giovedì 5 marzo 2020
La decisione del Consiglio dei ministri. Ora si dovrà decidere se accorpare (e in che modo) o meno l'appuntamento con le elezioni amministrative
La Camera dei deputati

La Camera dei deputati - Ansa

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Via libera del Consiglio dei ministri al rinvio del referendum sul taglio dei parlamentari, previsto il 29 marzo. Come chiesto da più parti, anche per non falsare il voto per la prevista bassa affluenza legata al coronavirus, quindi si voterà in una data ancora non definita. Come h adetto il premier, Giuseppe Conte, "è un rivio tecnicamente sine die".

"Il Governo ha ritenuto opportuno rivedere la decisione circa la data del referendum che era stata fissata prima dell'emergenza sanitaria, allo scopo di assicurare a tutti i soggetti politici una campagna elettorale efficace e ai cittadini un'informazione adeguata", ha speigato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà. Che ha poi sottolineato: "Le procedure referendarie in Italia e all'estero - aggiunge il ministro - dunque si sospendono e saranno rinnovate quando sarà fissata una nuova data per il referendum. La legge ci consente di fissare la nuova data entro il 23 marzo 2020, in una domenica compresa tra il 50° ed il 70° giorno successivo all'indizione".

Il Comitato per il "no" si è detto soddisfatto del rinvio, ma chiede che il referendum sul taglio dei parlamentari non venga accorpato con le regionali e le amministrative di maggio, perché l'accavallamento delle due campagne farebbe sì che il voto sul quesito sarebbe "inquinato".

Secondo gli esponenti del Comitato per il "no" "il taglio dei parlamentari va votato a sé perché quando si discute di Costituzione gli argomenti non possono essere mischiati con altri, come quelli del voto amministrativo, altrimenti il voto sarebbe inquinato" e "sulla costituzione il voto deve essere pulito"

I "Dem per il no" chiedono invece "a questo punto al governo di accorpare il referendum al ballottaggio delle elezioni comunali", cioè il 31 maggio. "Così ci sarebbe meno confusione e nelle regioni in cui si vota ci sarebbe la possibilità di fare una campagna referendaria chiara nelle due settimane successive al primo voto, dando l'opportunità agli elettori e ai comitati di far conoscere bene le ragioni del Sì e del No".


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