venerdì 11 dicembre 2015
​Ma per i sindacati non si può parlare di ripresa vera: il lavoro è ancora poco.
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Segnali di miglioramento dal mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione scende nel terzo trimestre dell'anno all'11,7%, dal 12,3% del trimestre precedente. A certificarlo è l'ultimo report dell'Istat con i dati trimestrali (tendenza confermata dalla stima già diffusa per il mese di ottobre, che indica il tasso di disoccupazione in calo all'11,5%). Nello stesso trimestre, ma nel confronto annuo, gli occupati aumentano di 247mila unità e oltre la loro metà (+136mila) si concentra nel Mezzogiorno (dove tuttavia il tasso dei senza lavoro resta al top territoriale, al 19%). Questo fa sì che comunque, sottolinea lo stesso Istituto, per il secondo trimestre consecutivo "si riducono i divari territoriali".    Nel complesso, a crescere sono soprattutto i dipendenti a termine (+182mila) rispetto a quelli classificati come permanenti (+59mila), sempre nel confronto annuo. Il numero di occupati più giovani tra 15-34 anni torna ad aumentare, mettendo a segno un +56 mila. Il titolo di studio comunque paga: il tasso di occupazione cresce infatti di più tra i laureati, rispetto ai diplomati o a chi ha la licenza media.     I dati, però, per i sindacati non sono sufficienti per voltare pagina e parlare di ripresa vera. "L'occupazione continua ad essere bassa", sottolinea il segretario della Cgil, Susanna Camusso, per la quale "il nodo fondamentale continua ad essere quello della disoccupazione dei ragazzi, delle donne, di coloro che sono usciti o non riescono ad entrare nel mercato del lavoro. Si potrà parlare effettivamente di ripresa quando cambierà il dato strutturale della disoccupazione". I dati "ancora una volta testimoniano che siamo di fronte ad una ripresa in chiaroscuro, molto fragile e disomogenea", commenta il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, insistendo sulla necessità di mettere in campo interventi strutturali e di cambiare la legge Fornero per favorire l'ingresso dei giovani.    Il report dell'Istat conferma anche un'abitudine italiana: la prevalenza del canale informale nella ricerca di lavoro. Rivolgersi a parenti, amici e conoscenti resta infatti l'azione più diffusa e in crescita (89,2% nel terzo trimestre); dopo c'è l'invio di curriculum (73,1%) e poi internet (59,1%), azioni più frequenti tra i giovani e i laureati. Ed un elevato titolo di studio si conferma restare un vantaggio nel mercato del lavoro: il tasso di occupazione, sempre nel terzo trimestre dell'anno cresce, infatti, di più fra i laureati, attestandosi al 75,7% (+0,8 punti nel confronto annuo), rispetto al 63,2% di quello dei diplomati e al 43,5% del tasso riferito a chi ha al più la licenza media (+0,7 e +0,5 punti, rispettivamente)
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