giovedì 18 marzo 2021
Con Andrea Vianello alla direzione del canale all news ascolti raddoppiati e una redazione per l’approfondimento. «Con “Spotlight” il caso Ilaria Alpi, poi i “carnefici italiani” dei desaparecidos»
il direttore di Rai News 24 Andrea Vianello

il direttore di Rai News 24 Andrea Vianello

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Per comprendere l’uomo, il professionista, ciò che è, e ciò che fa, la premessa è d’obbligo. Andrea Vianello, 60 anni il prossimo 25 aprile, poteva fare il poeta come il nonno Alberto, futurista amico di Filippo Tommaso Marinetti, l’attore come Raimondo, «il cugino del nonno, ma per età più vicina, è considerato il cugino di mio padre» o il paroliere pop e tentare la scalata al Festival di Sanremo assieme all’altro zio, Edoardo, il cantore dei Vatussi e Abbronzatissima: «Abbiamo scritto insieme diverse canzoni e per sette volte sono state presentate e bocciate alla selezione sanremese. Così sono finite nella nostra raccolta privata, titolo: “I più grandi insuccessi dei Vianello”». Sorride Andrea Vianello che a quei percorsi artistici già battuti in famiglia ha preferito la via inedita del giornalismo. Debutta da cronista radiofonico al Gr1 con Livio Zanetti e poi diventa conduttore di Radio Anch’io con cui trasloca in tv nella versione Tele anch’io( Rai 2). Conduzioni sobrie, puntuali ed eleganti nelle trasmissioni cucite su misura: Enigma, Mi manda Rai Tre e Agorà. Un lustro, dal 2012 al 2017, alla direzione di Rai 3, poi vicedirettore di Rai 1. Un percorso netto, interrotto bruscamente da un ictus che gli aveva temporaneamente tolto il bene più prezioso per il suo, il nostro mestiere, la parola. «È stata dura, ho dovuto ricominciare dall’abc con il logopedista. A volte sbaglio ancora nel pronunciare certe parole “difficili”, ma il peggio è alle spalle, e adesso guardo alla vita con occhi diversi». La “rinascita” di Vianello coincide con una nuova primavera di freschezza anche per Rai News 24 di cui, da luglio scorso, è stato nominato direttore.

Una sfida, l’ennesima, nel segno di Roberto Morrione.

Roberto è stato un pioniere. Nel 1999 nessuno avrebbe mai pensato che un canale di notizie a flusso continuo del servizio pubblico potesse conquistare il telespettatore. Da allora, qui si sono alternate poche direzioni, ma tutte hanno lasciato un’impronta. Penso alla personalità spiccata di Corradino Mineo, alla rivoluzione, in termini di mezzi tecnologici e impulso editoriale, compiuta da Monica Maggioni. E infine l’ottimo lavoro svolto dal mio predecessore, l’amico Antonio Di Bella che ha fatto la storia del giornalismo Rai. È grazie a loro, e alle tante squadre che si sono alternate in questi ventidue anni, se Rai News 24 è entrata nel tessuto del Paese reale.

Con la direzione Vianello, l’impronta si avverte già negli ascolti, praticamente “raddoppiati”.

Non essendo un canale generalista, abbiamo uno zoccolo duro di ascolti “abitudinari”. Il nostro telespettatore tipo non è quello sdraiato sul divano, anche se poi si siede comodo, e per ore, quando andiamo in diretta in tempo reale con gli eventi dell’attualità. Numeri crescenti nel prime time in cui viaggiamo sul 4-5% di share. Faccio notare con orgoglio che siamo davanti alla concorrenza (Sky, Mediaset, ndr), quindi i numeri 1 delle all news, gli unici nell’etere nazionale che in questo momento storico della pandemia vanno in onda 24 ore su 24.

Un palinsesto sempre più presente, ricco e variegato...

