
Meloni e Calenda - Fotogramma
Forse è vero, come dice Carlo Calenda, che ad accomunare gli ospiti invitati ieri al congresso di Azione è il sostegno all’Ucraina. E per questo c’era anche Giorgia Meloni. Ma a giudicare dagli applausi incassati, il ponte con Palazzo Chigi sembra costruito soprattutto sulle bordate ai 5 stelle, partite con grande successo di pubblico sia dall’ex ministro dello Sviluppo economico sia dalla premier. Magari a entrambi sarebbe piaciuto farlo anche con la Lega (che per Calenda è «il M5s di destra»). Ma il padrone di casa è stato abbastanza elegante da non prendere l’argomento di petto e Meloni ha ovviamente glissato. Tutti e due, però, hanno reciprocamente espresso apprezzamento per la volontà di dialogo e non sono mancati punti di contatto: dal nucleare al Superbonus, passando per la riforma della giustizia e la gestione dell’acqua pubblica.
Per il resto, è il conflitto tra Kiev e Mosca (assieme alla Ue e alla difesa) il tema principale della giornata. E lo si capisce anche dalla bandiera ucraina che campeggia in bella vista nella sala convegni del Rome Life Hotel. Il parterre è quanto mai prestigioso: oltre alla premier, che porta con sé Giovanni Donzelli, ci sono Guido Crosetto e Lorenzo Guerini, la vicepresidente dell’Eurocamera Pina Picierno (suo il primo intervento), Paolo Gentiloni e Mario Monti. Più dietro si vedono anche Mario Segni, Arturo Parisi, Maurizio Lupi e i dem Piero Fassino e Francesco Boccia.
Il confronto tra avversari non prelude a riposizionamenti: «Ma che sei pazzo?», risponde Calenda a un cronista che gli chiede se abbia intenzione di entrare nel Governo. E anche il capo dell’esecutivo assicura di non avere intenzione di cambiare la sua coalizione. Ma di fatto molte delle parole del leader di Azione ricevono il plauso di Meloni. Specie quelle sul centrosinistra: «Chiunque sostiene che esiste la pace senza la forza o non conosce la storia o è un pusillanime. E se chi lo dice ha sprecato miliardi sui bonus edilizi è un mentitore (e qui anche Crosetto si alza per applaudire, ndr). Con quei 200 miliardi il Paese metteva a posto sanità e scuola e arrivava al 2% per le forze armate. Ma li abbiamo dati ai ricchi per rifarsi le ville. Bel provvedimento di sinistra. L’unico modo per stare assieme al M5s è cancellarlo». Il leader di Azione passa quindi ai dem, sostenendo che non è lui a dover spiegare perché è fuori dal campo largo, ma sono loro a doversi chiedere perché ne fanno parte. Nessuno tra i democratici in sala fa una piega.
Calenda solletica anche il nazionalismo della premier, quando dice che «il regionalismo è la morte di questo Paese». Meloni, però, non raccoglie, mentre è ben felice di unirsi alle critiche al campo largo: «Elly Schlein invoca la rottura con Trump. Altri leader sostengono che la l’Ue non debba spendere in armi. Non capisco: la proposta è far diventare l'Europa una grande comunità hippy demilitarizzata che spera nella buona fede delle altre potenze straniere?». La premier ricorda di aver sostenuto Draghi nella condanna a Putin e nell’appoggio «a un popolo che ha insegnato al mondo cosa sia la dignità». Poi riprende l’attacco: «Chi crede davvero in qualcosa non ribalta le sue posizioni come fa chi quando è al governo sottoscrive il 2% del Pil per le spese militari e quando è all’opposizione scende in piazza». Altri applausi fragorosi. Il feeling con Calenda si rileva anche dal sorriso con cui Meloni si dice certa che insieme vigileranno sugli impegni di Stellantis per l’automotive e dalla promessa di un confronto sul nucleare.
Le critiche dell’insolita accoppiata non lasciano indifferente Francesco Boccia, anche lui nel panel del congresso. Il senatore dem spiega a Calenda che l'alternativa al governo «non si costruisce cancellando altre forze politiche». Mentre a Meloni replica sull’Europa “figlia dei fiori”: «Non raccolgo le sue provocazioni. Ha detto che lei difende l'Occidente. Ma da chi? Dai suoi compagni di strada? Dai nazionalisti nel mondo?». Più tardi si fa sentire anche Giuseppe Conte: «Gli attacchi del partito trasversale delle armi sono medaglie».