venerdì 11 novembre 2011
Relativa tranquillità trovata ieri a Milano e sul mercato dai titoli di Stato. I buoni del Tesoro decennali, che avevano aperto al 7,3%, sono scesi sotto la soglia psicologica del 7%.
Quell'assalto ai Buoni del Tesoro sulla scia di sir Francis Drake
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Non è potentissimo, ma "l’effetto Monti" c’è. Diverse banche d’affari internazionali negli ultimi giorni avevano valutato positivamente la prospettiva di un governo di larghe intese guidato dall’ex commissario europeo e capace di mettere in pratica le riforme promesse dall’Italia all’Europa. La nomina di Mario Monti a senatore a vita, annunciata dal presidente Giorgio Napolitano mercoledì, a Borse chiuse, segna un passo importante in questa direzione. I mercati sembrano apprezzare.Sono infatti i movimenti in corso nella politica italiana a spiegare, almeno in buona parte, la relativa tranquillità trovata ieri a Piazza Affari e sul mercato dei titoli di Stato. Il rendimento dei Btp decennali, che aveva aperto al 7,3%, è sceso sotto la soglia psicologica del 7%. Lo 6,9% della chiusura di ieri, con uno spread di 512 punti rispetto ai Bund tedeschi, non è ovviamente un tasso rassicurante, in particolare perché il tasso dei Btp a 5 anni resta superiore a quello dei decennali, con una "inversione" che gli analisti leggono come timore di un’insolvenza nel medio termine. Ma l’interruzione dell’impennata del rendimento non era scontata ed è un buon segnale, così come lo è stato l’esito dell’asta dei Bot a un anno, che per quanto abbiano pagato tassi record hanno dimostrato che la domanda per il debito italiano non manca. A dare una mano all’Italia ci ha pensato comunque ancora una volta la Banca centrale europea, che secondo gli operatori ieri ha comprato titoli sul mercato secondario con una strategia «aggressiva».La bufera del debito europeo ha messo il nostro Paese al centro – dato che Grecia, Irlanda e Portogallo si erano già arresi – e si sta allargando anche in altri terreni. Aree fragili come la Slovenia, costretta a pagare un tasso del 6,5% sui suoi titoli decennali (il record dall’ingresso di Lubiana nell’euro), ma anche terreni che sembravano inattaccabili. Come la Francia. La seconda economia d’Europa assiste spaventata al rapido aumento dello spread tra i suoi Oat (sigla che sta per Obligations Assimilables du Trésor) e i Bund, ieri salito da 155 a 169 punti. Anche in questo caso è un record: da quando esiste la moneta unica i creditori non avevano mai considerato Parigi così lontana, economicamente parlando, da Berlino. A complicare le cose, per la Francia, ci ha pensato anche Standard & Poor’s che ieri ha mandato per errore ai suoi abbonati una nota in cui ventilava il taglio del rating transalpino, salvo poi smentirla dopo pochi minuti con la conferma della tripla A. Oggi i titoli decennali francesi pagano un tasso del 3,46%, quelli tedeschi l’1,7%, un tasso che continua a scendere affossato dagli acquisti di chi è in fuga dal rischio. Il 3,5% è sicuramente gestibile ma anche temibile, considerata l’accelerazione che sanno prendere i rendimenti di questi tempi. Finché l’Unione monetaria non troverà un modo per dare a chi è abituato a prestare soldi ai suoi Stati la sicurezza che quei prestiti non sono a fondo perduto la tensione resterà alta.Nell’attesa, anche Piazza Affari sfrutta "l’effetto Monti". Dopo l’asta dei Bot, la Borsa di Milano ieri è arrivata a guadagnare anche il 3%. A fine seduta l’indice Ftse Mib ha chiuso con un più modesto +1%, che viene dopo il terrificante -3,8% di mercoledì. In Europa anche Francoforte è riuscita a chiudere positiva (+0,7%), mentre Londra, Parigi e Madrid hanno perso lo 0,3%. Come sempre a rendere Milano la piazza più variabile d’Europa è il forte peso che hanno le banche sull’indice generale. Agli istituti di credito è riuscito un