Oltre ai Tg e le rubriche abbiamo mantenuto i programmi di approfondimento nelle varie fasce orarie. La mattina Studio 24 sulla politica, Rooms Italia su costume e sociale al pomeriggio. Nel serale c’è Quel che resta del giorno con Gianluca Semprini e alle 23 È già domani, con la prima rassegna stampa fornita dalla Rai.

Ma la grande novità è la “ripresa” del filone delle inchieste.

Doverosamente, ci siamo rimessi sulla “strada della verità” inaugurata da Morrione e lo abbiamo fatto con una redazione dedicata agli approfondimenti con a capo Valerio Cataldi. Le nostre inchieste, che vanno sotto l’egida di Spotlight – come l’omonimo film (del 2001) “Il caso” della squadra redazionale del “Boston Globe” – , sono partite alla fine del 2020 e hanno subito avuto un ottimo riscontro, nonostante per ora non ci sia una cadenza fissa sulla loro messa in onda.

Su cosa indaga la “squadra” di Rai News 24?

La prima inchiesta trasmessa verteva sulla vicenda di Mario Paciolla, il cooperante in missione in Colombia per conto dell’Onu ritrovato morto nella sua casa di San Vicente del Caguán. La sua fine è stata fatta passare per suicidio... Poi abbiamo indagato sulle Rsa della Lombardia e ora, domani sera (alle ore 21.30, repliche sabato alle 18.30 e domenica alle 9.30) la terza inchiesta è sul tragico attentato che colpì la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e l’operatore di ripresa Miran Hrovatin.

Il 20 marzo del 2014, per il ventennale di quel duplice assassinio, lei aveva già dedicato e condotto una serata speciale su Rai 3.

Vero. C’è un forte legame perché la mia storia professionale si intreccia con quella di Ilaria Alpi: siamo stati assunti in Rai – assieme ad altre 23 colleghi – nel 1990. È stata mia compagna di banco per 8 ore al giorno al corso di formazione che ci fecero fare... Perciò a Luca Gaballo che in collaborazione con Andrea Palladino firmano l’inchiesta Divieto di accesso – voce narrante donataci dalla grande attrice Ottavia Piccolo – ho chiesto di spingersi fin dove Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono stati costretti a fermarsi, per poi pagare con le loro vite in quella Somalia dilaniata dalla guerra civile. Che idea mi sono fatta sulla loro fine? Ilaria e Miran erano arrivati alla verità sul traffico di armi e di rifiuti tossici e di mezzo c’erano personaggi e forze superiori a quelle del paese nordafricano.

La prossima inchiesta in programma?

Il 23 marzo, in occasione della Giornata della memoria dei 30mila desaparecidos argentini manderemo in onda I 600 corpi, un’inchiesta a cura di Alessandra Solarino e Maria Elena Scandagliato – in collaborazione con l’Agenzia Nacional de noticias Télam – . Il titolo prende spunto da una ricerca degli antropologi forensi argentini che stanno cercando di ricostruire una banca dati sui 600 corpi delle vittime della dittatura di Videla rimasti ancora privi di identità. Alcuni dei carnefici, dei torturatori di quei corpi, si sono rifugiati e vivono da tempo qui in Italia, e noi proviamo a scovarli con i loro segreti.

Segreti e misteri senza soluzioni, come in parte anche questa pandemia, che ha cambiato il mondo, compreso quello dell’informazione.

Sicuramente abbiamo dovuto trovare in corsa una percorso per entrare in relazione con la scienza e divulgarla al meglio, senza allarmismi inutili e con competenza, come a Rai News 24 fa il nostro esperto Gerardo D’Amico. Nella tragedia, un fatto importante e utile che si è verificato, è l’aver compreso la centralità del giornalismo scientifico che da qui in avanti andrà incentivato per non trovarci più impreparati e per avere quelle risposte in tempo reale che il telespettatore si aspetta, soprattutto dal servizio pubblico.

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