L'intellettuale vietnamita che scelse il cristianesimo

Stefano Nguyen Khac Duong ha mostrato a generazioni di cattolici l’arte dell’incontro tra il cristianesimo e le grandi tradizioni dell’Oriente
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October 6, 2026
L'intellettuale vietnamita che scelse il cristianesimo
Stefano Nguyen Khac Duong/ WEB
Questa settimana la Chiesa cattolica del Vietnam ha dato l’estremo saluto a Stefano Nguyen Khac Duong, un anziano intellettuale locale che - attraverso una vita molto semplice e decenni di insegnamento - ha mostrato a generazioni di cattolici l’arte dell’incontro tra il cristianesimo e le grandi tradizioni dell’Oriente. È questo un tema cruciale per l’annuncio del Vangelo in Asia, interessante da sottolineare proprio in questo mese di ottobre che avrà tra i suoi appuntamenti la Giornata missionaria mondiale, che proprio quest’anno viene celebrata per la centesima volta (la istituì papa Pio XI nel 1926). Com’è noto l’Asia è il continente dove percentualmente i cattolici sono meno numerosi: appena il 3,3% della popolazione complessiva; anche aggiungendo tutti i fedeli delle altre confessioni cristiane non si va molto oltre il 7%. Proprio la questione della distanza tra l’annuncio del Vangelo e le categorie del pensiero orientale è uno dei temi su cui chi studia la storia delle missioni si è spesso interrogato. Dibattendo anche su tante “occasioni mancate” in Asia per un incontro che invece avrebbe potuto essere molto fecondo. La lunga vita di Stefano Nguyen Khac Duong, in un Paese come il Vietnam, è un esempio interessante in questo senso. Come ha ricordato l’agenzia UcaNews rievocandone la figura, Dong era nato nel 1925 in una famiglia confuciana molto in vista della provincia di Ha Tinh: suo padre era un mandarino molto rispettato, appartenente alla dinastia Nguyen. Dentro a questo contesto, come molti suoi coetanei, Duong era cresciuto guardando al cristianesimo come alla “religione degli stranieri”. Ma quando nel 1938 iniziò a frequentare una scuola cattolica di Hue, rimase molto colpito dalla dedizione dei sacerdoti e dal loro amore per le persone. «Il confucianesimo - diceva – mi appariva come una religione per intellettuali che vivono nobilmente e al di sopra degli altri. Il buddhismo considera la vita un mare di sofferenza, da cui bisogna ritirarsi e cercare la liberazione per se stessi. Il cristianesimo è l'opposto: Gesù, il Figlio di Dio, è entrato nella vita, ha vissuto come un povero, ha condiviso e amato la condizione umana così profondamente da morire per l'umanità». La meta di questo percorso fu nel 1949 il battesimo ricevuto con il nome di Stefano, nonostante la forte opposizione della madre, che interpretò la conversione come un tradimento della tradizione familiare. Da parte sua, però, Duong non considerò mai il suo cristianesimo come un abbandono della cultura vietnamita. Cercò costantemente di comprendere come fede cristiana, confucianesimo e buddhismo - così come pensiero orientale e occidentale - potessero dialogare tra loro. Dopo essersi reato a studiare alla Sorbona, dal 1965 insegnò filosofia all’Università di Da Lat. Quando nel 1975 l’intero Vietnam cadde nelle mani dei Vietcong, dovette trascorrere un anno in un campo di rieducazione. Ma poi tornò a insegnare anche nei seminari: molti suoi studenti sono diventati vescovi, sacerdoti o religiosi della Chiesa cattolica locale. Anche quando ormai era diventato molto anziano, amava definirsi un hành giả, cioè «una persona ancora in cammino». Chi lo ha conosciuto racconta che ha sempre continuato a valorizzare le tradizioni familiari vietnamite e i legami con gli antenati, pur vivendo pienamente da cattolico, sempre presente in chiesa con il rosario in mano. Molto semplicemente: il cristianesimo e la cultura in cui era cresciuto non erano per lui alternative tra cui dover scegliere, ma parti di un dialogo continuo, all’interno del quale rimodellare ogni giorno la propria vocazione.

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