lunedì 24 marzo 2025
L'annuncio del ministro in un convegno a Milano: il Governo ha avanzato la proposta alla Commissione Ue che dovrebbe rispondere in questi giorni. Rilanciata l'idea di un "buono" sul modello lombardo
Il ministro Valditara a Milano. Sullo sfondo Roberto Formigoni

Il ministro Valditara a Milano. Sullo sfondo Roberto Formigoni - Ansa

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Esentare tutte le scuole paritarie senza scopi commerciali dal pagamento dell’Imu. È la richiesta del Governo all’Unione Europea, che dovrebbe rispondere in questi giorni, resa pubblica dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in occasione di un convegno sui 25 anni della legge 62 del 2000 sulla parità scolastica, promosso in Regione Lombardia da una rete di 24 associazioni di gestori e genitori. Negli ultimi anni, dopo un’ordinanza della Corte di Cassazione del novembre 2022, si sono moltiplicate, da parte dei Comuni, le richieste di pagamento dell’Imu alle scuole paritarie, molte delle quali sono state addirittura costrette alla chiusura per l’impossibilità di sostenere gli ulteriori costi. Ora, in caso di risposta favorevole, almeno questo problema dovrebbe essere superato. «Siamo ottimisti», ha detto il ministro Valditara. Sottolineando che «il vero obiettivo» è l’istituzione «di un Buono scuola nazionale» sull’esempio di quello, esistente da ormai un quarto di secolo, in Lombardia. «Costerebbe 450 milioni di euro ma farebbe davvero sentire alle famiglie che lo Stato è dalla loro parte», ha ricordato l’ex-governatore lombardo, Roberto Formigoni, che ha fortemente voluto il Buono scuola regionale, con una dotazione iniziale di 50 milioni di euro già nel 2001.

«Abbiate il coraggio di osare sul fronte dell’innovazione», ha sollecitato il Ministro, rivolto alla platea di gestori, genitori e insegnanti di scuole paritarie. «Siete una ricchezza per il sistema nel suo complesso», ha aggiunto Valditara. Rilanciando anche due temi che hanno recentemente interessato il dibattito politico: il consenso informato e la continuità didattica per gli alunni con disabilità.
Sul primo aspetto, che riguarda il diritto dei genitori ad essere, appunto, informati e a dare il preventivo consenso ad attività che toccano la sfera personale dei propri figli (come, per esempio, gli interventi di “esperti” legati alla sfera affettiva), «il Governo è compatto», ha ricordato Valditara. Che ribadisce anche la scelta di dare alle famiglie la possibilità di chiedere al dirigente scolastico la conferma dell’insegnante di sostegno precario. «Non intendo arretrare: è una scelta di civiltà», ha concluso il Ministro. Nonostante alcuni sindacati abbiamo già dichiarato l’intenzione di impugnare la decisione dell’esecutivo.

Tornando ai temi del convegno, è stato a più riprese ricordato il “modello lombardo” del Buono scuola, oggi Dote scuola, che “vale” 28 milioni di euro, 4 in più negli ultimi due anni. «Crediamo nella libertà di scelta delle famiglie», ha ricordato il presidente della Regione, Attilio Fontana, confermando la volontà di sostenere la misura anche per i prossimi anni. «Pur a fronte dei tagli dei finanziamenti statali, abbiamo deciso di aumentare di 3 milioni e mezzo il contributo per la fascia 0-6 anni», ha chiosato l’assessora all’Istruzione, Simona Tironi. «La parità non è solo un principio, ma deve essere una realtà accessibile a tutti», ha aggiunto Tironi. E, invece, oggi non è affatto così, come denunciato dalle associazioni in un documento presentato al convegno. «È inaccettabile – si legge – che in un Paese democratico non sia pienamente riconosciuto il principio del pluralismo educativo». A un quarto di secolo dalla legge sulla parità, è giunto il momento di mettere il tema in testa all’agenda politica.

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