorio Hernández Cisneros (1864-1919), e in questi ultimi decreti riguarda anche un altro prossimo santo, l’arcivescovo armeno cattolico Ignazio Choukrallah Maloyan.
Pietro To Rot, ricorda il Dicastero guidato dal cardinale Marcello Semeraro, nacque nel 1912 a Rakunai, nella parte più orientale dell’isola. Crebbe in una famiglia numerosa e fu educato prevalentemente dal padre che era capo villaggio. Nel 1930 cominciò a frequentare il Saint Paul’s Catechist Training College a Taluligap e, tre anni dopo, tornò nel suo villaggio come catechista. All’età di 23 anni sposò Paula La Varpit ed ebbe tre figli. Durante la seconda guerra mondiale i giapponesi occuparono la Papua Nuova Guinea imprigionando tutti i missionari, senza però inizialmente impedire l’attività pastorale in sé. Pietro To Rot proseguì così la sua attività di catechista, anche se fra restrizioni e rischi crescenti. Strenuo difensore del vincolo sacramentale del matrimonio cristiano, si oppose alla poligamia che i giapponesi avevano consentito per ingraziarsi le tribù locali. Giunse a contestare pure suo fratello maggiore che scelse la via poligamica e denunciò alla polizia l’opposizione di Pietro. Per tali ragioni nel 1945 venne arrestato e condannato a due mesi di prigionia. Durante questo tempo poté ricever solo le visite della madre e della moglie insieme ai figli. Trattato più severamente degli altri prigionieri, morì in carcere nel mese di luglio del 1945, avvelenato.
Ignazio Choukrallah Maloyan nacque a Mardin, nell’attuale Turchia, nel 1869. Divenuto vescovo nella sua città natale, conquistò la stima dei suoi fedeli e anche del sultano. Tuttavia, nelle operazioni di pulizia etnica conosciute come genocidio degli armeni, iniziate alla fine di aprile del 1915, Maloyan finì arrestato. Il 13 giugno ufficiali turchi lo trascinarono davanti al tribunale con 27 componenti della comunità. Il capo della polizia propose a lui e gli altri di convertirsi all’islam in cambio della vita, ma ottenne un secco rifiuto. La seconda volta il presule rispose: «La tua richiesta mi sorprende. Ti ho già detto che io vivo e muoio per la mia vera fede. Mi glorifico nella Croce del mio Signore e mio Dio». Ricevette un colpo di pistola alla nuca. Prima di spirare fece in tempo a dire: «Signore, abbi pietà di me, nelle tue mani affido il mio spirito».
La terza a essere canonizzata sarà la venezuelana Maria del Monte Carmelo, al secolo Carmen Elena Rendíles Martínez, fondatrice della Congregazione delle Serve di Gesù, nata nel 1903 a Caracas e ivi morta nel 1977. Una donna che fu capace di grandi cose nonostante il suo handicap – nacque senza un braccio – che le fu di ostacolo anche nel diventare religiosa. Per la sua iscrizione nell’albo celeste dei santi è stato riconosciuto un miracolo, avvenuto in seguito alla sua intercessione nel 2015: l’improvvisa e completa guarigione di una donna venezuelana che aveva subito danni cerebrali ed era poi finita in coma in seguito a un problema cardiaco e a diversi interventi chirurgici.
Per un altro miracolo diventa beato Carmelo De Palma, che fu sacerdote della diocesi di Bari, nato nel 1876 a Bari e ivi morto nel 1961: spese ogni sua energia nel ministero di confessore e direttore spirituale, tanto da essere denominato “l’eroe del confessionale”. Alla sua intercessione è stata attribuita la guarigione nel 2003 di una monaca benedettina del monastero di Santa Scolastica di Bari, affetta da un grave problema neurologico.
Diventa infine venerabile il brasiliano José Antônio Maria Ibiapina, sacerdote diocesano, nato nel 1806 a Sobral e ivi morto nel 1883. La sintesi della sua vita fatta dal Dicastero delle cause dei santi brilla per la sua essenzialità: «Con spirito di fortezza decise il passaggio dalla vita professionale a quella sacerdotale scegliendo di vivere in maniera austera, affrontando anche i disagi dovuti alla sua missione. Fu sempre obbediente al suo vescovo e fedele alla Chiesa e praticò la sua opera con spirito evangelico, senza cercare onori e riconoscimenti».