Tocca al Ministro dell’interno Maroni gettare acqua sul fuoco delle polemiche con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur). Sulla questione dei respingimenti, il titolare del Viminale ieri si è mosso per chiudere il caso e, pur senza mai nominare il botta e risposta avvelenato tra il collega della difesa Ignazio La Russa e l’ufficio dell’Onu, dopo un vertice alla prefettura di Milano ha preso le distanze definendo la polemica «incomprensibile». «Dico basta – ha aggiunto – quello che è stato detto è stato detto. Non tutte le opinioni sono uguali, ma vanno comunque rispettate. A mio giudizio innalzare i toni potrebbe pregiudicare il buon lavoro fatto in questi dieci mesi». Maroni ha precisato che il lavoro con la Libia non è ancora finito, «stiamo definendo nei dettagli il modello di pattugliamento». Cosa significa? Da ieri sera in missione a Tripoli, Maroni, oltre a discutere i dettagli tecnici sul presidio con le motovedette appena consegnate dal nostro governo alla marina libica nelle acque territoriali e internazionali nel Golfo della Sirte, intende parlare con gli uomini del colonnello Gheddafi del ruolo «fondamentale» che potrebbe svolgere l’Unhcr in Libia. «È fondamentale per l’Italia – ha puntualizzato Maroni – mantenere buoni rapporti con tutte le organizzazioni internazionali». Il ragionamento del ministro leghista coinvolge i quattro attori della questione respingimenti, vale a dire Roma Tripoli, la Commissione europea e Unhcr. «All’Italia – ha detto – interessa frenare l’ondata di sbarchi sulle nostre coste, perciò stia- mo attuando i respingimenti applicando il trattato bilaterale con la Libia firmato dal governo Prodi e non torneremo indietro. Alla Libia interessa arginare il flusso di arrivi dall’Africa subsahariana che li sta travolgendo, mentre all’Ue abbiamo chiesto di dividere la quota dei rifugiati perché non possiamo fare i gendarmi d’Europa. Infine all’Unhcr interessa che chi ne ha diritto possa ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato o la protezione umanitaria». Abbassare i toni per cercare un punto di equilibrio, insomma, che potrebbe essere l’apertura di un ufficio dell’Unhcr a Tripoli dove i richiedenti asilo possano avviare la procedura e ottenere dall’Europa la risposta in tempi brevi. E all’obiezione che la Libia non ha aderito alla Convenzione di Ginevra che regola la questione dei rifugiati, Maroni ha ribadito di averne parlato con l’ambasciatore libico in Italia ricevendo un assenso. Si è parlato anche dei rifugiati già in Italia e di minori non accompagnati in un vertice con il sindaco di Milano Moratti e quello di Torino Chiamparino, presidente provvisorio dell’Anci. Nel 2008 sono state accolte nel nostro paese 10 mila richieste di asilo e sono arrivati nella Penisola 7mila minori non accompagnati. Senza una legge organica in materia, la garanzia dei loro diritti grava, su base volontaria, sui grandi comuni che ora chiedono aiuto. Il ministero dell’Interno ha deciso di istituire un tavolo di confronto con l’Anci per varare una regia nazionale. «Sono tre – ha spiegato il ministro –le questioni da affrontare: un programma nazionale con eventuali modifiche alla normativa attuale. Secondo, la definizione di strumenti per redistribuire l’accoglienza tra diversi Comuni con finanziamenti stabili». Proposta soddisfacente per Moratti e Chiamparino. Nel dibattito sull’immigrazione è intervenuto ieri a Matera il Presidente della Camera Gianfranco Fini. Per il futuro, ha dichiarato, «serve garantire l’integrazione della generazione Balotelli». «Di chi – ha aggiunto – anche se non nato in Italia o dal colore della pelle diversa dal nostro, parla in italiano o addirittura in dialetto. È necessario ricordare quella che è stata la storia degli italiani emigrati». L’immigrazione è «una sfida culturale difficile, ma non impossibile, da affrontare con lungimiranza evitando l’utilizzo di scimitarre e anatemi. Fino a quando non diminuirà la differenza tra i Paesi del nord e quelli del sud del pianeta, la questione è destinata ad ampliarsi. Il primo dovere è aiutare i Paesi da cui provengono gli immigrati a creare condizioni di vita nel rispetto dei diritti umani». Fini è convinto che non bisogna commettere gli errori fatti da altri Paesi occidentali. «In particolare non bisogna imporre l’assimilazione e il melting pot. Ed è essenziale l’apprendimento della lingua italiana». Infine ha riconosciuto che l’attuale legge sull’immigrazione, che porta anche il suo nome, necessita di qualche modifica. Maroni e i sindaci Moratti e Chiamparino