
Il tavolo dei relatori della prima giornata della Seconda Assemblea sinodale dell'Aula Paolo VI - Agenzia Romano Siciliani
La Seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia (31 marzo-4 aprile 2025) è chiamata a discutere e approvare le Propositiones, ovvero le proposte e le indicazioni concrete – sia come esortazioni e orientamenti sia come determinazioni e delibere – da consegnare al Consiglio episcopale permanente e all’80ª Assemblea generale della Cei (26-29 maggio 2025). Il Consiglio episcopale permanente e l’80ª Assemblea generale della Cei, a loro volta, dovranno dare forma definitiva alle Propositiones: queste costituiranno il nucleo del Liber Synodalis, da riconsegnare poi alle Chiese locali per la ricezione e la verifica successiva. Il Cammino sinodale delle Chiese in Italia parte ufficialmente nel 2021. Ma le sue radici e la sua gestazione rimandano più indietro nel tempo. E rimandano all’indizione del Sinodo universale che, per le Chiese in Italia, ha rappresentato l’occasione per dare seguito ad alcune indicazioni offerte negli anni da papa Francesco: a partire dal Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, nel 2015, quando il Pontefice parlò di «stile sinodale». Rispondendo agli appelli del Papa, raccolti e assunti dalla 74ª Assemblea generale della Cei, nel maggio 2021 è stato avviato il Cammino sinodale delle Chiese in Italia, ufficialmente apertosi in tutte le diocesi il 17 ottobre 2021 e teso a prestare orecchio a «ciò che lo Spirito dice alle Chiese». Un percorso articolato in tre fasi nell’arco di cinque anni: la fase narrativa (2021-2022; 2022-2023), quella sapienziale (2023-2024) e quella profetica (2024-2025), con il passaggio cruciale rappresentato dalla Prima Assemblea sinodale del 15-17 novembre 2024.
Il compito è «delicato», ma il risultato «dipenderà da noi, dal nostro lavoro serio e saggio di questi giorni, audace e pieno di speranza». L’atteggiamento da tenere è perciò quello dei «pellegrini di speranza», cioè di chi si mette in cammino accanto agli altri con lo zaino in spalla non illuminando dall’alto come “fari” il tragitto altrui. Il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, aprendo oggi a Roma la Seconda Assemblea sinodale, si augura che alla fine del Cammino iniziato oramai quattro anni fa dalla Chiesa italiana «si possa dire che costruiamo comunità aperte, piene di Dio e di umanità». L’orizzonte è chiaro. Bisogna rimettere il Vangelo nella circolazione dell’umano discorso, «espressione bellissima per dire – aggiunge il porporato – far scorrere la Parola di Dio nelle vene della società, nei pensieri, nelle discussioni e nelle parole dei contemporanei, nella vita delle persone e nella cultura. Non ci rassegniamo davanti alla realtà malata della società, come se non si avesse niente da dire o da dare».
La Chiesa italiana, recependo l’input che il Papa fece all’Ufficio catechistico nazionale il 30 gennaio 2021, si è messa in cammino con l’umiltà di scoprire man mano il significato del termine “sinodale”, «quanto sia una dimensione costitutiva e indispensabile della Chiesa, scelta di pensarsi insieme, nella vita, nel cammino per la gioia che vogliamo raggiunga tutti». Ha attraversato la fase dell’ascolto, del discernimento e adesso si appresta a tirare le fila, entrando nella fase della profezia. Ultimo tassello in cui attendono scelte importanti, «di stile ecclesiale e di merito – aggiunge –. Sarebbe un tradimento dello spirito del Cammino sinodale pensare che tutto sia finalizzato a un mero cambio di strutture esterne».
E a caratterizzare il percorso per arrivare alla meta è la gioia cristiana, una gioia «nostra nel senso che è di tutta la Chiesa ed è anche aperta, offerta con rara gratuità a ogni donna e uomo di questo nostro tempo. Il Cammino sinodale ci ha insegnato a non restare soli, a non pensarci da soli arrivando a temere di perderci». La gioia cristiana che il Cammino sinodale ha concretamente mostrato, infatti, «è comunitaria, ecclesiale, non per élite di Chiesa, ma finalmente al plurale e per tutti». Ma non c’è gioia cristiana se non inserita nel proprio tempo, ricorda l’arcivescovo di Bologna, per cui è necessaria per la Chiesa cattolica anche «l’attitudine positiva al dialogo con il mondo, franco, sereno, maturo, propositivo e, se necessario, critico, sempre audace per difendere il Signore e la persona. Questo dialogo è essenziale: non c’è infatti gioia cristiana senza inserimento pieno nella storia, senza coinvolgimento attivo nelle vicende della gente, senza lettura dei segni dei tempi, senza amore per tutti, soprattutto per quanti si trovano relegati, loro malgrado, nelle periferie esistenziali».
Il metodo è quello mostrato da papa Francesco che – ricorda il cardinale Zuppi – «del gaudium ha fatto la cifra del suo ministero, per liberare da un cristianesimo triste, ripiegato su di sé, ridotto a tranquillizzante, inquieto per l’interno e non per il mondo, ossessionato difensore delle proprie paure che scambia per verità perché ha perso il senso della storia, diventando giudice purista, attivo pelagiano che si fida delle opere o gnostico innamorato del proprio ragionamento o interpretazione di vario segno». Ecco perché occorre prendere esempio da lui, «il servo dei servi che ci ricorda che siamo qui solo per servizio».
Non a caso nella preghiera iniziale dell’incontro nell’Aula Paolo VI il vescovo Claudio Giuliodori, assistente ecclesiale dell’Università Cattolica, ricorda il Papa che «avremmo voluto fosse qui con noi, gli siamo vicini e preghiamo per lui».
