lunedì 24 marzo 2025
Mario Avagliano racconta la vita del tenente colonnello trucidato il 24 marzo 1944 con undici commilitoni per ordine di Kappler. Liberale, cattolico, fedele al re, fu l’uomo che arrestò Mussolini
L'arresto di Benito Mussolini nell'illustrazione della Domenica del Corriere, 1963

L'arresto di Benito Mussolini nell'illustrazione della Domenica del Corriere, 1963

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C’è tutta la storia d’Italia della prima metà del Novecento condensata nella vita di Giovanni Frignani, tenente colonnello dell’Arma dei Carabinieri Reali trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo del 1944. Volontario della Grande guerra, poi membro dei servizi segreti militari per conto dei quali fermò spie straniere, era fratello di un esponente di spicco del fascismo. Ma dal regime si tenne ben distante, entrando dopo l’8 settembre, come migliaia di commilitoni, nella Resistenza romana. Per le sue capacità il comando generale il 25 luglio del 1943 gli affidò un compito delicatissimo: prelevare il duce all’uscita dal colloquio in cui aveva rassegnato al re le dimissioni. Questo momento chiave dà il titolo al libro del giornalista e storico Mario Avagliano, L’uomo che arrestò Mussolini. Storia dell’ufficiale dell’Arma Giovanni Frignani dalla Grande Guerra alle Fosse Ardeatine (Marlin editore, pagine 368, euro 18,50). Il volume fa parte di una collana dedicata a memorie di guerra che Avagliano dirige con Marco Palmieri. I due sono autori in tandem di numerosi saggi sulla storia d’Italia del Novecento, tra i quali Le vite spezzate delle Fosse Ardeatine, uscito l’anno scorso per Einaudi, in cui hanno ricostruito le biografie di tutte le 335 persone usìccise dai nazisti per rappresaglia dopo via Rasella. La storia che viene estratta da quell’intreccio è rappresentativa di una delle categorie in cui si possono classificare i martiri delle Ardeatine. Insieme a gente comune, detenuti politici e non, ebrei, a essere duramente colpiti furono infatti i militari che dopo l’Armistizio avevano detto “no” al nazifascismo. Come il coordinatore del Fronte militare clandestino, il colonnello dell’Esercito Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo. A lui, e al generale dell’Aviazione Sabato Martelli Castaldi, Avagliano ha dedicato due monografie, che con quest’ultima fatica formano una trilogia sui resistenti con le stellette.

I tedeschi ce l’avevano in particolare con i Carabinieri proprio perché avevano innescato con l’arresto del duce il processo che avrebbe condotto al “tradimento” italiano. Non a caso lo stesso destino di Frignani lo subì il capitano Raffaele Aversa, suo collaboratore nell’operazione (altri dieci carabinieri periranno alle Fosse). Parteciparono alla difesa di Roma, in 2mila vennero deportati dalla Capitale in Germania in una retata avvenuta il 7 ottobre 1943 e in 5mila si organizzarono nella Banda Caruso, attiva nelle operazioni militari, di sabotaggio e di intelligence della Resistenza (vicende alle quali è dato ampio spazio nel testo). Così «la biografia di Giovanni Frignani costituisce anche una sorta di autobiografia resistenziale dell’Arma», scrive Avagliano nell’introduzione. Dove ricorda il tributo complessivo enumerato nel decreto del presidente della Repubblica del 1984 che conferiva la medaglia d’oro alla Bandiera di guerra dell’Arma: 2.753 caduti, 6.521 feriti, oltre 5mila deportati.

Classe 1897, originario di Ravenna, Frignani nacque in una famiglia di sentimenti patriottici e orientamento liberale. Crebbe in questo clima con il fratello Giuseppe, maggiore di cinque anni. I destini dei due presto però divergeranno. Peppino, ras cittadino, divenne sottosegretario alle Finanze e uomo di fiducia di Mussolini presso le banche. Giannino restò invece fedele alle idee giovanili . A 18 anni seguì il fratello in guerra, si distinse sul Piave, vnne decorato, e fu uno tra i primi a entrare a Trento liberata. Alla fine del conflitto chiese di passare all’Arma e nel 1922 si sposò e prese casa a Medicina (Bologna). Oltre che liberale e fedele al re, Frignani ra un cattolico praticante e un devoto di santa Rita, la cui immaginetta portò con sé fino nel carcere delle Ss. Nel 1929 avvenne il salto dalla provincia emiliana alla Capitale, nel grande gioco dove a guidarlo fu sempre l’interesse della nazione. Con informative che denunciavano le speculazioni a detrimento della popolazione e segnalavano il malcontento. E con documenti che mettevano in guardia dapprima dall’alleanza con i tedeschi e poi dalle loro manovre segrete a Roma. Ebbe insomma un ruolo da protagonista in momenti cruciali. Nel 1942 fu promosso a tenente colonnello. Ma presto gli avvenimenti presero una piega fatale. In realtà avrebbe potuto anche sfangarla. Ma il destino decise diversamente. All’appuntamento con il Duce il 25 luglio, infatti, avrebbe potuto non esserci, perché il capo del fascismo aveva ordinato di fare trasferire quel carabiniere scomodo, che aveva indagato su molte malversazioni di gerarchi e ministri. Il comando tergiversò. Stava prendendo corpo l’operazione di “distacco” di Mussolini, organizzata dello Stato maggiore dell’Esercito con Badoglio e il ministro della Real Casa Acquarone. Dopo l’8 settembre la scelta inevitabile fu l’impegno nella Resistenza, che ne fece uno dei maggiori ricercati. Il 23 gennaio del 1944 venne catturato in un’operazione in grande scala, molto probabilmente favorita da una delazione. Per questo - e perché sospettata di aver messo le mani sugli scottanti diari di Claretta Petacci, che Frignani aveva con sé - nel Dopoguerra fu processata (e prosciolta) la tedesca Elena Hoehn, ambigua figura presente in tutta la vita di Frignani. Prima come amante del fratello, poi ospitandolo in clandestinità.

A via Tasso il militare venne sottoposto ad atroci torture alle quali i tedeschi costrinsero la moglie ad assistere. Mussolini se l’era legata al dito. E quando l’acerrimo a avversario finì al tappeto, telegrafò agli aguzzini, invitandoli a brindare con i vini da lui lasciati nelle cantine di Villa Torlonia. Una “gioia” di breve durata. A Frignani nel dopoguerra sarà assegnata la medaglia d’oro della Resistenza. E il suo sacrificio è tuttora ricordato con gratitudine.

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