A lezione da Hormuz: l'India punta sul mega progetto “Great Nicobar”

Il piano è ambizioso: rafforzare la posizione strategica in prossimità dell'imboccatura dello Stretto di Malacca. Sullo sfondo la rivalità con la Cina e il rischio di nuove strozzature al commercio globale
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October 13, 2026
Una petroliera transita attraverso le acque dello Stretto di Malacca
Una petroliera transita attraverso le acque dello Stretto di Malacca/ Ansa
Il rischio è che diventi “un altro Hormuz”. Vale a dire, uno strumento di condizionamento politico-militare esercitato attraverso il controllo delle rotte e dei flussi, commerciali ed energetici. Perché, come ha scritto il Times of India, “lo choc di Hormuz non è solo una questione mediorientale. È una dimostrazione di come una crisi in un punto strategico possa propagarsi nel mondo moderno”. Insomma, il vero incubo per l’economia mondiale è lo Stretto di Malacca. Un dato cattura la sua rilevanza strategica: attraverso le sue acque - un “collo di bottiglia” che collega l'Oceano Indiano con il Mar Cinese Meridionale - transitano merci per un valore di oltre 2.400 miliardi di dollari, il 21% del commercio marittimo globale. Oltre l'80% delle importazioni cinesi di greggio e circa il 60% del suo commercio globale transitano da questo stretto.
Attorno allo Stretto di Malacca si addensano i piani strategici dei giganti asiatici. Ultimo a prendere forma è il progetto indiano di “Great Nicobar”, l'isola dell'arcipelago delle Andamane e Nicobare, tra Myanmar e Indonesia. Di cosa si tratta? Il progetto indiano prevede la costruzione di una serie di infrastrutture: un terminal container internazionale a Galathea Bay, un aeroporto a duplice uso (civile e militare) con capacità di gestire sia voli commerciali che aerei da caccia pesanti e velivoli da pattugliamento marittimo ad ampio raggio, centrali a gas e solari e un nuovo insediamento urbano, una "smart city" di circa 166 chilometri quadrati per accogliere personale civile, militare e commerciale. Il progetto sarà completato entro il 2047 in tre fasi, con un costo previsto tra i 9 e gli 11 miliardi di dollari.
Tanto a New Delhi che a Pechino vogliono mettere a frutto la doppia “lezione” appresa dallo Stretto di Hormuz: la vulnerabilità del commercio globale di energia e i limiti di una potenza navale contro un attore asimmetrico che opera vicino ai confini nazionali.

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