Né un passo avanti, né uno indietro. Ma a Lucerna qualcosa è successo
lunedì 17 giugno 2024

Una bella gita in un’amena e lussuosa località svizzera o un passo significativo della diplomazia dopo quasi due anni e mezzo di guerra? La conferenza di alto livello sulla pace in Ucraina chiusasi domenica può essere letta in modi diametralmente opposti, ma entrambi sbagliati. Visto dagli scettici, il summit ha prodotto l’astensione di Paesi chiave del cosiddetto Sud globale, i “non allineati” del passato che, pur rimanendo distanti dal fronte occidentale e non ostili a Mosca, possono dare un contributo al rispetto del diritto internazionale, quindi favorire una fine delle ostilità che non penalizzi Kiev. Senza India, Arabia Saudita, Brasile, Sudafrica, Messico e Indonesia - e Cina, ovviamente -, non si va molto lontano nella mediazione.

Visto dalle fonti più o meno ufficiali ucraine, il vertice è stato il più grande sforzo diplomatico nella storia del Paese oggi guidato da Volodymyr Zelensky. Al 24 febbraio 2022, si ragiona, mezzo mondo stava seppellendo vivo il popolo aggredito e cercava di indovinare se la capitale avrebbe capitolato in 48 o 72 ore. Ora, nel giugno 2024, 80 nazioni e quattro grandi organizzazioni internazionali firmano un’iniziativa che chiede la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina, la libertà di navigazione, il controllo degli impianti nucleari, scambi di prigionieri e, in sostanza, la fine della più grande guerra europea dal 1945, provocata dalla Russia.

Le cose non sembrano stare né nell’uno né nell’altro modo. I ministri o gli ambasciatori - è vero - sono abituati ai viaggi a vuoto, ma il testo della dichiarazione finale era ben noto da tempo, perché metterci la faccia in mondovisione se poi non si firma?Infatti, la Cina non c’era. Questo però non significa che Kiev abbia trovato nuovi alleati. Piuttosto, si è messo in moto un processo, necessariamente lento, che potrebbe portare a qualche risultato dopo che le sorti del conflitto abbiano preso una piega più netta a favore di uno dei due contendenti. Vale la pena di leggere il lungo discorso che Putin ha pronunciato venerdì come messaggio indiretto ai 92 Paesi riuniti. Non si è trattato solo di un elenco di condizioni, come tali trattabili prese singolarmente ma, come è stato scritto, di una sorta di manifesto del messianismo nazional-imperiale russo con le pretese dello “Stato-civiltà” di dominare tutti gli Stati che rientrano nel perimetro di questo progetto. Qualcosa, quindi, di non negoziabile in alcun modo.

Se la resistenza ucraina reggerà ancora l’urto dell’Armata, sarà poi la realtà sul campo a portare pragmatismo nelle potenziali trattative. Come ha detto il rappresentante saudita, non si può dialogare senza il Cremlino. Chi è andato al Bürgenstock e si è tenuto le mani libere pensa questo, vuole la pace ma non ha nemmeno particolare trasporto verso l’Ucraina martirizzata. Sarà bene tenerne conto per i prossimi passi, comunque necessari e ora, forse, un po’ meno difficili da compiere.

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