giovedì 27 agosto 2020
«Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? (….) Io (Dio) invece non ti dimenticherò mai» (Isaia 49,14-16). Così la Bibbia sottolinea la misericordia di Dio. Un passo che prima m'interrogava, perché talvolta purtroppo leggiamo di mamme incapaci di amare i propri figli. Ma in carcere il mio pensiero sta cambiando: qui i genitori, e in particolare le madri, non abbandonano mai i figli. Lo noto ogni giorno. Anche per certi casi in cui, ai primi contatti, mi sentivo rispondere: «Non voglio più sentire parlare di mio figlio!»; «Basta, ci ha distrutto la casa e la famiglia, non abbiamo più nulla, ci ha fatto troppo soffrire»; «Stiamo ancora pagando i danni che ha provocato». Con il passare dei mesi, nella maggior parte dei casi, le domande diventano: «Come sta mio figlio? Ha bisogno di qualcosa? Gli faccia sapere che lo amiamo». Padri feriti che soffrono in silenzio. Madri che piangono e si sfogano col sacerdote. Mamme che si prodigano per far avere i soldi ai figli privandosi di qualcosa, o preparano il pacco settimanale con i vestiti e il cibo che sanno più graditi al figlio. Vorrei abbracciare tutti questi genitori dicendo loro: non lasciatevi schiacciare dai sensi di colpa. Siete mamme e papà che amano i propri figli. Non ci sono genitori perfetti e – come si dice a Roma – «nessuno è nato imparato». Si può sbagliare anche per amore. Li avete amati anche quando vi hanno portato allo stremo, magari siete stati costretti a denunciarli per il loro bene, sperando che comprendessero e potessero cambiare. Ai detenuti che leggeranno questo articolo dico che, sì, i genitori possono sbagliare, ma ricordate: tranne pochissimi casi, sono le persone che non si gireranno mai dall'altra parte. Quelli che più di ogni altro vi attendono e vi accoglieranno con un abbraccio sincero e gli occhi lucidi quando uscirete, con la speranza di ricominciare una nuova vita con voi. Dimentichi del passato, protesi verso un futuro migliore. Cari fratelli detenuti, non sprecate questi mesi, anni di detenzione. Prendete, seriamente, in mano la vostra vita. Non ci sono scorciatoie o droghe, rapine o violenze che possano darvi una vita migliore; anzi, vi porteranno a essere prigionieri anche fuori. Sempre in fuga. Sento tanti buoni propositi di cambiamento. Alcuni sinceri, lo si nota dal comportamento, dallo sguardo, dal pentimento sincero. Per altri mi rimangono i dubbi. I cambiamenti non nascono dalle promesse. Occorre, da adulti, cambiare il cuore e la testa… altrimenti tutto sarà come prima e rischierete di tornare a vivere in quella "non libertà" che c'è dietro le sbarre.

*religioso stimmatino, cappellano Casa circondariale maschile "Nuovo Complesso" di Rebibbia, Roma
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