L'Aula deserta, la solitudine del ministro: al via l'esame della Manovra d'autunno

di Gianluca Carini, Roma
Presenti alla Camera solo quattro deputati di maggioranza. Giorgetti scherza: «Ma io c'ero». Campo largo unito nella risoluzione, Azione ancora una volta fuori ma i calendiani si astengono sullo scostamento. Futuro nazionale chiede al Governo il gas russo
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October 13, 2026
L'Aula deserta, la solitudine del ministro: al via l'esame della Manovra d'autunno
Le poche presenze in aula alla Camera questa mattina durante l'intervento del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti / Ansa
 «Lo scostamento di bilancio è un sentiero obbligato e consapevole» che però «garantisce sostenibilità». Così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti giustifica davanti a una Camera quasi deserta il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), approvato dal Governo il 2 ottobre. L'intervento, annunciato poco prima, inizia attorno alle nove del mattino. In aula ci sono una dozzina di deputati, appena quattro della maggioranza. «Questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia», commenta sarcastico Giorgetti. Alla fine, il via libera della Camera alla richiesta di scostamento da presentare a Bruxelles arriva con 219 sì e 210 no. Poco dopo arriva il voto del Senato (109 favorevoli, 61 contrari e due astenuti). Passano anche le risoluzioni di maggioranza, mentre vengono bocciate tutte quelle delle opposizioni. «Beh, vinto abbiamo vinto», dichiara alla fine Giorgetti che non riesce a fermare le ironie delle opposizioni. «T'hanno rimasto solo 'sti quattro», scherza la dem Chiara Braga, mentre il leader del M5s, Giuseppe Conte, si dice contento di «compattato le opposizioni sul nostro no al riarmo» (ci arriviamo).
Il voto sul Dpfp, va detto, era tutt'altro che secondario. Parliamo infatti della cornice entro cui si disegnerà l'ultima Finanziaria della legislatura, non espansiva perché segnata ancora una volta da vincoli molto stringenti. Unica eccezione, la richiesta di scostamento votata ieri per energia e difesa, pari a 29 miliardi di euro per il biennio 2027/2028. «L’attivazione della National escape clause (la clausola Ue che consente deroghe su questi due capitoli, ndr) è un passo consapevole di deviazione rispetto alla linea di prudenza e stabilità - ha detto Giorgetti - . Fino a quando la Commissione Ue non delibererà la Nec per l’Italia, stiamo cercando di capire come usufruire di questo spazio, dalla mobilità alla scuola, alle imprese, e alla volontà di intervenire in favore delle famiglie che hanno maggior bisogno. Noi riteniamo che la richiesta sia assolutamente dovuta».
Poi c'è il fronte politico, con il campo largo che si presenta unito: Pd, M5s, Avs, Italia viva e +Europa depositano un'unica risoluzione per dire no allo scostamento. Al contrario, si legge, «risulta necessario attivarsi per superare il piano di riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento puntando, viceversa, alla costruzione di una vera difesa comune europea e a perseguire una strategia che punti alla sovranità e indipendenza energetica e che metta gli Stati membri al riparo dagli effetti destabilizzanti indotti dalle guerre, nonché riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato». Conferma la sua "allergia" alle coalizioni invece Azione: i calendiani non votano la risoluzione dell'opposizione, ritenuta un «elenco di misure di quello che sarà il programma del campo largo, dai costi esorbitanti», dice Elena Bonetti. Azione si astiene invece sullo scostamento votato dal centrodestra: «crediamo che il Governo faccia bene a chiederlo, perché serve all'Italia, serve ad attivare investimenti in difesa», continua Bonetti, ma visto che «non abbiamo certezze dell'allocazione delle risorse che andrete a prendere, ci asteniamo». No anche di Futuro Nazionale che chiede al Governo, invece, la stessa «strategia di pragmatismo» di Donald Trump che di recente ha firmato un accordo con «la Federazione Russa in materia di idrocarburi e materie prime energetiche». La risoluzione della maggioranza, invece, autorizza Palazzo Chigi «ad attuare quanto indicato nella relazione, dando adeguato rilievo agli interventi in materia di investimenti e a porre in essere tutte le azioni per consentire il finanziamento di misure volte a tutelare il potere di acquisto delle famiglie, nel rispetto degli obiettivi di crescita della spesa netta delle amministrazioni pubbliche». 
Il Dpfp è un passaggio importante verso la legge di Bilancio. Entro domani, il Governo dovrà mandare alla Commissione europea il Documento programmatico di bilancio (Dpb), che riassume i pilastri della manovra. Poi, entro il 20 ottobre, dovrà presentare il testo della legge di Bilancio alle Camere, da approvare entro il 31 dicembre. Quest'anno, seguendo la regola dell'alternanza, la prima (e decisiva) discussione avverrà alla Camera. 

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