La migrazione? Un diritto umano fondamentale
martedì 18 febbraio 2025

Se volessimo ripercorrere senza troppa sorpresa il corso della storia che ci circonda, potremmo renderci conto che la nostra è una storia di mobilità umana. Ma è anche una storia di imperi insostenibili che sorgono e sono sistematicamente sostenuti da strutture di abuso di potere e di ingiustizia, e per questo alla fine crollano. Questa è una costante che oggi viene ricordata non solo per l’America Latina.

Negli ultimi mesi, migliaia di migranti latinoamericani sono stati deportati in condizioni indegne. Sono stati vittime di retate autorizzate da un governo che, con il pretesto della sicurezza nazionale, ha stigmatizzato come “terroristi” persone semplici, il cui unico “crimine” è stato quello di non possedere un documento legale. Questo tratto disumanizzante non vìola solo i diritti individuali, ma anche i diritti collettivi dei popoli. Coloro che si considerano padroni del mondo hanno assunto il potere di etichettare e calpestare coloro che considerano inferiori.

Di fronte all’arrivo massiccio di migranti deportati, legati mani e piedi, diversi governi latinoamericani hanno reagito con fermezza, chiedendo agli Stati Uniti il rispetto di protocolli adeguati. In risposta, l’amministrazione statunitense ha esercitato pressioni minacciando restrizioni sui visti e l’imposizione di tariffe commerciali. Questa situazione ha evidenziato la disuguaglianza nelle relazioni internazionali e l’abuso di potere da parte delle potenze egemoniche nei confronti dei popoli che non si piegano alle loro condizioni. È paradossale che, mentre il Nord continua a sfruttare l’America Latina secondo le regole di un capitalismo vorace, un sistema che uccide, spogliandola delle sue risorse naturali e affogandola nel debito estero, allo stesso tempo emargini coloro che cercano una vita migliore nei suoi territori. I nostri popoli non chiedono elemosine o favori; chiedono semplicemente il rispetto del loro diritto a prosperare nella propria terra senza che questa venga saccheggiata o inquinata. Se fosse loro consentito il libero accesso alle proprie risorse, non avrebbero bisogno di migrare. In altre parole, per riprendere un detto popolare: i nostri popoli non si aspettano che venga dato loro il pane in bocca, né che venga insegnato loro a pescare. Quello che vogliono è non essere derubati e non vedere inquinati la loro terra e i loro fiumi, perché sono loro stessi in grado di pescare e di nutrirsi con i beni che la Madre Terra e il loro stesso lavoro.

I migranti, che vanno e vengono in tutto il mondo, sono persone coraggiose, che si lasciano alle spalle la propria casa nella speranza di una vita migliore. Camminano all’aperto per giorni o mesi, sono disagiati, rischiano di lasciare la loro zona di comfort. Nel loro viaggio, affrontano molti pericoli: truffatori, trafficanti di esseri umani, condizioni disumane sui treni e strade ostili. Nonostante tutto, vanno avanti con sogni e aspirazioni, desiderosi di un futuro dignitoso per sé e per le loro famiglie. Si fidano di coloro che lungo la strada tendono una mano amica e offrono loro un pezzo di pane, un pasto caldo, un po’ d’acqua, un posto dove riposare.

La migrazione non deve essere criminalizzata; al contrario, deve essere intesa come un diritto umano fondamentale.La mobilità umana latinoamericana è il risultato di un sistema iniquo che costringe migliaia di persone a lasciare la propria terra in cerca di opportunità. Invece di punire i migranti, i governi devono affrontare le cause strutturali che li costringono a partire. Al di là delle frontiere, l’umanità deve prevalere sulla politica e il diritto di sognare una vita migliore non deve mai essere negata, ma valorizzata.

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