Non bastano le belle giocate per far parte dell’Eurostar
martedì 18 febbraio 2025
Una giornata particolare, la 25 ª di Serie A. Quella in cui sacchiansarrianamente ha prevalso il bel gioco, anzi meglio, la “bella giocata”. Infatti, senza la magia giocoliera di Kolo Muani, colpo da breakdance del francese finalizzato dal diagonale del trottolino favoloso Conceiçao, la Juventus non avrebbe potuto vincere il derby d’Italia e la sfida dei figli d’arte (Conceiçao appunto, i fratelli Thuram e Weah jr) contro l’Inter. La Juve fa felice Conte che con il suo Napoli resta saldo al comando della classifica a + 2 sull’Inter. Ma il Napoli ha rischiato di perdere e di subire il clamoroso terzo ko stagionale contro la sua nuova bestia nera, la Lazio dal bel gioco. Modello estetico la squadra di Baroni per la quale però si prospetta un 4° posto al massimo, al momento pure in condivisione con questa Juventus in ripresa: quattro vittorie di fila. Numeri che allontanano lo spettro di un Thiago Motta maifredizzato e di una Juve che deve persino rimpiangere il non-gioco di successo del profeta del corto muso, Max Allegri. Tornando alla Lazio “È stata la mano di Dia” - recita creativo e puntuale il titolo di Repubblica - a restituire il giusto pareggio (2-2) ai capitolini che hanno sfoggiato uno Zaccagni dai tocchi vellutati (il gol in “em bicicleta” annullato per fuorigioco è da mostrare in tutte le scuole calcio) e un Isaksen che, nella corsa e nel dribbling stretto, ricorda sempre più l’antenato danese ed ex gloria laziale anni ’80, Michelino Laudrup. Ma come si diceva, il bel gioco e la bella giocata sono fini a se stessi e non garantiscono un posto al sole della Champions. Lo sa la Fiorentina che in assenza di bomber Kean ha visto cose da Paz (l’argentino Nico mette il sigillo sullo 0-2) contro il Como dell’hidalgo Fabregas, e ora nella corsa al 4° posto i viola si sentono braccati. Davanti la squadra di Palladino, fischiata dal Franchi (le memoria nel calcio è più corta della Ternana di Viciani), si ritrova la Lazio, la Juventus e subito dietro, a -1, il Bologna d’assalto dell’ex
Italiano e il Milan dei secondi tempi perfetti di papà Conceiçao, che però, per battere anche il Verona si deve appellare a Santiago. Parliamo del messicano Gimenez, l’erede naturale di Ibrahimovic, endorsemente dello stesso Zlatan. Insomma 5 squadre in lizza per una poltrona a disposizione. Quella quarta postazione vista Champions che ci tocca per ranking europeo. Gabriele Romagnoli l’ha ben spiegato su “Repubblica” nella sua rubrica domenicale facendo capire che, per ranking, 4 in Champions e 7 italiane nelle Coppe non è mica un delitto. Come invece quello di cui parla nel suo durissimo ma necessario libro-verità Domanda di grazia (Sem). In quelle pagine, la condanna “misteriosa” del signor Rossi non riguarda né il Pablito Mundial volato in cielo, né il Pepito che ha appena dato l’addio al calcio, ma il compagno di scuola di Romagnoli, Andrea Rossi. E in questo caso, trattasi
di una brutta giocata del destino. © riproduzione riservata
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