parziale rimbalzo: Unicredit ha guadagnato il 3,9%, Intesa Sanpaolo e Ubi il 2,6%, Montepaschi l’1,3%, il Banco Popolare il 3,6%.on è potentissimo, ma "l’effetto Monti" c’è. Diverse banche d’affari internazionali negli ultimi giorni avevano valutato positivamente la prospettiva di un governo di larghe intese guidato dall’ex commissario europeo e capace di mettere in pratica le riforme promesse dall’Italia all’Europa. La nomina di Mario Monti a senatore a vita, annunciata dal presidente Giorgio Napolitano mercoledì, a Borse chiuse, segna un passo importante in questa direzione. I mercati sembrano apprezzare.Sono infatti i movimenti in corso nella politica italiana a spiegare, almeno in buona parte, la relativa tranquillità trovata ieri a Piazza Affari e sul mercato dei titoli di Stato. Il rendimento dei Btp decennali, che aveva aperto al 7,3%, è sceso sotto la soglia psicologica del 7%. Lo 6,9% della chiusura di ieri, con uno <+corsivo>spread<+tondo> di 512 punti rispetto ai Bund tedeschi, non è ovviamente un tasso rassicurante, in particolare perché il tasso dei Btp a 5 anni resta superiore a quello dei decennali, con una "inversione" che gli analisti leggono come timore di un’insolvenza nel medio termine. Ma l’interruzione dell’impennata del rendimento non era scontata ed è un buon segnale, così come lo è stato l’esito dell’asta dei Bot a un anno, che per quanto abbiano pagato tassi record hanno dimostrato che la domanda per il debito italiano non manca. A dare una mano all’Italia ci ha pensato comunque ancora una volta la Banca centrale europea, che secondo gli operatori ieri ha comprato titoli sul mercato secondario con una strategia «aggressiva».La bufera del debito europeo ha messo il nostro Paese al centro – dato che Grecia, Irlanda e Portogallo si erano già arresi – e si sta allargando anche in altri terreni. Aree fragili come la Slovenia, costretta a pagare un tasso del 6,5% sui suoi titoli decennali (il record dall’ingresso di Lubiana nell’euro), ma anche terreni che sembravano inattaccabili. Come la Francia. La seconda economia d’Europa assiste spaventata al rapido aumento dello spread tra i suoi Oat (sigla che sta per Obligations Assimilables du Trésor) e i Bund, ieri salito da 155 a 169 punti. Anche in questo caso è un record: da quando esiste la moneta unica i creditori non avevano mai considerato Parigi così lontana, economicamente parlando, da Berlino. A complicare le cose, per la Francia, ci ha pensato anche Standard & Poor’s che ieri ha mandato per errore ai suoi abbonati una nota in cui ventilava il taglio del rating transalpino, salvo poi smentirla dopo pochi minuti con la conferma della tripla A. Oggi i titoli decennali francesi pagano un tasso del 3,46%, quelli tedeschi l’1,7%, un tasso che continua a scendere affossato dagli acquisti di chi è in fuga dal rischio. Il 3,5% è sicuramente gestibile ma anche temibile, considerata l’accelerazione che sanno prendere i rendimenti di questi tempi. Finché l’Unione monetaria non troverà un modo per dare a chi è abituato a prestare soldi ai suoi Stati la sicurezza che quei prestiti non sono a fondo perduto la tensione resterà alta.Nell’attesa, anche Piazza Affari sfrutta "l’effetto Monti". Dopo l’asta dei Bot, la Borsa di Milano ieri è arrivata a guadagnare anche il 3%. A fine seduta l’indice Ftse Mib ha chiuso con un più modesto +1%, che viene dopo il terrificante -3,8% di mercoledì. In Europa anche Francoforte è riuscita a chiudere positiva (+0,7%), mentre Londra, Parigi e Madrid hanno perso lo 0,3%. Come sempre a rendere Milano la piazza più variabile d’Europa è il forte peso che hanno le banche sull’indice generale. Agli istituti di credito è riuscito un parziale rimbalzo: Unicredit ha guadagnato il 3,9%, Intesa Sanpaolo e Ubi il 2,6%, Montepaschi l’1,3%, il Banco Popolare il 3,6%.
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