
Il leader della Cdu Friedrich Merz - Ansa
È stato solo nel corso della notte che Friedrich Merz ha potuto tirare un sospiro di sollievo. Certo, la vittoria è molto inferiore a quanto da lui auspicato (“ben oltre il 30%”), fermandosi al 28,5% (comunque +4,4% rispetto al 2021). Evidentemente non hanno pagato le sue drastiche posizioni sulla migrazione con le votazioni al Bundestag a fine gennaio insieme all’estrema destra di Afd. Che è la vera trionfatrice del voto, il 20,8% (+10,4% rispetto, mobilitando buona parte degli elettori indecisi fino all’ultimo momento).
Almeno dopo questa notte di suspense (i risultati finali sono arrivati alle 4 del mattino) si ha la certezza che non c’è la paventata necessità di una coalizione a tre, i numeri di questo voto consentono a Cdu/Csu una coalizione a due con i socialdemocratici (Spd), che incassano il peggior risultato della loro storia con il 16,4% (-9,3%). Insieme, Cdu/Csu e Spd possono contare su 328 seggi, una maggioranza non amplissima, con solo 12 seggi oltre il minimo di 316. Per la complicata aritmetica della nuova legge elettorale, tutto dipendeva dall’ingresso o meno dei Liberali (Fdp) e/o della nuova formazione “Bund Sarah Wagenknecht” (Bsw), dal nome della fondatrice, fuoriuscita dall’estrema sinistra di Die Linke (partito, quest’ultimo, che peraltro ieri è andato molto meglio del previsto, con l’8,8%). Tanto che il leader della Csu (la “sorella” bavarese della Cdu) Markus Söder aveva esplicitamente auspicato che i liberali non ce la facessero. Il suo augurio si è avverato, l’Fdp resta fuori, restando al di sotto della soglia del 5%, lo si è visto fin dalle prime proiezioni (risultato finale 4,3%). A tenere però col fiato sospeso è stato il Bsw, che per ore è stato visto ballare tra il 4,9% e il 5%. Anzi, tra circa le 20 e le 22 e poi di nuovo dopo le 23 era visto fisso al 5%, sembrava insomma che ce la facesse.
Con Fdp fuori e Bsw dentro l’unica opzione sarebbe stata una coalizione a tre Cdu/Csu-Sdp-Verdi (questi ultimi hanno ottenuto l’11,6%, -3,1%), l’alleanza “Kenya”. Praticamente la Cdu con il grosso della vecchia coalizione “Semaforo” del cancelliere uscente Olaf Scholz. Un bel problema, anche perché il bavarese Söder ha dichiarato più volte il suo veto contro un’alleanza con i Verdi. Per Merz imprimere la svolta che auspica in questa costellazione sarebbe stato arduo, oltretutto varie sue promesse, a cominciare dal durissimo inasprimento della gestione della migrazione, ma anche la politica energetica che si allontana da quella verde, sono difficilmente digeribile per il partito del Sole che ride. Sarebbe stata una coalizione all’insegna dell’instabilità e delle liti, a tutto vantaggio dell’Afd.
Alla fine, davvero per un soffio (Bsw si è fermato al 4,97%, dunque sotto la soglia di sbarramento per una manciata di voti), Friedrich Merz può puntare all’accordo con l’Spd, che sembra ben disposto. Scholz, che comunque resterà deputato, ha detto che lui non farà parte del nuovo governo e non parteciperà ai negoziati. ”Questa – ha dichiarato – è un’amara sconfitta”. Il tempo, comunque, stringe. “Voglio arrivare a un nuovo governo il più presto possibile, il mondo e l’Europa non aspettano” ha affermato Merz, indicando come orizzonte Pasqua. Non sarà semplice, il cancelliere in pectore ha utilizzato toni durissimi anche all’indirizzo dell’Spd, e il suo programma in cinque punti per frenare la migrazione irregolare (con il ripristino permanente dei controlli alle frontiere in barba a Schengen e respingimenti al confine) non convince i socialdemocratici.
L’Afd, intanto continua a offrirsi. “La mia mano resta tesa – ha ribadito ieri la leader Alice Weidel – ma la Cdu rifiuta. La mia previsione: dureranno massimo due anni, poi torneremo alle urne e stravinceremo noi”. Una profezia che sarebbe stata più plausibile se i risultati non avessero reso possibile un accordo Cdu/Csu-Spd. Ieri, comunque, Merz ha ribadito di escludere qualsiasi alleanza con l’Afd, soprattutto per la politica estera: Nato, Ue, Ucraina, Russia, tutti punti su cui i due partiti hanno posizione diametralmente opposte. Rimane che per il futuro nuovo governo la responsabilità è enorme: se non riuscirà a riconquistare i tantissimi tedeschi che hanno votato l’Afd (nell’ex Germania Est è il primo partito con oltre il 30% dei voti) le prossime elezioni potrebbero essere ancora più drammatiche.