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Pensate che la consuetudine al litigio possa indebolire il vostro rapporto di coppia? Sbagliate, litigare fa bene, risalda la relazione perché permette di chiarire le reciproche posizioni, evita il risentimento, permette di affrontare i problemi a viso aperto. Certo, per litigio si intende un confronto aperto, anche vivace, non certo uno scontro da ring con botte e lesioni. E per “litigare bene” occorre tenere presente una serie di “norme” che servono per rendere il dibattito costruttivo e non distruttivo, come spesso purtroppo accade.
Lo spiegano i coniugi Julie Schwartz Gottman e John Gottman nel libro D’amore e non d’accordo. Quando litigare fa bene alla coppia (Raffaello Cortina Editore, pagg.295, euro 23) da pochi giorni in libreria. Lei è psicologa clinica, lui docente emerito di psicologia all’Università di Washington. Insieme hanno fondato il Gottman Institute che si occupa appunto di studi sulla stabilità della coppia e scritto decine di saggi. In quest’ultimo mettono nero sui bianco trent’anni di osservazioni su migliaia di coppie e spiegano come superare alcuni luoghi comuni a proposito del conflitto. Sostengono, per esempio, con una serie di osservazioni sostenute dai fatti, che la rabbia non è un’emozione pericolosa e che molti litigi, specialmente all’inizio della relazioni, non sono predittivi di una conclusione sfortunata.
Anzi, le relazioni ad alta conflittualità – specialmente se il conflitto viene guidato dalle donne – sono quelle che finiscono per essere più forti e di maggior successo. Questo perché le partner femminili, spiegano gli esperti, sono più abituate a mettere al centro i problemi e non i difetti, presunti, dei partner. Mentre le relazioni a bassa conflittualità si rivelano solitamente quelle più fragili. C’è un segreto in questo rapporto che trasforma il litigio in risorsa? Certo, la consapevolezza di considerare il litigio come percorso verso la comprensione reciproca. Anzi, «senza conflitti, senza litigi, non saremmo in grado di comprenderci appieno e di amarci appieno». Ecco perché occorre imparare al più presto le tecniche del buon litigio se si desidera gettare le basi per una relazione lunga e soddisfacente. I coniugi Gottman mettono in fila allo scopo una serie di consigli. Quando si litiga occorre prima di tutto descrivere con sincerità le proprie emozioni, non quelle del partner. Prendersela con i difetti del partner, elencando mancanze e caratteristiche negative di lei o lui, non solo non serve a nulla, ma contribuisce a dilatare in conflitto. Meglio spiegare con sincerità i motivi per cui si è arrabbiati.
Altro consiglio prezioso riguarda l’esigenza di “spiegare i propri bisogni positivi”, che vuol dire evitare ogni attacco diretto al partner che avrebbe un unico effetto: quello di porlo/a sulla difensiva. Durante il confronto è obbligatorio accettare qualche compromesso, senza rinunciare del tutto alle proprie posizioni. Flessibilità sì, ma senza sacrificare i punti che si ritengono irrinunciabili. « Lo scopo di un qualsiasi conflitto – aggiungono Julie e John Gottman – non è vincere, ma comprendere il partner più profondamente ». Ecco perché l’avvio di un contrasto, soprattutto se sono in gioco questioni importanti, dev’essere morbido, per quanto possibile propositivo e non oppositivo. « Nel 97 per cento dei casi – ricordano i due esperti – un conflitto finisce nello stesso modo in cui è cominciato». Opportuno quindi avviare il confronto in modo delicato, tenendo viva la conversazione senza puntare il dito contro il partner.
Altra modalità vincente è quella dell’ascolto. Non pretendete di affermare subito il vostro punto di vista, lasciate spazio all’esposizione dell’altro. « Ascoltate il suo dolore anche se siete in disaccordo con i dettagli». Il buon ascoltatore – come la buona ascoltatrice – non trae conclusioni affrettate e non cerca di imporre il suo punto di vista, ma si assicura di aver compreso bene il parere del partner e si preoccupa che lui/lei si senta compreso/a. L’emotività non serve, come non serve alzare i toni. Anzi, quando vi accorgete che la discussione sta sfuggendo di mano, meglio fare una pausa, dichiarando in modo esplicito il desiderio di riprendere il problema dopo qualche minuto. Non serve continuare a ripetere «non posso credere che tu abbia detto questo» ma prendersi una pausa, meglio se allontanandosi dal campo visivo del partner, impegnandosi in qualche altra attività. Altro errore da evitare è la pretesa di risolvere ogni problema in una sola volta.
Secondo i coniugi Gottman i problemi ci accompagneranno per l’intera durata della relazione, quindi per tutta la vita c’è da sperare. Sbagliato quindi partire ogni volta lancia in resta per “sconfiggere” il partner e neppure per persuaderlo nella convinzione che la nostra sia l’idea più brillante, più innovativa. Basterebbe accontentarsi di “rendere positivo” il confronto, che significa raccontare se stessi, ascoltare il partner senza dare segnali di insofferenza, spiegare le proprie posizioni e rispettare in modo empatico le convinzioni espresse da lei/lui, senza quegli atteggiamenti che risultano sempre fastidiosi, come alzare gli occhi al cielo e scuotere la testa.
E se durante il litigio avete la sensazione di trovarvi agli antipodi rispetto al vostro partner, non vi resta – suggeriscono gli esperti – che utilizzare “la supposizione della somiglianza”. Di cosa si tratta? Significa individuare una caratteristica positiva in se stessi (« Penso di essere una persona razionale ») e vedere se la stessa caratteristica si può cogliere anche nel partner. Allo stesso modo, se durante il litigio cogliete in lui/lei una caratteristica negativa («Guarda come si sta dimostrando rigido/a»), fate un esame di coscienza per individuare anche in voi stessi situazioni che vi hanno indotto a dimostrarvi tale. Se è vero che durante il litigio si manifestano le differenze, è altrettanto vero che vengono a galla anche le somiglianze. E su quelle è opportuno puntare per sottolineare che, in fondo entrambi avete come obiettivo la stessa cosa, cioè a risolvere un problema che vi sta a cuore.