venerdì 1 settembre 2023
Aiace, una delle tragedie di Sofocle: i greci assedianti Troia devono decidere a chi assegnare le armi di Achille, caduto combattendo. L’intenzione è di darle al migliore, come premio di gloria. Dopo l’eroe caduto Aiace era il guerriero più forte, concordavano tutti; ma anche un uomo scontroso e collerico. Le armi di Achille sono nel mezzo, splendide, luccicanti, Aiace si è avvicinato come fossero già sue, dicendo che senza dubbio toccano a lui. Nessuno si alza per contraddirlo, tranne uno, fisico modesto: afferma che spettano a lui. Ulisse conosce bene l’arte di sedurre. Striminzito, ironico, afferma di essere lui il più forte: cala il silenzio. Furibondo, rosso in faccia, Aiace grida il suo valore, si toglie l’armatura e esibisce le ferite ricevute, tutte nel petto. Sfida Ulisse a mostrare le proprie. Questi alza la tunica e mostra una vecchia cicatrice su una coscia, ferita di un cinghiale in gioventù. Poi, retore insuperabile, inizia a snocciolare i propri meriti, le ambasciate riuscite, i consigli astuti e infallibili. Lo ascoltano come incantati. Aiace si infuria, in preda alla collera accusa i compagni di essere traditori... Per lui è finita. Il voto è per Ulisse. E non del tutto a torto, sottolinea l’autore: il pensiero è più forte della violenza, è la vera forza dell’uomo. © riproduzione riservata
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