«Legge sul fine vita? Il Papa ha parlato chiaro: si intervenga sulle cure»

I ripetuti interventi di Leone XIV durante il viaggio in Francia (e anche quello del cardinale Zuppi al consiglio Cei) rilanciano una questione fondamentale nel dibattito su una possibile legge sul suicidio assistito: cos’è davvero necessario per le persone più fragili. Parla il costituzionalista Mario Esposito
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October 5, 2026
«Legge sul fine vita? Il Papa ha parlato chiaro: si intervenga sulle cure»
Foto Ansa
Mario Esposito, costituzionalista di Unipegaso e della Luiss, nel corso delle audizioni in Commissione, al Senato, aveva avanzato dubbi sull’obbligo di legiferare sul fine vita per le sollecitazioni della Consulta. Ora che la legislatura sta scivolando via senza che una norma si intraveda all’orizzonte riflette sulla necessità che il legislatore intervenga, confermando le sue perplessità sulla proposta Zanettin-Zullo. «La materia è delicata, fondamentale nella concezione stessa del diritto – dice – e il poco tempo che resta sconsiglia di intervenire in questa legislatura». Intanto, già quattro regioni (Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto) hanno approvato una legge, mentre il Lazio sta avviando l’iter col deposito delle firme raccolte dall’associazione Luca Coscioni.
Non c’è il rischio che questo fai-da-te regionale crei danni maggiori?
Il rischio c’è. Ma per varare una legge servirebbe un’istruttoria più lunga rispetto al poco tempo che c’è.
Quali sono le criticità irrisolte più serie?
Ne vedo almeno tre. Innanzitutto servirebbe una riserva di giurisdizione per accertare la capacità del paziente di assumere decisioni libere, attuali e consapevoli. Solo un magistrato può stabilire se sussiste nel caso specifico la capacità di intendere e di volere, tanto più che si tratta di persone gravemente provate dalla malattia. Poi non viene presa in considerazione la sfera giuridica dei congiunti, né valorizzato il loro ruolo. In talune circostanze poi può esser loro chiesto di operare, più che un suicidio assistito, un vero e proprio omicidio del consenziente, che sempre omicidio è, e prevedendo il nostro ordinamento il dovere di soccorso anche nel caso di una persona che voglia togliersi la vita una deroga non può esser lasciata nel campo dell’indefinito.
Per depenalizzare l’aiuto al suicidio, fra i presupposti che la Consulta indica – e la proposta di legge riprende – è che il paziente sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale. La Dottrina sociale della Chiesa e la deontologia medica sono contrarie all’accanimento terapeutico.
Ma anche qui c’è bisogno di entrare nello specifico. Si sta tentando infatti di far entrare in questa definizione di tutto, anche ad esempio l’aiuto dei caregiver, o la dipendenza da farmaci vitali. Tutto questo porta alla luce il vero nodo: l’effettività del dovere di cura.
Che cosa ha voluto dirci il Papa, intervenendo più volte in Francia su questi temi?
In un Paese che sembra riavvicinarsi alla fede e dov’è stata approvata una legge molto travagliata che già suscita qualche ripensamento, il Papa ci ha ricordato che nessuno va lasciato solo. Si rischia invece di affermare una vera cultura dello scarto, come richiamava papa Francesco. Con gli algoritmi dell’Intelligenza artificiale arriveremo presto a stabilire quali persone sono di troppo.
Il cardinale Zuppi, nel ribadire la centralità del valore della vita, ha invitato le istituzioni a non voltarsi dall’altra parte.
Condivido in pieno le sue parole, quando dice che non esiste un diritto a morire ma solo il diritto delle persone a essere curate, assistite e a non essere mai lasciate sole. Bisogna darsi da fare, allora, già in questo scorcio di legislatura, per implementare la palliazione, che non riguarda solo gli anziani ma anche i bambini; non solo i malati, ma anche i loro congiunti.
Si parla di fondi da stanziare, trascurando che mancano i corsi di formazione e dove ci sono a volte i posti non sono nemmeno tutti coperti.
È vero, perciò bisogna intervenire con impegno per cambiare le cose. Nel frattempo dalle Regioni sarebbe auspicabile una prudenza maggiore, vista la delicatezza del tema. Anche per rispetto dei medici, ai quali, facendo leva su atti che sono stati depenalizzati, si vorrebbero imporre comportamenti inaccettabili, come se dovessero rispettare un diritto alla morte che non c’è.

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