sabato 26 maggio 2018
Il segretario leghista: «La frattura sarebbe con gli italiani. Savona? No passi indietro». Sponda di Macron a Conte. E protesta l'ambasciatore a Berlino
Il leader della Lega, Matteo Salvini, sabato nella sede di via Bellerio a Milano (Ansa)

Il leader della Lega, Matteo Salvini, sabato nella sede di via Bellerio a Milano (Ansa)

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Giornata di tensione sulla linea Roma-Milano. Il presidente incaricato Conte continua il lavoro di tessitura e limatura nella Capitale, deciso a portare domenica la lista dei ministri al Quirinale, senza poter rinunciare a mettere Paolo Savona nella casella di via XX Settembre. Da Milano, il leader della Lega riunisce i suoi nella sede del partito e minaccia fuoco e fiamme se non si farà come vuole lui. Per Matteo Salvini, tuttavia, a rischio non ci sono i rapporti con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «L’unico rischio che vedo – dice il segretario del Carroccio – è un’ulteriore frattura tra i palazzi del potere e gli italiani». Ma, minaccia, «se qualcuno rallentasse ancora questo processo di cambiamento, facendo saltare 15 giorni di lavoro e sacrificio, sarei ancora arrabbiato». E soprattutto dovrebbe «prendersi la responsabilità». Perché, insiste, «non tratto più. O si parte o si vota».

Si cammina sul filo e per lunghissime ore non si fa sentire l’altro azionista di maggioranza. Luigi Di Maio parla poi in serata a Terni e la sua impazienza dimostra che la situazione è sempre più complicata. E però dai piani alti dei 5 stelle si registrano i toni "concilianti" di Davide Casaleggio nei confronti del capo dello Stato. L’erede del guru pentastellato si dice «fiducioso» che con il premier incaricato «troveranno un’ottima soluzione per uscire dallo stallo sulla formazione del nuovo governo». Ma sempre dai piani alti del Movimento grillino è Alessandro Di Battista a tenere il punto sul ministro imprescindibile per Salvini: «Porre veti su Savona lo trovo assolutamente inaccettabile». Anche perché non si tratta di un giudizio sulle capacità, secondo il leader grillino, ma di un giudizio politico che «va oltre il ruolo del presidente della Repubblica. L’indirizzo politico – per Di Battista – lo dà il Parlamento».


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Il braccio di ferro, insomma, non accenna a concludersi. Ma nel timore che la corda si spezzi e si torni al voto, arriva la sponda del premier francese Emmanuel Macron, che chiama il premier incaricato da giorni sotto la pressione leghista. A raccontarlo è lo stesso Conte su Facebook. «Questo pomeriggio ho ricevuto una telefonata dal presidente della Repubblica francese, il quale ha formulato i suoi migliori auspici per il governo che stiamo formando in Italia». Una «occasione – dice – per un proficuo scambio sulle principali prospettive delle politiche economiche e sociali europee che coinvolgono i nostri due Paesi. Ci siamo lasciati con l’auspicio di poterci incontrare il prima possibile per discutere in dettaglio le varie questioni di comune interesse».

Un primo tentativo di distendere il clima che arriva da Oltralpe. Subito seguito dalle dichiarazioni di Pierre Moscovici. Il commissario europeo agli Affari economici nega che ci sia uno «psicodramma», quanto piuttosto «preoccupazione per il debito italiano che deve essere contenuto». Ma per ora l’Europa attende il governo con cui interfacciarsi, senza esprimersi sui nomi e sulle relative polemiche, assicura il commissario. Proprio mentre dalla Germania continua la satira sulle scelte italiane, dopo le parole avvelenate dei quotidiani del giorno prima, stigmatizzate dal nostro ambasciatore che scrive a Der Spiegel sottolineando oltre al «pessimo retrogusto», anche la «strada pericolosa per la dialettica in Europa». Ma per Salvini non basta. «Giornali e politici tedeschi insultano e noi dovremmo scegliere un ministro dell’Economia che vada bene a loro: No, grazie!». Tanto più che «il sistema e i soliti poteri ci minacciano con i barconi, ma noi non abbiamo paura e non molliamo».

Così la Lega va avanti per la sua strada e già nella serata di sabato Salvini aveva pronto il suo "pacchetto" di ministri da inserire nel governo-Conte. E torna a sostenerlo l’alleata di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: «Su Savona, una nuova inaccettabile ingerenza di Mattarella, dopo l’ostinazione a non conferire l’incarico di governo al centrodestra», dice.


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