giovedì 19 marzo 2015
​Confermata la svolta della Banca centrale Usa. Il primo rialzo possibile anche a giugno.
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La Federal Reserve non è più 'paziente', ma ciò non significa che sia 'impaziente' di aumentare i tassi d’interessi a breve termine Usa, fermi attorno allo zero da oltre sei anni. Ai mercati, che scommettono da tempo su un aumento del costo del denaro americano verso la metà dell’anno alla luce dei segnali di consolidamento della ripresa Usa, il presidente della banca centrale Usa, Janet Yellen, ha risposto con ironia, confermando però le loro attese.  Alla fine della riunione di due giorni del comitato decisionale, la Fed ha ribadito dunque l’intenzione non imminente, ma prossima, di mettere fine al lungo periodo di tassi ai minimi storici, riflettendo il suo ottimismo che l’economia Usa non abbia più bisogno di aiuto. In realtà la disoccupazione Usa rimane superiore a livelli normali in un’economia sana, e la Fed ha riconosciuto che l’inflazione è calata al di sotto del ritmo annuale del 2%, considerato desiderabile. Ma nella dichiarazione finale la Banca ha ugualmente eliminato ogni riferimento alla recente promessa di rimanere 'paziente' nel decidere quando iniziare ad aumentare i tassi. Se allora 'resta improbabile' un aumento al termine della prossima riunione del comitato, nel mese di aprile, non se ne può escludere uno a giugno. Una posizione che ha ricevuto il sostegno unanime degli altri nove membri votanti del Federal Open Market Committee.  La previsione è che il tasso di riferimento della Fed raggiunga lo 0,75% entro la fine dell’anno. Yellen, ieri, ha però evidenziato che la ripresa resta incompleta: buoni posti di lavoro sono ancora difficili da trovare e la crescita dei salari resta bassa. Alcuni analisti hanno di recente tagliato le previsioni di crescita statunitensi per il primo trimestre 2015 in seguito a dati deludenti sulla spesa dei consumatori. Ci sono inoltre preoccupazioni che il dollaro forte danneggerà le esportazioni americane. Yellen ha infatti ammesso che le attese sull’economia Usa sono state riviste al ribasso per quest’anno anche a causa della forza del dollaro, ma di essere fiduciosa che l’economia continuerà a crescere.  La scommessa dei mercati che la Federal Reserve si stesse preparando al primo rialzo dei tassi in un decennio, e la divergenza rispetto alla politica economica della Banca centrale europea, che ha da poco avviato il suo programma di acquisto di buoni del tesoro di Paesi dell’Eurozona per stimolare la crescita, ha spinto il biglietto verde ai massimi da oltre 11 anni sull’euro. «Non è possibile quantificare in che misura questo inciderà – ha detto Yellen – ma è possibile che le esportazioni peseranno sulle prospettive di quest’anno». Ma gli Stati Uniti guardano «a cosa succede nel contesto globale – ha aggiunto il numero uno della Fed – pur mantenendo l’obiettivo di tenere le nostre cose in ordine e in linea con i target, nella consapevolezza che un’economia americana forte è un bene anche per gli altri Paesi».
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