La Lombardia può diventare una "fabbrica" per l'intelligenza artificiale: quali sono le sfide
di Davide Re
Cresce l'adozione dell'IA nelle aziende del territorio regionale. Dalle imprese di Assolombarda un manifesto per spingere l'innovazione del manifatturiero. Il presidente Biffi: c'è una base industriale per costruire un vantaggio competitivo. I nodi etici da sciogliere, dalla centralità della persona all'impatto sui territori

Il capoluogo lombardo e il Quadrilatero Assolombarda (Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia) «sono i territori della nuova industria: diventiamo fabbrica dell’IA». E c’è proprio l’intelligenza artificiale, con i suoi sviluppi, a partire dall’hardware, al centro della relazione di Alvise Biffi, presidente di Assolombarda, e del documento con cui a Milano ha aperto l’assemblea generale dell’associazione degli imprenditori. Il rilancio di Biffi è avvenuto davanti ad una platea che vedeva la presenza, fra gli altri, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, del sindaco di Milano Beppe Sala, del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e di monsignor Paglia, ed ha riguardato la necessità di accelerare la crescita e la produttività, puntando sulla phisical IA, sull’internazionalizzazione e sulle capacità del territorio di trasformare l’innovazione in sviluppo industriale. Oltre a chiose su energia nucleare, sviluppo e giovani.
E al termine dell’assise, Assolombarda, assieme a Confcommercio Milano Lodi Monza Brianza e all’American Chamber of Commerce in Italy (AmCham Italy), hanno firmato un manifesto per portare a Milano un nuovo pilastro Onu sulla governance dell’intelligenza artificiale. Con le tre organizzazioni, che vorrebbero appunto nel capoluogo lombardo l’agenzia delle Nazioni Unite per l’intelligenza artificiale, anche tanti rettori delle università, oltre che ai presidenti di istituzioni scientifiche e culturali e molti vertici di impresa. Il 9 novembre, a Milano, si terrà la presentazione della candidatura alle Istituzioni.
«Il titolo che abbiamo scelto per questa assemblea è “Rising Industry”. Crescere. Ed è una necessità per il nostro paese. Quest’anno nonostante il contesto incerto, avremo una crescita migliore delle attese, sopra 1%. È ancora troppo poco – ha detto Biffi –. L’intelligenza artificiale è una grande opportunità per invertire questa rotta. Come ha detto Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, la vera partita per l’Europa si gioca nel portarla dentro l’economia reale: nella salute nei trasporti, nell’energia. Siamo il secondo Paese manifatturiero europeo, abbiamo quindi una base industriale sulla quale costruire un vantaggio competitivo anche nell’intelligenza artificiale».
«Una governance dell’intelligenza artificiale è urgente, ma è un tema che va affrontato a livello globale», ha chiarito la premier, precisando che «il nostro compito è fornire alle imprese la cornice di regole, le infrastrutture e gli strumenti per aiutarle a far correre quell’innovazione ed essere più competitive. L’Italia – ha rivendicato Meloni – è stata la prima nazione in Europa a dotarsi di una legge sull’intelligenza artificiale per accompagnare l’applicazione dell’AI Act europeo e per declinare un approccio che mantenesse al centro la persona senza però ingabbiare la competitività e il dinamismo delle imprese». E sul rapporto tra uomo e macchine, durante la sua relazione, monsignor Paglia ha richiamato istituzioni e parti sociali al fatto che «la tecnologia deve essere al servizio dell’uomo», all’interno di una riflessione etica.
Per il Piano Transizione 5.0, che riguarda innovazione digitale ed efficienza energetica, la premier ha garantito che «il ministro Urso è in procinto di pubblicare una nuova circolare per semplificare ulteriormente i processi». E i dati sull’impatto che sta avendo sui territori sotto la “giurisdizione” del Quadrilatero l’intelligenza artificiale sono significativi. Dicono che il 49% delle imprese la sta usando, quando solo due anni fa, nel 2024, erano solo il 20%. «Abbiamo coinvolto 700 aziende dei nostri territori – spiega ancora Biffi – per capire a che punto siamo a livello di maturità e diffusione dell’intelligenza artificiale e i risultati ci dicono almeno tre cose. La prima è che la sua adozione sta accelerando. La seconda è che la dimensione dell’impresa fa la differenza, ma non è l’unico fattore. Il terzo punto riguarda la nostra grande materia prima critica: la qualità dei dati industriali».
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