sabato 26 febbraio 2011
La crescita in Italia stenta da quindici anni e i tassi di sviluppo si attestano oggi intorno all'1%. Il governatore della Banca d'Italia, nel suo intervento al Forex di Verona, insiste su un messaggio: è la crescita la priorità delle priorità. La ricetta per invertire la rotta si fonda soprattutto sulla necessità di eliminare burocrazia.
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La crescita in Italia stenta da 15 anni e i tassi di sviluppo si attestano oggi intorno all'1%. Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nel suo intervento al Forex di Verona, insiste su un messaggio che si ripete in tutte le sue uscite pubbliche: è la crescita la priorità delle priorità. La ricetta per invertire la rotta si fonda soprattutto sulla necessità di eliminare burocrazia. «A beneficio della crescita di tutta l'economia andrebbe un assetto normativo ispirato, pragmaticamente, all'efficienza del sistema», sostiene il numero uno di Via Nazionale, evidenziando che «nonostante i passi in avanti, l'Italia si segnala ancora in tutte le classifiche internazionali per l'onerosità degli adempimenti burocratici, specie quelli addossati alle imprese».L'analisi di Draghi si fonda ovviamente sui numeri. «In Italia i tassi di sviluppo sono attorno all'1%. L'espansione produttiva si concentra nelle aziende esportatrici, in particolare in quelle grandi, rivolte alle economie emergenti. La domanda interna rimane debole, specie nella componente dei consumi, su cui gravano più che in altre economie dell'area le incerte prospettive dell'occupazione e un perdurante ristagno dei redditi reali delle famiglie», sintetizza il numero uno di Via Nazionale.Le difficoltà che stanno incontrando le banche italiane «non sono transitorie» e per questo servono «azioni strutturali». Questo il messaggio, espresso a "braccio", rispetto al testo ufficiale, dal governatore della Banca d'Italia Mario Draghi nel suo intervento al Forex di Verona parlando alla platea di banchieri e operatori finanziari cui ha ricordato come «il contesto globale in cui operano le banche italiane è cambiato».GIOVANI PENALIZZATI NELL'INGRESSO AL LAVOROIn Italia «vige il minimo di mobilità a un estremo, il massimo di precarietà all'altro. È uno spreco di risorse che avvilisce i giovani e intacca gravemente l'efficienza del sistema produttivo». I salari di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, denuncia quindi il numero uno di Via Nazionale, «in termini reali, sono fermi da oltre un decennio su livelli al di sotto di quelli degli anni Ottanta». La recessione «ha reso più difficile la situazione» e il tasso di disoccupazione giovani «sfiora il 30%", ricorda inoltre il governatore».
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