martedì 7 novembre 2023
Nell'agenda della 41esima conferenza internazionale dell'organismo culturale dell'Onu la lotta alle false notizie, le pari opportunità, l'impegno educativo al servizio dell'Africa.
Un'immagine simbolo dell'Unesco

Un'immagine simbolo dell'Unesco - Dall'archivio di Avvenire

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Mentre venti drammatici di guerra imperversano fin nel cuore dell’Occidente, la comunità internazionale cerca di non smarrire i propri principi fondamentali. Come la convinzione profonda, iscritta nell’atto costitutivo dell’Unesco, che «è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace»: con l’umile consapevolezza che tanti inevitabili fallimenti punteggeranno ancora il cammino. È in un’atmosfera particolarmente concentrata e senza squilli di tromba che si è aperta a Parigi la 41ma conferenza generale dell’organizzazione internazionale che conta più Stati membri in assoluto: ben 194, ovvero ancor più dell’Onu. Una responsabilità e un patrimonio simbolico di unità che l’Unesco non vuole disperdere, come ha ricordato la segretaria generale Audrey Azoulay: «La storia dell’Unesco ci ha insegnato che l’organizzazione ha fatto del suo meglio quando si è concentrata sul proprio mandato». Ovvero sul consolidamento quotidiano di una ragnatela virtuosa di cooperazione internazionale nei campi cruciali dell’educazione, della cultura, della scienza e della comunicazione.Con il ritorno degli Stati Uniti in seno all’organizzazione, l’Unesco ha visto i propri fondi crescere in modo significativo, anche grazie al recente «raddoppio dei contributi volontari» degli Stati (Italia compresa), come ha ricordato Azoulay.

La sede dell'Unesco

La sede dell'Unesco - Dall'archivio di Avvenire

Fra le sfide chiave oggi al centro della missione dell’Unesco, quelle della protezione dell’oceano, delle pari opportunità, della moltiplicazione delle opportunità educative in Africa, ma anche di uno «sviluppo etico della scienza e della tecnologia».Per questo, la conferenza generale si è aperta con la presentazione di un «piano d’azione dell’Unesco per la regolamentazione delle piattaforme digitali», in modo da combattere pure la valanga di discorsi odiosi o di "bufale" che intasano Internet e i social. Secondo un eloquente sondaggio internazionale commissionato dall’Unesco e condotto in 16 Paesi chiave, dagli Usa all’Indonesia, passando per Algeria, Ghana e India, l’87% degli intervistati «temono che la propagazione di false notizie in rete abbia un alto impatto sulle rispettive elezioni nazionali». E questo proprio quando ben 2 miliardi di elettori nel mondo saranno chiamati alle urne l’anno prossimo.«La regolamentazione dei social costituisce innanzitutto una posta in gioco democratica», ha commentato Azoulay, presentando il piano d’azione globale. È giunta l’ora di correggere le principali storture dello sviluppo fin qui relativamente ‘selvaggio’ delle piattaforme digitali, così da «fondare la gestione delle piattaforme digitali sui diritti umani». Quest’approccio «favorirebbe ancor più la diversità culturale, l’espressione culturale e la diversità dei contenuti culturali», recitano le conclusioni sintetiche del documento.


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