martedì 1 aprile 2025
L'esercitazione militare più imponente dell'ultimo anno: 21 navi e 71 aerei militari. Perché la situazione di Taipei è cambiata dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca
La portaerei cinese Shandong fotografata al largo di Taiwan

La portaerei cinese Shandong fotografata al largo di Taiwan - Ansa / Taiwan Military Agency

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Se Trump della Groenlandia ha detto «sarà nostra», e ha aggiunto «non escludiamo l'uso della forza», non c'è da stupirsi che la Cina accarezzi l'idea di riprendersi l'isola di Taiwan, della quale non ha mai riconosciuto l'indipendenza. Mai nell'ultimo anno si erano registrate così tante navi da guerra cinesi nelle acque "di risposta" attorno a Taiwan. Il ministro della Difesa di Taipei ha confermato la presenza del gruppo di portaerei Shandong e di altri mezzi della Marina per un totale di 21 navi da guerra e 71 aerei. Ufficialmente si tratta di esercitazioni militari di routine, già avvenute in passato. Mai però di tali dimensioni. Di fatto, è una minaccia potentemente armata sulla soglia di casa dei taiwanesi.

Da parte sua, Taipei ha inviato aerei da missione, navi e sistemi missilistici costieri per monitorare da vicino la situazione. Il primo ministro Cho Jung-tai ha detto che le forze armate manterranno un «elevato stato di vigilanza». Nei documenti interni al governo si era ipotizzato il 2027 come l'anno di una possibile invasione. Riguardo alle odierne «esercitazioni», Pechino ha fatto sapere che sta provando ad «avvicinarsi all'isola da più direzioni» per «lanciare un serio avvertimento alle forze separatiste che cercano l'indipendenza». Riferisce di aver schierato «pattuglie» che dovranno dimostrarsi pronte «al combattimento terra-aria», a condurre «attacchi a obiettivi marittimi e terrestri» e ad effettuare »blocchi in aree chiave e rotte marittime». Tutto questo per testare «attacchi di precisione» e «la capacità e l'efficacia di operazioni congiunte delle nostre truppe».

In uno dei suoi discorsi più duri contro la Cina, il 13 marzo il presidente taiwanese William Lai aveva annunciato diciassette misure per contrastare la campagna di "infiltrazione": tra le altre novità, il ripristino dei tribunali militari e una stretta agli ingressi dei cittadini cinesi. La risposta di Pechino non si è fatta attendere: «L'indipendenza di Taiwan significa guerra e perseguire l'indipendenza significa spingere il popolo di Taiwan in una pericolosa situazione bellica», ha dichiarato Zhu Fenglian, portavoce dell'Ufficio cinese per gli Affari di Taiwan. Pechino ha inoltre definito «un parassita» il presidente Lai.

Con l'insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, la situazione di Taiwan si è complicata. Il tycoon accusa l'industria dell'alta tecnologia taiwanese di «derubare l'industria dei chip americana» e ha minacciato di imporre tariffe sulle esportazioni di semiconduttori. Ha dichiarato che Taiwan dovrebbe destinare il 10% del Pil alla difesa (oggi è al 2,5%) e che «dovrebbe pagare per la protezione» di Washington.



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