lunedì 6 aprile 2015
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​"L'appello del Papa non incita allo 'scontro di civiltà' e neanche si adegua al mutismo e al linguaggio felpato delle diplomazie internazionali. Chiama per nome le cose senza incitare alla 'guerra santa', magari travestita da inconfessati interessi occidentali". Il segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, commenta così, in un articolo scritto per l'agenzia di stampa Sir, all'indomani della Pasqua, le parole di Francesco che, sottolinea, "fotografano la condizione di un mondo che ha assistito attonito alla tragedia del campus universitario di Garissa con il martirio di 148 giovani cristiani". Secondo monsignor Galantino, nelle parole di Papa Francesco "emerge quella differenza del cristianesimo che è la via migliore di tutte e che probabilmente, a lungo andare, non può lasciare indifferente il nostro mondo, per quanto distratto e annoiato". "Ritrovare in mezzo alla barbarie di questi giorni la consapevolezza e l'orgoglio dell'identità cristiana, vuol dire - spiega il vescovo - riprendere l'iniziativa e stare al mondo senza rinunciare al proprio contributo di verità, di amore e di bellezza". "Proprio questa - conclude - è la 'pretesa' dell'ormai prossimo Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze (9-13 novembre 2015) che intende ripresentare a tutti 'il nuovo umanesimo in Gesù Cristo'".
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