lunedì 14 settembre 2015
Nuove prospettive tra vita coniugale e generazione? Decine di lettori, con posizioni diverse, hanno voluto esprimersi a proposito delle tesi emerse nell’ambito di due convegni voluti dal Pontificio Consiglio per la famiglia.
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Sessualità, coniugalità, fecondità, regolazione delle nascita. Temi di grande urgenza che saranno, tra tanti altri, nell’agenda dei padri sinodali. Ma, a differenza di altri argomenti di natura più specificamente ecclesiale, il rapporto tra amore e generazione fa parte della vita concreta delle persone, esprime in profondità il senso dell’esistenza, rappresenta quel confine delicatissimo tra linguaggio del corpo e categoria del mistero, parla di fiducia nel futuro e di investimento affettivo e relazionale. Non poteva quindi rimanere senza conseguenze la riflessione avviata da una trentina di teologi su mandato del Pontificio Consiglio per la famiglia che, nei mesi scorsi, hanno dato vita a due sessioni di studi di grande interesse. Obiettivo quello di aprire un dibattito a viso aperto sugli argomenti fondamentali già affrontati dal Sinodo straordinario dell’ottobre scorso e in vista dell’assemblea ordinaria dei vescovi che si aprirà tra pochi giorni. Gli esperti hanno dato concretezza a un preciso mandato del Papa che aveva chiesto di utilizzare questi “mesi intersinodali” per confrontarsi in modo trasparente. E così è stato, anche a rischio di suscitare sorpresa agli occhi di qualche fedele convinto che la dottrina cristiana sia un monolite inscalfibile. Basterebbe conoscere un po’ la storia della Chiesa per scoprire che non è così. Giusto quindi – anche perché questa era la volontà espressa  da Francesco –  discutere e proporre modalità pastorali diverse e più rispondenti alla sensibilità e agli stili di vita delle coppie dei nostri giorni. Non per annacquare o per impoverire il magistero su matrimonio e famiglia, ma per scoprire nell’immenso deposito di fede e di sapienza della Chiesa, percorsi più adeguati per riproporre le verità di sempre. Tre gli ambiti affrontati da teologi, canonisti, pastoralisti provenienti da varie nazioni: sacramento del matrimonio e giovani, coniugalità e sessualità, divorziati risposati. Di ogni incontro abbiamo dato ampio resoconto (vedi box a fondo pagina), sia per l’importanza e l’originalità delle tesi espresse, sia perché i due convegni voluti dall’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, sono risultati il momento di dibattito più alto di questi mesi.Come detto, il tema che ha suscitato le maggiori reazioni è stato quello riguardante sessualità, coniugalità e generazione. La tesi di fondo di don Maurizio Chiodi, docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Milano, incaricato di aprire il dibattito con una proposta articolata –  che ha incontrato il largo favore dei suoi colleghi –  ha però innescato un confronto vivace anche tra i nostri lettori. Cosa ha detto in sostanza don Chiodi? Ha spiegato che il compito di una teologia morale seria non è quello di inseguire novità alla moda o facili accomodamenti ai costumi, ma di pensare in modo rigoroso e sistematico le forme dell’agire buono dei credenti, anche nell’ambito della sessualità, alla luce della verità della rivelazione, nelle concrete condizioni storiche. Partendo dall’“inscindibile connessione” tra sponsalità e generazione, affermata dall’Humanae vitae, la proposta teologica, cui ha dato voce, ha inteso porsi in perfetta continuità – come da lui stesso spiegato – con l’enciclica di Paolo VI. Il suo elemento innovativo sta nel non far coincidere necessariamente, o a priori, il legame tra sponsalità e generazione con la norma dei metodi naturali. Una scelta, beninteso, che conserva tutto il suo valore. Ma occorre lasciare alla libertà della coscienza degli sposi – rettamente formata – la possibilità di superare l’identificazione tra esperienza morale ed esecuzione del precetto, perché non si può escludere che in questa scelta ci sia un bene che è più rilevante del metodo stesso.Considerazioni che hanno spinto decine di lettori a scriverci, quasi ugualmente divisi tra favorevoli e contrari. Tra questi ultimi una massiccia presenza di insegnanti di metodi naturali.  Nell’impossibilità di pubblicare tutte le lettere, ne abbiamo scelte due, rappresentative di entrambe le posizioni. Il dibattito sul tema, per quanto ci riguarda, finisce qui. Anche perché, tra pochi giorni, a parlare saranno i padri sinodali.PERCHÉ NO «Non cediamo a suggestioni volute da certa propaganda»

PERCHÉ SÌ «Procreazione responsabile? Rispettiamo tutte le scelte»
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