lunedì 6 luglio 2020
Nei primi tre mesi dall'inizio della pandemia le ore lavorate sono crollate del 28%. Si ampliano le diseguaglianze: autonomi, precari, giovani e donne le categorie più colpite
Le offerte di lavoro sono crollate del 30% durante il lockdown

Le offerte di lavoro sono crollate del 30% durante il lockdown - Ansa

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Questa che stiamo attraversando è la crisi peggiore dai tempi della Grande depressione. L’effetto della pandemia di Covid-19 sull’economia mondiale è stato devastante. Il Pil nei Paesi Ocse è diminuito del 15% nella prima metà del 2020 mentre il tasso di disoccupazione ha fatto un balzo in avanti passando dal 5,2% di febbraio all’8,4% di maggio. In questo quadro drammatico spicca la situazione italiana, una delle peggiori per quanto riguarda gli effetti sull’occupazione – come ermerge dal focus «L’Italia a confronto con gli altri Paesi» realizzato dall’Ocse e presentato oggi – sia per quanto riguarda il margine estensivo (meno occupati) che quello intensivo (meno ore tra chi è rimasto al lavoro).

Nei primi tre mesi della crisi le ore lavorate sono crollate del 28%. Nonostante le misure messe in atto dal governo per aiutare le imprese e le famiglie le richieste di sussidio di disoccupazione (Naspi) sono aumentate del 40% rispetto all’anno scorso. L’aumento della disoccupazione è stato causato soprattutto dal mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato e dal congelamento delle assunzioni: le offerte di lavoro on-line sono diminuiti del 30%. A pagare il prezzo più alto sono stati gli autonomi, i precari, i giovani e le donne. La crisi rischia di ampliare il divario tra i lavoratori più tutelati e meglio retribuiti (che in media avevano il 50% di probabilità di lavorare in smartworking) e quelli con salari più bassi che avevano il doppio delle probabilità di rimanere senza lavoro.

Le previsioni per il futuro non sono rosee. L’Ocse ha esaminato due scenari differenti legati all’andamento del virus. Se non ci sarà una seconda ondata di Covid-19 la disoccupazione dovrebbe raggiungere il 12,4% a fine 2020, cancellando quattro anni di lenti miglioramenti, e poi scendere gradualmente all’11% entro la fine dell’anno prossimo. Nel caso in cui invece ci sia una nuova epidemia in autunno la disoccupazione aumenterebbe in maniera strutturale rimanendo all’11,5% anche alla fine del 2021.

Il pacchetto di misure prese per contrastare la crisi, dalla cassaintegrazione al reddito di emergenza al bonus autonomi, è senza precedenti ma dopo l’estate si dovrà trovare, sottolinea l’Ocse, «un nuovo equilibrio tra sostegno a chi è in difficoltà, ristrutturazioni dove necessario e creazione di nuovi posti di lavoro». Il 49% dei lavoratori in Italia è occupato in settori che richiedono un certo grado di interazione fisica quindi si dovrà investire sulla sicurezza. La cassaintegrazione deve essere adattata in modo da dare a imprese e lavoratori gli incentivi per riprendere l’attività o trovare un altro posto di lavoro, bisognerebbe inoltre riconsiderare il divieto di licenziamento e i limiti all’assunzione di lavoratori con contratto a tempo determinato per evitare che siano i lavoratori precari i più colpiti. Sono soprattutto i giovani quelli che rischiano di restare fuori dal mercato. Da qui la proposta di far ripartire iniziative come Garanzia giovani, avviare programmi di formazione anche on-line e prevedere incentivi all’assunzione delle categorie più vulnerabili.

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