mercoledì 3 gennaio 2024
Nel 2021 risulta pari a 83,6 miliardi di euro, con una diminuzione di 2,7 miliardi (-3,1%) rispetto al 2020
Il ministro Giancarlo Giorgetti

Il ministro Giancarlo Giorgetti - Reuters

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L'evasione fiscale e contributiva costa alle casse dello Sato mancate entrate per quasi 84 miliardi di euro. Una mole di sommerso ancora elevata, su cui pesano soprattutto le sotto-dichiarazioni e il lavoro irregolare. Ma guardando l'orizzonte degli ultimi anni il tax gap si conferma comunque in progressiva riduzione. A fotografare la situazione è il Mef-Ministero dell'Economia e delle Finanze nel documento che aggiorna la Relazione 2023 sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva per gli anni 2016-2021. Nel complesso, sulla base dei nuovi numeri aggiornati con gli ultimi dati Istat, l'evasione fiscale e contributiva nel 2021 risulta pari a 83,6 miliardi di euro, di cui circa 73,2 miliardi di mancate entrate tributarie e 10,4 miliardi di mancate entrate contributive. In particolare, aumenta il gap Irpef (circa 2,1 miliardi, di cui 100 milioni per i lavoratori dipendenti irregolari e quasi 2 miliardi per lavoratori autonomi e le imprese). Si riduce invece il gap Iva (-3,9 miliardi), il gap da locazioni (-336 milioni) e Imu (-135 milioni). Sostanzialmente stabile quello relativo a Ires (+33 milioni), Irap (+86 milioni) e accise (+31 milioni). Rispetto al 2020 il tax gap mostra comunque una diminuzione, pari a 2,7 miliardi (-3,1%), di cui 2,2 miliardi sono relativi all'evasione fiscale (-2,9% rispetto al 2020) e 0,5 miliardi all'evasione contributiva (-4,3% rispetto al 2020). Tra il 2016 e il 2021 il tax gap si è progressivamente ridotto (con l'eccezione del 2017, in cui è salito a 108,5 miliardi), passando da 107,7 a 83,6 miliardi, con un calo complessivo di oltre 24 miliardi. Mostra invece una "ripresa", si evidenzia nel documento, il valore aggiunto generato dal sommerso economico nel 2021, attestandosi a 173,9 miliardi, in aumento di 16,5 miliardi rispetto al 2020. La sua incidenza sul Pil si è comunque mantenuta costante al 9,5%, 0,7 punti percentuali al di sotto di quanto osservato nel 2019 (10,2%). Le componenti più rilevanti dell'economia sommersa sono quelle legate alla correzione della sotto-dichiarazione del valore aggiunto e all'impiego di lavoro irregolare, che nel 2021 generano, rispettivamente, il 52,6% e il 39,2% del valore aggiunto complessivo attribuito all'economia sommersa. Meno rilevante, ma comunque significativo (8,3%), evidenzia il documento, è il contributo delle altre componenti (mance, fitti "in nero" e integrazione domanda-offerta). A livello settoriale, poi, si registra una riduzione importante di 1,2 punti percentuali del peso del sommerso in agricoltura, costruzioni e commercio, trasporti, alloggio e ristorazione; mentre, si osserva un significativo incremento nei servizi professionali, scientifici, tecnici e di supporto alle imprese (+1,2 punti percentuali), negli altri servizi alle persone (+0,6 punti percentuali) e nei servizi di informazione e comunicazione e attività finanziarie e assicurative (+0,5 punti percentuali, in entrambi i settori).

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