
Le toghe in sciopero a Milano - Ansa
La mobilitazione dei magistrati, indetta dall'Anm, arriva in 29 città di tutta Italia. Con coccarde tricolori sulle toghe e una copia della Costituzione tra le mani, i magistrati si schierano contro la riforma della Giustizia che prevede la separazione delle carriere e che dopo l'approvazione in prima lettura alla Camera è ora all'esame della commissione Affari costituzionali del Senato. Le toghe dicono no a questa distinzione tra pubblici ministeri e magistratura giudicante, ma più in generale a un disegno di legge che non stanzia risorse e non agisce su altre problematiche, come carenze di personale e velocità dei processi, anche alla luce dei malfunzionamenti del sito per il processo penale telematico.
Tante le assemblee pubbliche e le manifestazioni organizzate da Nord a Sud. A Milano oltre un centinaio di magistrati hanno alzato riproduzioni di copie della Costituzione e consegnato dei volantini ai cittadini in cui spiegano che cos'è la magistratura, cosa significa separazione delle carriere, e smontano quelle che, secondo i magistrati, sono falsità in merito ai punti della riforma. «Su questi volantini abbiamo sintetizzato quello che è il contenuto del disegno di legge costituzionale di riforma e i possibili effetti che questo disegno di legge potrà avere sul sistema normativo complessivo - ha spiegato Manuela Andretta, presidente della Ges Milano (Giunta Esecutiva Centrale) dell'Anm -. In particolare su quello che è il cardine dello Stato di diritto, cioè il principio della separazione tra i poteri dello Stato».
L'adesione allo sciopero dei magistrati del Tribunale di Milano «è di circa il 90 per cento»: lo ha annunciato il presidente del Tribunale milanese Fabio Roia all'inizio del suo intervento all'assemblea pubblica nell'aula magna del Palazzo di Giustizia, che ha avuto una grande partecipazione. «Ho paura quando non si rispettano le sentenze e quando si vogliono le sentenze piegate alle aspettative politiche», ha aggiunto Roia. «Il tema della riforma è la non accettazione delle decisioni - ha spiegato - e penso che anche se le affidassimo all'intelligenza artificiale o a un algoritmo non si risolverebbe il problema e si potrebbe dire che l'algoritmo è eversivo». Roia ha infine spiegato il senso dello sciopero, ossia «dare uno scossone». Critica durante il suo intervento anche la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni. «Questa riforma non rende più efficiente e veloce il processo penale, ed è questa la prima grande emergenza del nostro sistema e anzi nel medio e lungo periodo aggraverà la situazione. Con quale personale amministrativo e con quali risorse la affronteremo?», domanda Nanni. «Non siamo qui per contestare il governo, ma per dare il nostro punto di vista tecnico - ha specificato invece Giuseppe Ondei, presidente della Corte d'Appello di Milano -. Non dobbiamo illuderci, questa riforma non inciderà in alcun modo sull'efficienza del sistema giustizia, non devono essere usati termini demagogici».
Una perplessità che riecheggia in diversi interventi della giornata. «La riforma - ha osservato Mario Bendoni, presidente dell'Anm del Piemonte, aprendo l'assemblea pubblica organizzata a Palazzo di Giustizia di Torino - preoccupa anche perché non è a se stante, ma è calata in un contesto di attacchi continui non solo contro la magistratura nel suo complesso, ma verso singoli colleghi colpevoli solo di avere preso decisioni sgradite alla maggioranza politica di turno. È un clima di insofferenza verso l'esercizio della funzione di controllo da parte della magistratura che purtroppo non si respira soltanto in Italia». L'adesione allo sciopero a Torino supera abbondantemente, in certi settori, il 70%. Stessa percentuale che si ritrova per esempio nell'adesione dei magistrati della Corte d'Appello di Palermo, dove dunque non si terranno le udienze, salvo nei casi previsti dal codice di autoregolamentazione. Alta adesione anche a Messina, Bari (dove secondo le prime stime si arriva all'80%) e Genova che tocca il 95% delle toghe in procura e l'80 al tribunale: qui le parole di Piero Calamandrei sono state affidate all'attore Antonio Albanese che ne ha letto un brano durante l'assemblea indetta dall'Anm ligure a Palazzo di Giustizia.
Anche a Roma l'adesione è intorno all'80%. Lo ha annunciato il segretario generale dell'Anm Rocco Maruotti prendendo la parola all'assemblea pubblica nella Capitale. Di fronte a una riforma così - ha chiarito - non ci sono margini per una trattativa: «Per noi non ci sono soluzioni di compromesso o possibili accomodamenti al ribasso. Tra le varie iniziative romane c'è stato il flash mob davanti alla Corte di Cassazione, organizzato dall'Anm. Una prima replica a questa come a tutte le altre azioni dei magistrati in tutta Italia, è arrivata dal senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri. «Non saranno il flash mob, il ricorso a comici come Cetto La Qualunque nel corso delle manifestazioni dei magistrati e non saranno le intimidazioni togate che ci indurranno a rinunciare alla riforma della giustizia. Il Parlamento andrà avanti. In nome della Costituzione, della democrazia, della separazione dei poteri. Scioperi dal sapore eversivo, non bloccheranno il cammino della democrazia. Vogliamo la certezza della pena, una giustizia rapida e la fine dell'uso politico della giustizia. Non ci faremo fermare. Andremo avanti. Le minacce al Parlamento ci riportano a momenti antichi di cui l'Italia non ha nessuna nostalgia», ha commentato Gasparri.
«Non è una legge già approvata, c'è un dibattito attualmente in corso quindi non vedo perché i magistrati non possano partecipare con vari strumenti al dibattito», puntualizza rispetto alle polemiche Cesare Parodi, presidente dell'Anm. «Crediamo di potere e forse dovere dare la nostra opinione su un processo di modifica, legittimo da proporre, ma che mira a un risultato che secondo noi non è ottimale per i cittadini».