Così il turismo dei cammini rianima le aree interne
Gianluigi Bettin, di Sviluppumbria: "Nei territori che hanno saputo valorizzare i loro percorsi per i pellegrini e i viaggiatori a piedi sono nate imprese sociali e cooperative che danno nuove opportunità ai giovani". Le migliori esperienze al Festival Eco Sanfra

"Sedici anni fa il pellegrino era visto quasi come un alieno. Adesso invece non solo lo conoscono, ma lo cercano, gli offrono il caffè. È una risorsa per la vita della comunità". In mezzo a queste due immagini c’è molto più della fortuna crescente dei cammini. C’è il cambiamento di sguardo di un territorio su sé stesso. "Il pellegrino arriva da fuori, si ferma, passa, ma può aiutare chi vive in un luogo a riscoprire ciò che ha di bello proprio lì dove abita: un paesaggio, un sentiero, un borgo, un prodotto, un mestiere tornano a essere considerati un patrimonio. Così il cammino diventa l’inizio di una nuova economia, un elemento di sviluppo e di rigenerazione, soprattutto per le aree più interne". A parlare è Gianluigi Bettin, responsabile dell’area per il turismo lento e la promozione integrata di Sviluppumbria, l’Agenzia di sviluppo economico della Regione Umbria (che è stata capofila del progetto "Cammini aperti" del ministero del Turismo), da molti anni impegnato nella promozione e la tutela della Via di Francesco. È un processo che Bettin conosce bene e che ha portato come testimonianza a "Eco Sanfra", il festival dedicato alla sostenibilità economica, ambientale e sociale che si è tenuto a Perugia, dal 24 al 27 settembre, e che quest’anno ha messo al centro la "Madre Terra" e il rapporto fra "Umanità, comunità e suolo". Insieme a Cecilia Dall’Oglio del Movimento Laudato Si’, Bettin ha ragionato sul valore e il contributo che i cammini possono dare alla rigenerazione dei territori e alla costruzione di comunità più consapevoli.
"Il cammino - prosegue Bettin - è uno strumento meraviglioso per abitare i territori, incontrare e fare comunità, riconoscerne le fragilità, in un confronto continuo con la concretezza del suolo. Perché camminare ti costringe a stare con i piedi per terra". E nel momento in cui una comunità si apre all’accoglienza, offre servizi e i camminatori arrivano, arriva anche una ricaduta economica, soprattutto là dove l’economia è più fragile. "Il cammino non cambia l’economia di Assisi o delle grandi città che hanno già il loro passo - spiega l’esperto -, ma nelle aree interne sì: qui i ragazzi cresciuti in questi quindici anni di sviluppo del turismo lento diventano guide ambientali escursionistiche, riscoprono i sentieri, aprono attività legate al trasporto bagagli o funzionali a tutta la filiera, dai percorsi in bici a tutto il mondo dell’enogastronomia, dell’artigianato e delle produzioni agricole. È tutta un’economia che si reinventa". Un’economia che nasce dalla rilettura di ciò che già esiste, per scoprire che quel paesaggio che si ha sotto casa vale. Ed è un motivo per praticare la restanza. O stimolare un ritorno. E poi c’è la fatica che contribuisce a cambiare lo sguardo. Lo zaino sulle spalle, la sete, la necessità di fermarsi, di cercare acqua, di chiedere indicazioni riportano all’essenziale e alla bellezza della relazione fra chi arriva e chi resta. "Il pellegrino che attraversa un territorio abitato, ne diventa per qualche giorno parte. E se lui deve in qualche modo affidarsi agli altri, c’è una comunità che deve aprirsi all’altro. Perché non c’è cammino senza accoglienza", dice Bettin mentre mostra il cellulare con tutti i messaggi che i pellegrini lasciano lungo la Via di Francesco, dove si incontrano strutture e fraternità vive di francescani.
Un turismo di nicchia, ma in forte crescita, come dimostrano i numeri dell’ultimo dossier "Italia, Paese di Cammini" di Terre di mezzo: nel 2025 sono stati oltre 300mila i camminatori censiti lungo gli itinerari italiani, il 56% in più rispetto all’anno precedente. La permanenza media è stata di 7,4 giorni, con quasi 2,5 milioni di pernottamenti e una ricaduta economica stimata in 336,4 milioni di euro. Presenze distribuite fuori dalle destinazioni più conosciute, proprio nei luoghi dove servono nuove occasioni di sviluppo. Un antidoto naturale all’overtourism. Uno stile di viaggio entrato nei programmi di molte Regioni ed enti locali, stimolandoli a parlarsi e a fare rete, mentre nascono e si moltiplicano le associazioni di volontari per prendersi cura di un sentiero, le cooperative e imprese sociali che trasformano bisogni e fragilità in servizi. Le esperienze virtuose non mancano ormai lungo gli oltre duecento cammini tracciati in Italia. Bettin cita la Via degli Dei, la Via di Francesco in Emilia-Romagna, dove si sono avviate cooperative di comunità per la gestione di attività o la Magna Via Francigena nella Sicilia più interna, fra Palermo e Agrigento, in comuni come Castronovo dove un gruppo di giovani ha trovato la strada per animare questo pezzo di Isola dove bisogna andarci apposta e non volare altrove. Così i cammini "animano i territori, con un dispositivo capace di rimettere in circolo persone, energie e idee. Non soltanto un viaggio attraverso un territorio, ma un modo per ricucirlo". Per tornare a sentirsi parte della "Madre Terra" al centro di Eco Sanfra, nel solco dell’ecologia di Francesco: non spettatori di un paesaggio da consumare, ma abitanti consapevoli, chiamati a prendersene cura.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di AvvenireTemi






