sabato 7 settembre 2024
Lo sviluppo sportivo dei dispositivi ha grandi ricadute sulle protesi quotidiane. Quelle da gara hanno costi alti, anche se in Italia Cip e Inail coprono le spese degli agonisti
La protesi di Ezra Frech, vincitore dei 100 metri T63

La protesi di Ezra Frech, vincitore dei 100 metri T63 - Afp/Dimitar Dilkoff

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L’evoluzione dei Giochi paralimpici è scandita anche dal cambiamento delle attrezzature personali che consentono agli atleti di gareggiare. Le protesi odierne sono completamente diverse rispetto a quelle di un decennio fa, così come è cambiato anche il linguaggio degli addetti ai lavori. Parole come bluetooth, cloud o intelligenza artificiale sono infatti ricorrenti nei corridori dove i tecnici sistemano i supporti prima che gli atleti scendano in azione. « Le vecchie protesi in legno soddisfacevano solo fini estetici, le attuali in materiali leggeri, soprattutto carbonio, consentono all’amputato di svolgere la quotidianità in maniera indipendente e lo sport a livello agonistico», sintetizza Gregorio Teti, direttore tecnico del Centro protesi Inail, realtà che dal 1961 realizza protesi e presidi ortopedici su misura, proponendo un percorso riabilitativo di insegnamento al corretto utilizzo del dispositivo. In collaborazione con il Comitato italiano paralimpico, Inail, la cui sede è a Vigorso di Budrio nel Bolognese, ha curato la protesizzazione di molti azzurri ed è presente a Parigi con tecnici ortopedici e ricercatori.

L’evoluzione tecnologica

La massima performance si raggiunge bilanciando il biologico e il sintetico, ossia il corpo dell’atleta e la sua protesi. «Per raggiungere questo obiettivo – spiega Teti – sono stati messi a punto modelli matematici e fisici, oltre a sensori indossabili, che consentono di misurare le accelerazioni, le velocità e le forze in gioco». Questo approccio ha rivoluzionato il modo in cui vengono preparate le protesi sportive, concependo una tecnica che replica l’atteggiamento della coscia dell’atleta normodotato durante la fase di corsa: « Al posto di realizzare l’angolo classico da cinque gradi, questo è stato portato a 12 gradi e a volte oltre». Sei sono i capisaldi che guidano lo sviluppo e la realizzazione del dispositivo tecnico ideale: affidabilità, funzionalità, intuitività, leggerezza, resistenza e facilità di vestizione. « Dobbiamo realizzare dispositivi sempre più performanti, facili da utilizzare e rispettosi del corpo e della sua biomeccanica», aggiunge Teti.

Le ricadute nel quotidiano

Le protesi per le attività sportive fungono da banco di sviluppo per nuove tecnologie e processi. « Lo sport paralimpico è il motore di trasformazione, il mezzo per innalzare l’asticella dell’eccellenza dei dispositivi, delle tecnologie, dei processi e anche dell’organizzazione, sapendo che ciò verrà realizzato nel contesto di alta performance sarà poi spendibile, o genererà nuove idee, per realizzare dispositivi su misura migliori per la quotidianità». Così, muovendo dallo sport, anche i nuovi materiali hanno fatto capolino nelle protesi per tutti, migliorando il rapporto pesoresistenza. « Abbiamo anche messo a punto tecniche di test a banco per rivedere i cicli di lavorazione per le protesi di arto inferiore per l’uso quotidiano. Infine, stiamo sviluppando sensori che ci permetteranno di conoscere la quantità e l’intensità di utilizzo delle protesi, al fine di migliorare l’appropriatezza nella prescrizione e di legare i tempi di rinnovo al reale utilizzo del dispositivo».

Le sfide future

Lo sport richiede strutture leggere e resistenti, perché il peso comporta affaticamento e la fragilità innalza il rischio di infortuni. «L’atleta esercita una forza fino a dieci volte il proprio peso durante il gesto sportivo, pertanto è fondamentale conoscere le caratteristiche meccaniche dell’invasatura, la parte della protesi che contiene il moncone dell’amputazione». Dal monitoraggio delle attrezzature sportive, sono stati sperimentati nuovi sensori, inseribili all’interno delle strutture tubolari delle protesi da cammino, che consentiranno di registrare come e quanto una protesi venga realmente usata. «Questo avrà grande impatto sulla vita quotidiana perché consentirà, in prospettiva, di introdurre un nuovo concetto di garanzia basato sull’uso e non sul tempo trascorso della consegna della protesi». In futuro quindi la protesi si adatterà al paziente, identificando di fatto i livelli tecnologici più adatti a ciascuno e ridefinendo la reale spesa di assistenza. « Di ciò beneficerebbe il welfare sanitario in termini di ottimizzazione della spesa protesica per i dispositivi tecnici. Questa ultima dovrebbe essere guidata da una scelta consapevole e mirata della prescrizione, unitamente all’appropriatezza tecnica del dispositivo, parte integrante di un piano terapeutico». Alcuni degli atleti della nazionale paralimpica hanno subito pluri-amputazioni come conseguenza di malattie, o soffrono di patologie croniche, che rendono la realizzazione di protesi per l’attività sportiva particolarmente complessa. Uno degli aspetti più critici è la necessità di tutelare la cute. «Questo ci ha spinti a integrare materiali estremamente morbidi e parti strutturali. Tale attività si è riflessa anche sulle protesi da cammino, con la realizzazione di invasature flessibili con telaio portante minimizzato anche per le amputazioni transtibiali, realizzando quindi una nuova generazione di invasature prima non disponibili».

I costi dei dispositivi

Se si volessero quantificare le ore uomo dedicate alla progettazione e alla realizzazione dei dispositivi oltre che le materie prime, i componenti e la produzione si arriverebbe a stimare un costo nell’ordine tra i 120 mila e i 150 mila euro. Considerando invece solo i materiali e la produzione, «in funzione del livello di amputazione e del relativo dispositivo, la forchetta di costo, non di prezzo, può essere stimato tra i sei e i diecimila euro». Per gli atleti di alto livello il prezzo si azzera, poiché Inail, in funzione dell’accordo siglato con il Cip, garantisce le prestazioni agli azzurri gratuitamente. «Sommariamente la tariffa per una protesi non per atleta paralimpico e, dunque, per pazienti che desiderano svolgere attività ludicomotoria riabilitativa ha un prezzo tra gli otto e i quindicimila euro». Considerando invece la vita normale, in funzione del livello di amputazione e del relativo dispositivo, il prezzo varia a seconda della tipologia di componentistica e del materiale di costruzione. « Il range è tra i sei e gli ottantamila euro. Tutte le prestazioni erogate agli infortunati sul lavoro - conclude Teti - sono coperte dall’Inail in relazione alla tutela globale cui il lavoratore infortunato ha diritto, mentre per gli invalidi civili assistiti dal Servizio sanitario nazionale, vi è una parziale o totale copertura ». Per tutti gli altri l’elevato costo rischia di rappresentare però una barriera all’ingresso. « Purtroppo la maggior parte delle persone con disabilità non possono acquistare gli ausili sportivi perciò c’è una disparità evidente di accesso allo sport legata al censo delle persone. Speriamo che le Paralimpiadi possano facilitare l’apertura di un dibattito su come integrare il nomenclatore tariffario con gli ausili sportivi affinché lo sport possa essere veramente per tutti», osserva in una nota Nina Daita, ex responsabile disabili della Cgil.

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