martedì 9 maggio 2023
I dipendenti hanno ottenuto aumenti del 4%, a fronte dell'8,7% di crescita del costo della vita, e chiedono di più. La presidente però lotta contro la dinamica salari-inflazione
Christine Lagarde

Christine Lagarde - Reuters

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L’inflazione, è il caso di dirlo, tocca proprio tutti. Così come le battaglie sindacali non sono confinate solo a certi settori produttivi, ma anche alle banche. E quella per eccellenza in Europa, la Banca Centrale Europea, non fa eccezione. Lì dove si decide la politica monetaria dei Paesi dell’Unione, una politica in questi mesi restrittiva con l’aumento deciso dei tassi di interesse per provare a contrastare l’aumento del carovita, i lavoratori chiedono a gran voce un analogo rialzo dei salari per stare al passo con l’inflazione. Ma la presidente della stessa Bce, Christine Lagarde, va ripetendo da tempo che la dinamica per cui i salari crescono all’aumento dell’inflazione non è praticabile, visto che ciò contribuirebbe, in definitiva, all’inflazione stessa.

E insomma, un bel dilemma. Sta di fatto che mentre il carovita nell’eurozona ha toccato l’anno scorso l’8,4%, ai dipendenti della Bce viene riconosciuto un aumento degli stipendi del 4%, con una perdita quindi di potere d’acquisto del 4,4%. I sindacati sono quindi saliti sulle barricate, richiedendo incrementi di stipendio semi-automatici all’aumentare dell’inflazione. Ma c’è da tenere conto che l’aumento del 4% incassato è già il doppio del target dell’inflazione voluto dalla Bce (che spera con la sua politica di arrivare a un incremento del costo della vita del 2%) e anche in linea con la media di aumenti dei salari nell’eurozona. Carlos Bowles, vicepresidente del sindacato Ipso che rappresenta i dipendenti della Bce, ha chiesto tramite il Financial Times “un approccio più bilanciato” per stabilire la crescita degli stipendi, qualcosa di simile a quanto è già stato stabilito alla Commissione Europea.

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