venerdì 12 aprile 2013
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Poche sono le valli appenniniche dove si può trovare davvero di tutto, dalle nevi per gli sport invernali ai percorsi di trekking, dalle riserve naturalistiche ai boschi e ai vigneti, dai castelli ai borghi carichi di storia, dal lago ai corsi d’acqua per la pesca sportiva, dai santuari alle chiesette di campagna. E in capo a tutto un monte neppure altissimo, il Penice con i suoi 1500 metri scarsi, diventato tempio laico della più avanzata tecnologia delle telecomunicazioni grazie alle antenne che irradiano i segnali tv e fm su larga parte dell’Italia settentrionale.Siamo al confine tra la parte più meridionale della Lombardia, l’Oltrepò pavese, e il settore occidentale dell’Emilia, la provincia di Piacenza. Siamo in val Tidone, bacino sul quale esercitano il condominio due province, territorio di modesta ampiezza che è un po’ l’emblema dell’atavica propensione nazionale al campanilismo. Infatti le entità comunali sono una dozzina: Romagnese, Zavattarello e Ruino con Pavia, Pecorara, Nibbiano, Pianello, Castelsangiovanni. Borgonuovo, Sarmato, Caminata e Ziano con Piacenza. Confini che si incrociano, competenze che si confondono, dialetti che cambiano nel giro di qualche chilometro, il tutto che si coagula poi attorno ad un breve torrente dall’indole bizzarra, quel Tidone che trova le sorgenti sopra Casa Matti a ridosso del Penice e del Monte Alpe per poi gettarsi nel Po tra Sarmato e Rottofreno, quando ormai Piacenza è un tiro di schioppo.Valle tutta da visitare, quella del Tidone. O meglio, valle da gustare, centellinare, godere con tutti i sensi di cui il buon Dio ci ha dotato. La vista, per coglierne gli spazi sconfinati e luminosi dei crinali più ampi. L’udito, per ascoltare il silenzio dei boschi e la sinfonia delle cascate dei torrentelli. Il gusto, poi. Sì, il, gusto per trarre gratificazione immense da una cucina semplice ma ricca, ruspante eppure a volte elaborata che offre salumi senza uguali (la coppa piacentina è la fine del mondo per il buongustaio), ravioli, gnocchi fritti, pisarei e fasoe (gnocchetti con sugo a base di fagioli), cacciagione, formaggi, e poi - in stagione - quei tartufi che finiscono anche sul mercato di Alba contrabbandati come genuini delle Langhe. Per non dire dei vini: Gutturnio, Ortrugo, Malvasia, Chardonnay. Predomina il mosso, quasi il frizzante, ma siamo lontani dal brio marcato che caratterizza il Lambrusco. Certo è che questi vini hanno una storia: Gutturnio deriva da guttus, coppa, bicchiere. I vini di qua erano graditi ai romani, Strabone, che scriveva in greco, diceva che da queste parti si costruivano botti grandi come case, e del resto Calpurnia, la terza moglie di Cesare, era di Piacenza. Basta, non si pensi che la val Tidone sia solo ozioso stare a tavola, crapula, bisboccia tra compagnoni.
Se il Monte Penice è antenne e neve (ma sulla sommità una chiesa mariana sorta sul sito di un tempietto pagano testimonia la radicata fede di questa gente), il dirimpettaio Monte Alpe affascina con la sua riserva naturale di 328 ettari fitti di piante cedue, di pino nero, di abete bianco, di faggio, roverella, carpino e orniello, ed è un peccato che i guasti provocati dall’incendio del 27 febbraio 1990 (141 ettari percorsi dal fuoco spinto da un vento fortissimo, e forse innescato da un razzo di carnevale lanciato imprudentemente dalla zona di Menconìco) non siano ancora completamente risanati. L’Alpe è un paradiso per gli escursionisti e per gli amanti della natura, che del resto troveranno pane per i loro denti anche al non lontano giardino alpino di Pietra Corva, a 950 metri di quota sui territori comunali di Romagnese e Pecorara. Fondata nel 1967 da Antonio Ridella, singolare figura di veterinario e naturalista, questa oasi di vari ettari non è solo una faggeta spontanea: vi sono state censite 1200 specie, delle quali una cinquantina tipiche della vegetazione di alta quota. Vi si incontrano visitatori di tutta Italia e non solo. Il comprensorio del Tidone è anche terra di ulivi, alcuni dei quali spettacolari. Quello di Montalbo, ad esempio, che ha almeno un secolo di vita. Più datato l’esemplare che cresce nei pressi della Rocca d’Olgisio, danneggiato dalle gelate (siamo quasi a 500 metri di altezza) ma puntualmente pronto  a ricacciare polloni. Forte come una quercia, verrebbe da dire.Scendendo verso la parte inferiore della valle troveremo, sulla destra della statale 412 che proviene da Milano, il lago di Molato, un invaso creato sul torrente Tidone alla fine degli anni Venti del secolo scorso, 10 milioni di metri cubi d’acqua per usi irrigui e per produrre elettricità. La diga ad archi è una elegante opera di ingegneria idraulica, 55 metri di altezza, 322 metri di lunghezza alla sommità. Se si pensa che il materiale necessario fu portato qui a forza di braccia...Ma un tempo erano la fatica e il sudore dell’uomo a fare tutto. Non furono certo le macchine a permettere la costruzione dei castelli che attorno al Tidone fanno da vedetta. Quello di Romagnese, ad esempio. Quello imponente di Zavattarello, menzionato in un diploma di Ottone II nel 971. Era dei Dal Verme al pari della Rocca d’Olgisio, impressionante per la sua collocazione su una rupe scoscesa a 550 metri di quota. La rocca domina la valli vicine e la sottostante pianura padana. Nei pressi sono state rinvenute tracce di una necropoli preistorica, essendosi l’uomo insediato da queste parti già nel neolitico, come attestano i reperti custoditi nella rocca comunale di Pianello.
Passato e presente vanno a braccetto nei borghi, nei paesini fuori mano che hanno conosciuto un deplorevole spopolamento e che si rianimano per qualche settimana d’estate. Per il resto dell’anno a movimentare la tranquillità di una valle senza cemento sono gli habitués di un turismo discreto e non chiassoso, gli esteti della natura, i buongustai di città che sanno - un passaparola dietro l’altro - dove fare la sosta giusta  per mettere i piedi sotto il tavolo. Sarà così anche in futuro? Il fresco inserimento di un paese come Romagnese nel circuito dei "Gioielli d’Italia" individuati in sede ministeriale per favorire e propagandare l’offerta turistica in sede nazionale ed europea potrebbe richiamare verso le sponde del Tidone una clientela più numerosa e più esigente. Questo è l’auspicio degli amministratori e degli operatori economici. Gli uni e gli altri promettono comunque che l’anima e il volto del territorio verranno salvaguardati nella loro genuinità.
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