martedì 5 settembre 2023
L’imbarcazione approda, silenziosamente, ad una ad una scendono le donne. Non sono greche, per la pelle abbronzata, il taglio degli occhi. Le Supplici, di Eschilo, è una tragedia arcaica e strana, protagoniste e coro donne vittime e fuggitive. Cinquanta ragazze in fuga dalla loro terra, l’Egitto, inseguite da cinquanta loro cugini, che le vogliono sposare con la forza, come usa in quel paese: fare schiave. Sono sulla riva, disperate. Arriva il re di Argo, Pelasgo, a cui le Supplici si rivelano tali: lo supplicano, di salvarle. Non sanno che in Grecia esiste un dio, che impedisce che si cacci un esule: Zeus Xenios, protettore di chiunque chieda asilo. Per i greci la civiltà significa ospitalità per ogni persona che capiti sulle loro rive. Civili sono i Feaci che ospitano Ulisse naufrago prima di sapere chi sia. Il Ciclope, che uccide gli stranieri, è un barbaro. Pelasgo le vuole proteggere e ospitare, ma a decidere sarà l’assemblea. Con il rischio inevitabile di una guerra contro l’Egitto. Mentre medita, giunge la nave con i cinquanta predatori armati. Il re greco non esita: con i suoi li respinge, li fa fuggire in mare, sarà guerra con l’Egitto: per le giovani Supplici, e per il sacro rito, dei popoli civili, dell’ospitalità. Verso chi è giunto disperato, per mare. © riproduzione riservata
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