Massimo Carminati è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo. Assieme a lui stamani sono stati trasferirti gran parte degli arrestati nell'inchiesta Mafia Capitale che si trovavano a Rebibbia. Il
trasferimento si è reso necessario per una questione di
"incompatibilità ambientale". La conferma del trasferimento dell'ex estremista nero
arrestato per associazione di stampo mafioso nei giorni scorsi
viene dal suo difensore, l'avvocato Giosuè Bruno Naso che
così commenta: "Prendiamo atto di questo trasferimento che
inevitabilmente finisce per limitare il diritto di difesa
perchè rende difficile il dialogo tra un indagato e il suo
avvocato". Quello di Carminati, comunque, non è stato l'unico
trasferimento. Nei giorni scorsi, infatti, Salvatore Buzzi,
presidente della Cooperativa 29 Giugno, era stato trasferito in
un carcere della Sardegna. Su disposizione del Dap anche il
manager Fabrizio Franco Testa è stato portato nel carcere di
Voghera. Questi trasferimenti sono dettati anche dal
fatto che, essendo accusati la maggior parte degli arrestati di
associazione a delinquere di stampo mafioso, devono essere
detenuti in reparti di massima sicurezza.
Carminati è arrivato nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo prima delle 14 di sabato pomeriggio. Secondo quanto si è appreso, è ristretto in regime di alta sicurezza, ovvero quello applicato ai detenuti ai quali sono contestati reati associativi, esattamente lo stesso a cui era sottoposto già nel penitenziario della Capitale. Non è noto se divida la cella con altri detenuti o se sia rinchiuso da solo. Da quanto si è appreso il suo arrivo non avrebbe provocato reazioni né degli altri detenuti né all'esterno della casa circondariale.
Sono fissati per lunedì mattina, nel
carcere di Regina Coeli, gli interrogatori di Rocco Rotolo e di
Salvatore Ruggero, gli ultimi due ad essere finiti in carcere
nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta mafia capitale.
Entrambi sono accusati di associazione per delinquere di
stampo mafioso in quanto ritenuti responsabili di aver
assicurato il collegamento tra il clan dei Mancuso, egemone nel
Vibonese, ed alcune cooperative riconducibili a Salvatore Buzzi,
braccio finanziario, secondo la Procura di Roma,
dell'organizzazione criminale capeggiata da Massimo Carminati.