Papa Francesco ci sta offrendo fin dall’inizio del suo pontificato «una singolare testimonianza di unità tra carisma profetico e ministero istituzionale, rappresentando entrambe le dimensioni nella concreta forma del servizio petrino da lui scelta e vissuta». A ricordarlo Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, vicepresidente della Cei e presidente del Comitato nazionale, aggiungendo che «non ha senso la contrapposizione tra ministero e carisma, tra profezia e istituzione: nessuno di noi deve temere che gli altri vogliano ridurre la profezia o, al contrario, scardinare l'istituzione. La Chiesa nella sua interezza, come popolo di Dio pellegrino nella storia, incarna entrambe le dimensioni». La vera profezia, oggi, pensando ancora alla testimonianza di papa Francesco, che «ci appare ancora più grande in queste settimane di sofferenza così intensa per lui – prosegue l’arcivescovo – è la scelta di affermare nella vita e nelle parole il Vangelo integrale, mostrando che tutto è connesso: che la persona umana va custodita sia nella sua dignità individuale, inviolabile e indisponibile, che la rende soggetto di diritti, sia nella sua vocazione relazionale, che le assegna dei doveri nei confronti della società; che proprio questa dignità ci porta a rispettare allo stesso modo la vita nascente e morente, come la vita degli indigenti e dei migranti; che la cura della pace e del creato vive della stessa logica della cura della famiglia e dell'educazione».
Il Cammino che ha intrapreso la Chiesa, «che è viva», non ha mai perso di vista «l’orizzonte complessivo e ispiratore che è la missione nello stile della prossimità, che diventa appello alla conversione personale e comunitaria, attraverso la formazione e la corresponsabilità», il filo rosso che lega l’intervento di monsignor Castellucci, sottolineando che «non siamo qui per piantare delle bandierine sulle singole affermazioni, cercando a tutti i costi di inserire la parola o la frase che ci identifica come singoli o come gruppi; siamo qui per aiutare le Chiese in Italia ad essere – come ci chiese papa Francesco al Convegno di Firenze – comunità umili, disinteressate e beate».
Un cammino «ora su ciottoli, ora sul selciato, ora su chiazze d’asfalto», l’immagine evocata da Lucia Capuzzi, giornalista di Avvenire e membro del Comitato nazionale del Cammino sinodale, per descrivere come «le nostre gambe hanno scoperto l’armonia di muoversi al ritmo dettato dal percorso. Senza salti o forzature». Ora tuttavia è il momento di tradurre in scelte e decisioni quanto appreso nel Cammino. «Vogliamo farlo con umiltà e determinazione. Non si tratta di distruggere per riedificare. Né tanto meno di cambiare tutto – aggiunge – perché ogni cosa resti com’è. Il verbo che ci guida in questo compito è “snellire”: alleggerire quanto è diventato troppo pesante per camminare insieme».
CHI SONO I PARTECIPANTI
Sono 957 i partecipanti alla Seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia che si è aperta ieri a Roma. Rappresentano 219 delle 226 diocesi della Penisola, secondo i dati diffusi dalla Cei. I laici costituiscono gran parte dei presenti: sono in totale 442. A seguire ci sono i sacerdoti: 246 il numero complessivo. Poi i vescovi: 176 in rappresentanza dell’episcopato italiano. Quindi i religiosi e le religiose: 44. Ancora: i consacrati sono 31 e infine i diacono sono 18. Gli uomini che prendono parte ai lavori sono 664, mentre le donne sono 293.
L’Assemblea è formata da 761 delegati. Ad essi si aggiungono 78 invitati, 66 membri del Comitato nazionale per il Cammino sinodale, 20 della presidenza e 32 della segreteria generale della Cei. La regione con il maggior numero di diocesi presenti è la Campania: 25 in totale. Seguono la Puglia con 19, il Lazio e la Sicilia con 18 per ciascuno, la Toscana con 17, il Piemonte, l’Emilia-Romagna e il Triveneto con 15 a testa e le Marche con 13. Le Chiese locali della Calabria che hanno i loro delegati a Roma sono 12; quelle di Abruzzo e Molise sono 11; le diocesi della Lombardia presenti ai lavori sono 10, come quelle della Sardegna. L’Umbria conta 8 diocesi , la Liguria 7 e la Basilicata 6.
Domani, martedì, è la seconda giornata di lavoro e comincerà alle 8.30 con la Messa nella Basilica di San Pietro presieduta dal segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin (la celebrazione sarà trasmetta in diretta da Tv2000). Alle 9.30 prenderà il via nell’Aula Paolo VI la discussione in assemblea che proseguirà per l’intera mattinata fino alle 12.30 quando è previsto l’intervento dell’arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, Erio Castellucci, presidente del Comitato nazionale. Poi l’incontro si sposterà all’Hotel Ergife dove alle 15.30 inizieranno i gruppi di lavoro con il confronto sul testo e l’elaborazione proposte di emendamenti. Al termine la celebrazione dei Vespri.
Mercoledì, invece, dopo la mattinata dedicata ancora al confronto in gruppi, sarà la giornata del pellegrinaggio giubilare alla Basilica di San Pietro con il passaggio della Porta Santa e la Messa nella stessa Basilica Vaticana.
Play2000, la piattaforma streaming di Tv2000 e inBlu2000, sta trasmettendo in streaming e on demand i lavori della seconda Assemblea sinodale. Martedì viene proposta alle 8.30 la Messa presieduta dal cardinale Parolin e mercoledì dalle 15.45 il pellegrinaggio giubilare.