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Delegati russi lasciano l'hotel Riz-Carlton di Riad, in Arabia Saudita, dove si sono svolti i colloqui sull'Ucraina con la delegazione degli Stati Uniti - Ansa
Il cammino verso un cessate il fuoco in Ucraina passerà per una tregua del grano. È un piccolo passo, e i suoi dettagli non sono stati ultimati, ma entrambe le parti, ucraina e russa, hanno assicurato agli Stati Uniti la loro intenzione di far tacere le armi sul Mar Nero per garantirvi una «navigazione sicura» e di fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche. Le incertezze rimangono tante, come dimostra l’assenza di una dichiarazione comune sottoscritta sia da Kiev che da Mosca al termine di tre giorni di colloqui indiretti a Riad, dove entrambe le delegazioni si sono incontrate separatamente con i rappresentanti di Washington. Ma in due comunicati separati la Casa Bianca ha dato per fatto un accordo per una cessazione delle ostilità parziale in mare che impedisca anche «l’uso di navi commerciali per scopi militari nel Mar Nero».
L’Ucraina e la Russia inoltre «continueranno a lavorare per raggiungere una pace duratura», si legge sempre nella dichiarazione della Casa Bianca, in nome «dell'imperativo del presidente Donald Trump che le uccisioni debbano cessare». A tal fine, «gli Stati Uniti continueranno a facilitare i negoziati tra entrambe le parti per raggiungere una soluzione pacifica, in linea con gli accordi presi a Riad». Per ora, però, le riunioni in Arabia Saudita (l’ultima, ieri, fra Ucraina e Stati Uniti è durata solo un’ora) sono finite. Il lavoro dovrebbe continuare a distanza per definire i particolari che hanno impedito di apporre due storiche firme in calce a un documento congiunto russo-ucraino.
L’Ucraina, in particolare, ha chiesto «consultazioni» per mettere a punto i dettagli del cessate il fuoco nel Mar Nero e «concordare tutti i dettagli e gli aspetti tecnici dell’implementazione, del monitoraggio e del controllo degli accordi», ha scritto su X il ministro della Difesa, Rustem Umerov.
Uno dei nodi da sciogliere sembra essere il ripristino delle esportazioni agricole russe e la conseguente eliminazione delle sanzioni americane su Mosca, che Volodymyr Zelensky ha criticato. I due testi diffusi prevedono infatti impegni di Mosca e Kiev su cinque punti, quattro dei quali sono identici, mentre il secondo è diverso.
Al punto due della dichiarazione con Mosca si legge: gli Stati Uniti contribuiranno a ripristinare l'accesso della Russia al mercato mondiale per le esportazioni di prodotti agricoli e fertilizzanti, a ridurre i costi delle assicurazioni marittime e a migliorare l'accesso ai porti e ai sistemi di pagamento per tali transazioni.
Mentre il secondo punto della dichiarazione con Kiev afferma: gli Stati Uniti e l'Ucraina hanno concordato che gli Stati Uniti rimangono impegnati a contribuire allo scambio di prigionieri di guerra, al rilascio di detenuti civili e al ritorno dei bambini ucraini trasferiti con la forza. Il presidente ucraino ieri ha anche sottolineato che «le infrastrutture civili non saranno incluse nell'accordo» raggiunto tra Kiev e Stati Uniti che prevede la fine degli attacchi ucraini e russi alle rispettive strutture energetiche: un altro particolare che potrebbe allontanare l’implementazione dell’intesa.
Il capo del governo di Kiev ha però affermato che un accordo per fermare gli attacchi militari nel Mar Nero e sulle infrastrutture energetiche rappresenta un progresso. «È troppo presto per dire che funzionerà, ma questi sono stati incontri giusti, decisioni giuste, passi giusti – ha detto –. Nessuno può accusare l'Ucraina di non muoversi verso una pace sostenibile dopo questo». Mentre erano in corso i negoziati in Arabia Saudita, però, sono continuati i raid aerei russi contro le città ucraine. «Nessuno vuole la pace più degli ucraini», ha aggiunto il ministro della Difesa di Kiev.
Dalle trattative degli ultimi tre giorni a Riad è però sparito qualsiasi riferimento ai territori ucraini occupati dalla Russia, «una questione delicata», come ha confermato ieri Zelensky, e anche a un patto per lo sfruttamento delle terre rare ucraine da parte americana, sul quale Trump insiste dal suo insediamento. Intanto un sondaggio condotto dal Kyiv International Institute of Sociology rivela che il 77% degli ucraini è favorevole a un cessate il fuoco di 30 giorni, ma il 79% ritiene del tutto inaccettabili le condizioni poste dalla Russia.